Martedì 2026-06-02

Martedì della IX settimana del Tempo Ordinario | m

Tempo ORDINARIO
IX
Salterio I
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
IX
Salterio
I
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 9a SETTIMANA Anno Pari Martedi Prima Lettura Dalla lettera ai Galati di san Paolo, apostolo (2,11–3,14) Il giusto vivrà in virtù della fede Fratelli, quando Cefa venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto. Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, al punto che anche Barnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia. Ora quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: «Se tu, che sei giudeo vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei? Noi che per nascita siamo Giudei e non pagani peccatori, sapendo tuttavia che l’uomo non è giustificato dalle opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Gesù Cristo per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; poiché dalle opere della legge non verrà mai giustificato nessuno». Se pertanto noi che cerchiamo la giustificazione in Cristo siamo trovati peccatori come gli altri, forse Cristo è ministro del peccato? Impossibile! Infatti se io riedifico quello che ho demolito, mi denuncio come trasgressore. In realtà mediante la legge io sono morto alla legge, per vivere per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita che vivo nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me. Non annullo dunque la grazia di Dio; infatti se la giustificazione viene dalla legge, Cristo è morto invano. O stolti Galati, chi mai vi ha ammaliati, proprio voi agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso? Questo solo io vorrei sapere da voi: è per le opere della legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver creduto alla predicazione? Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver incominciato con lo Spirito, ora volete finire con la carne? Tante esperienze le avete fatte invano? Se almeno fosse invano! Colui che dunque vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della legge o perché avete creduto alla predicazione? Fu così che Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato come giustizia. Sappiate dunque che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede. E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede, preannunziò ad Abramo questo lieto annunzio: In te saranno benedette tutte le genti. Di conseguenza, quelli che hanno la fede vengono benedetti insieme ad Abramo che credette. Quelli invece che si richiamano alle opere della legge, stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della legge per praticarle. E che nessuno possa giustificarsi davanti a Dio per la legge risulta dal fatto che il giusto vivrà in virtù della fede. Ora la legge non si basa sulla fede; al contrario dice che chi praticherà queste cose, vivrà per esse. Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno, perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse alle genti e noi ricevessimo la promessa dello Spirito mediante la fede. Responsorio (Gal 2,16.21) R. L’uomo non è giustificato dalle opere della legge, ma per la fede in Gesù Cristo. * Noi abbiamo creduto in Gesù Cristo, per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge. V. Infatti, se la giustificazione viene dalla legge, Cristo è morto invano. R. Noi abbiamo creduto in Gesù Cristo, per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge. Seconda Lettura Dalle "Omelie sulla Genesi" di Origene, sacerdote (Omelia 8.6.8.9) Il sacrificio di Abramo «Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt’e due insieme» (Gen 22,6). Isacco che reca la legna per il proprio sacrificio è figura di Cristo che portò la sua croce, e tuttavia portare la legna per l’olocausto è ufficio del sacerdote. Così egli si fa vittima e sacerdote. Ma anche l’espressione «proseguirono tutt’e due insieme» si riferisce allo stesso simbolo. Infatti, mentre Abramo che si accinge a compiere il sacrificio porta fuoco e coltello, Isacco non cammina dietro ma accanto a lui, perché si comprenda che condivide con lui il sacerdozio. Che cosa accade ora? «Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: Padre mio!» (Gen 22,7). Questa voce del figlio in un momento simile è la voce della tentazione. Infatti, pensa come quel giovinetto, in procinto di essere immolato, ha sconvolto con la sua voce il cuore paterno! E sebbene Abramo si fosse irrigidito per essere fedele, rispose tuttavia con voce che tradiva l’affetto paterno: «Eccomi, figlio mio». E lui: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?». Abramo rispose: «Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio» (Gen 22,7-8). Mi commuove questa risposta di Abramo, così delicata e prudente. Non so che cosa egli prevedesse nella sua mente, poiché non parla al presente ma al futuro: «Dio stesso provvederà l’agnello». Al figlio che chiedeva in presente dà la risposta in futuro; poiché lo stesso Signore avrebbe provveduto l’agnello nella persona di Cristo. «Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: Abramo, Abramo! Rispose: Eccomi! L’angelo disse: Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio» (Gen 22,10-12). Confrontiamo queste parole con ciò che dice l’Apostolo riguardo a Dio: «Egli non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi» (Rm 8,32). Puoi vedere così che Dio gareggia con gli uomini nella sua straordinaria liberalità. Abramo offrì a Dio il figlio mortale, che però non sarebbe morto allora, mentre Dio consegna alla morte per tutti noi il suo Figlio immortale. «Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio» (Gen 22,13). Abbiamo detto che Isacco prefigurava il Cristo; ma anche l’ariete sembra in qualche modo figura di Cristo. Vale la pena di riflettere sul modo con cui ambedue si possono riferire a Cristo: Isacco che non fu immolato e l’ariete che fu offerto in sacrificio. Cristo è il Verbo di Dio, ma «il Verbo si è fatto carne» (Gv 1,14). Cristo dunque soffre, ma nella carne; soggiace alla morte, ma nella carne, della quale l’ariete era una figura, come anche Giovanni diceva: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!» (Gv 1,29). Ma il Verbo conservò la sua impassibilità che è propria dello Spirito di Cristo, di cui Isacco è la figura. Perciò egli è vittima e pontefice secondo lo spirito, poiché colui che offre al Padre la vittima secondo la carne, è lui stesso offerto sull’altare della croce Responsorio (Cfr. Gc 19,16; Gen 22,6) R. Allora presero Gesù. * Portando la croce, Gesù si avviò verso il Calvario. V. Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco. R. Portando la croce, Gesù si avviò verso il Calvario.