Venerdì 2026-05-29

Venerdì della VIII settimana del Tempo Ordinario | m

Tempo ORDINARIO
VIII
Salterio IV
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
VIII
Salterio
IV
Ciclo / Biennale
A / II

Azioni

Gestisci i metadati o i testi di questo giorno liturgico.

Modifica Contenuti
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 8a SETTIMANA Anno Pari Venerdi Prima Lettura Dalla seconda lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo(11,30–12,13) Quando sono debole, è allora che sono forte Fratelli: se è necessario vantarsi, mi vanterò di quanto si riferisce alla mia debolezza. Dio e Padre del Signore Gesù, lui che è benedetto nei secoli, sa che non mentisco. A Damasco, il governatore del re Areta montava la guardia alla città dei Damasceni per catturarmi, ma da una finestra fui calato per il muro in una cesta e così sfuggii dalle sue mani. Bisogna vantarsi? Ma ciò non conviene! Pur tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. Conosco un uomo in Cristo che quattordici anni fa – se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest’uomo – se con il corpo o senza il corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò fuorché delle mie debolezze. Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato, perché direi solo la verità; ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me. Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità» negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte. Sono diventato pazzo; ma siete voi che mi ci avete costretto. Infatti avrei dovuto essere raccomandato io da voi, perché non sono per nulla inferiore a quei "superapostoli", anche se sono un nulla. Certo, in mezzo a voi si sono compiuti i segni del vero apostolo, in una pazienza a tutta prova, con segni, prodigi e miracoli. In che cosa infatti siete stati inferiori alle altre Chiese, se non in questo, che io non vi sono stato d’aggravio? Perdonatemi questa ingiustizia! Responsorio (2Cor 12,9; 4,7) R. Ben volentieri mi vanterò delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. * La sua potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza. V. Abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che la potenza straordinaria viene da Dio. R. La sua potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza. Seconda Lettura Dai "Discorsi" di sant’Agostino, vescovo (247,5-6) Non io solo, ma la grazia di Dio che è con me Presta attenzione all’apostolo Paolo, rifletti sulle sue parole: «Il mio sangue sta per essere sparso in libagione, ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno» (2Tm 4,6-8). Non negherà il dovuto, colui che ha donato ciò che non era dovuto. Il giudice giusto darà la corona, la darà: ha infatti a chi darla «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede». Darà la corona per questi meriti, e non negherà il dovuto, come ho detto, egli che ha donato il non dovuto. Che significa il non dovuto? Sentiamo Paolo stesso mentre si confessa e loda il datore della grazia confessando la propria vita. In precedenza, dice, «ero stato un bestemmiatore, un persecutore, un violento» (1Tm 1,13). E dunque, ti era dovuto l’essere apostolo? Cosa era dovuto a un bestemmiatore, a un persecutore, a un violento? Cosa, se non la dannazione eterna? E al suo posto cosa hai ricevuto? «Mi è stata usata misericordia perché agivo senza saperlo, lontano dalla fede» (ivi). Questa è la misericordia che Dio concesse, senza che fosse dovuta. Stai ancora a sentire un’altra sua affermazione fatta altrove: «Non sono degno, dice, di chiamarmi apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio» (1Cor 15,9). è proprio chiaro, Apostolo, che non eri degno. E di dove ti è venuto l’essere degno? Per quale ragione ora sei degno? «Ma per grazia di Dio sono quello che sono» (1Cor 15,10). Era colpa mia di essere quel che ero, ma per la grazia di Dio sono quel che sono. «Per la grazia di Dio, dici, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana; anzi ho faticato più di tutti loro» (ivi). Hai corrisposto, dunque, alla grazia di Dio? Hai ricevuto, ma hai anche restituito? Bada bene, Paolo, a quel che hai detto. Ci bado, dice: «non io, però, ma la grazia di Dio che è con me» (ivi). E dunque, a questo apostolo che si dà da fare, che conduce una buona gara, che si avvia verso la fine, che si conserva fedele, negherà Dio, giudice giusto, il premio dovuto, dopo di avergli dato una grazia non dovuta? Hai constatato che esiste nel tuo corpo un’altra legge che si oppone alle tue convinzioni, e ti trascina schiavo sotto la legge del peccato, e la percepisci in ogni parte del tuo corpo. Come riportare la vittoria, senza tener conto di quanto segue? «Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!» (Rm 7,24-25). La lotta, la fatica, la perseveranza, la vittoria ti vengono da qui. Osservate quest’uomo che combatte: «Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità; il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello» (Rm 8,35-36). Quanta debolezza, fatica, miseria, pericoli, tentazioni! E di dove la vittoria per chi combatte? Senti cosa segue: «Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati» (Rm 8,37). Hai percorso intero il tuo cammino: sotto la guida, il comando, con l’aiuto di chi? Cosa affermi a questo punto? Sei stato fedele, è vero. Ma anzitutto, di che fedeltà si tratta? Di quella che ti sei stabilita da te stesso? è falso quel che hai affermato: «Valutatevi ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato» (Rm 12,3)? Non sei tu che ti rivolgi ad alcuni tuoi compagni di battaglia, compagni di fatica e di corsa nello stadio di questa vita, e che dici loro «A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1,29)? Ecco, credere in Cristo e patire per lui: queste sono cose date in dono. Responsorio (1Cor 2,3-4.5.1) R. Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, * perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. V. Non mi presentai ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola e di sapienza, R. perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.