Giovedì 2026-05-28

Giovedì della VIII settimana del Tempo Ordinario

Tempo ORDINARIO
VIII
Salterio IV
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
VIII
Salterio
IV
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 8a SETTIMANA Anno Pari Giovedi Prima Lettura Dalla seconda lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo(11,7-29) Contro i falsi apostoli Fratelli, forse ho commesso una colpa abbassando me stesso per esaltare voi, quando vi ho annunziato gratuitamente il vangelo di Dio? Ho spogliato altre Chiese accettando da loro il necessario per vivere, allo scopo di servire voi. E trovandomi presso di voi e pur essendo nel bisogno, non sono stato d’aggravio a nessuno, perché alle mie necessità hanno provveduto i fratelli giunti dalla Macedonia. In ogni circostanza ho fatto il possibile per non esservi di aggravio e cosi farò in avvenire. Com’è vero che c’è la verità di Cristo in me, nessuno mi toglierà questo vanto in terra di Acaia! Questo perché? Forse perché non vi amo? Lo sa Dio! Lo faccio invece, e lo farò ancora, per troncare ogni pretesto a quelli che cercano un pretesto per apparire come noi in quello di cui si vantano. Questi tali sono falsi apostoli, operai fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo. Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce. Non è perciò gran cosa se anche i suoi ministri si mascherano da ministri di giustizia; ma la loro fine sarà secondo le loro opere. Lo dico di nuovo: nessuno mi consideri come un pazzo, o se no ritenetemi pure come un pazzo, perché possa anch’io vantarmi un poco. Quello che dico, però, non lo dico secondo il Signore, ma come da stolto, nella fiducia che ho di potermi vantare. Dal momento che molti si vantano da un punto di vista umano, mi vanterò anch’io. Infatti voi, che pur siete saggi, sopportate facilmente gli stolti. In realtà sopportate chi vi riduce in servitù, chi vi divora, chi vi sfrutta, chi è arrogante, chi vi colpisce in faccia. Lo dico con vergogna: come siamo stati deboli! Però in quello in cui qualcuno osa vantarsi, lo dico da stolto, oso vantarmi anch’io. Sono Ebrei? Anch’io! Sono Israeliti? Anch’io! Sono stirpe di Abramo? Anch’io! Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte. Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema? Responsorio (Gal 1,11.12; 2Cor 11,10.7) R. Il vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; * infatti io non l’ho ricevuto da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. V. C’è la verità di Cristo in me, che vi ho annunziato il vangelo di Dio; R. infatti io non l’ho ricevuto da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. Seconda Lettura Dalle "Catechesi" di san Cirillo di Gerusalemme, vesc. (Catechesi 18,26-29) La Chiesa, sposa di Cristo Chiesa "cattolica": ecco il nome proprio di questa santa madre di tutti noi, la quale è veramente anche la sposa del Signore nostro Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio. Sta scritto infatti: «Cristo ha amato la Chiesa, e ha dato se stesso per lei» (Ef 5,25), e tutto quel che segue. Essa porta in sé la figura e l’immagine della Gerusalemme di lassù, che è libera e madre di tutti noi (cfr. Gal 4,26). Dapprima infeconda, ora è genitrice di numerosa prole. Dopo aver ripudiato la sposa precedente, Dio pose nella seconda, cioè nella Chiesa cattolica, anzitutto gli apostoli, come afferma Paolo, in secondo luogo i profeti, in terzo luogo i maestri; «poi vengono i miracoli, poi i doni di far guarigioni, doni di assistenza, di governare, delle lingue» (1Cor 12,28), e ogni specie di virtù: sapienza e intelletto, temperanza e giustizia, misericordia e benevolenza e infine pazienza invincibile di fronte alle persecuzioni. Questa Chiesa «con le armi della giustizia a destra e a sinistra, nella gloria e nel disonore» (2Cor 6,7-8), nelle persecuzioni e nelle prove, prima incoronò i santi martiri con le diverse corone della sofferenza, intrecciate da molteplici fiori. Ora invece, in tempo di pace, per grazia di Dio riceve i dovuti onori dai re, da uomini d’altissimo rango, e infine da uomini di ogni ceto e di ogni classe sociale. E mentre i re delle genti sparse nei vari luoghi hanno dei limiti nel loro potere, la santa Chiesa cattolica è la sola che per tutto l’orbe gode di un potere senza limiti. Dio infatti, come sta scritto, pose la pace come suo confine (cfr. Sal 147,14). Se restiamo in questa santa Chiesa cattolica, formati dai suoi precetti e dalle sue leggi di salvezza, possederemo il regno dei cieli e come eredità la vita eterna. Per ottenerla dal Signore siamo disposti a sopportare ogni cosa. La nostra mèta infatti non è cosa da poco: si tratta appunto di conseguire la vita eterna. Per questo nella professione di fede ci viene insegnato a credere, non solo «nella risurrezione della carne» cioè dei morti, ma anche «nella vita eterna», che dev’essere la mèta di tutti gli sforzi del cristiano. Perciò la vita, nella sua stessa realtà e verità, è il Padre, che attraverso il Figlio nello Spirito Santo, riversa come fonte su tutti noi i suoi doni celesti. E per la sua bontà promette veramente anche a noi uomini i beni divini della vita eterna. Responsorio (Sal 32,12) R. Felice il popolo, che il Dio dell’universo ha benedetto dicendo: * Tu sei mia creatura e mia proprietà, Israele. V. Beata la nazione il cui Dio è il Signore, il popolo che si è scelto come erede. R. Tu sei mia creatura e mia proprietà, Israele.