Giovedì 2026-06-04

Giovedì della IX settimana del Tempo Ordinario

Tempo ORDINARIO
IX
Salterio I
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
IX
Salterio
I
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 9a SETTIMANA Anno Pari Giovedi Prima Lettura Dalla lettera ai Galati di san Paolo, apostolo (4,8-31) La libertà della nuova Alleanza Fratelli, un tempo, per la vostra ignoranza di Dio, eravate sottomessi a divinità, che in realtà non lo sono; ora invece che avete conosciuto Dio, anzi da lui siete stati conosciuti, come potete rivolgervi di nuovo a quei deboli e miserabili elementi, ai quali di nuovo come un tempo volete servire? Voi infatti osservate giorni, mesi, stagioni e anni! Temo per voi che io mi sia affaticato invano a vostro riguardo. Siate come me, ve ne prego, poiché anch’io sono stato come voi, fratelli. Non mi avete offeso in nulla. Sapete che fu a causa di una malattia del corpo che vi annunziai la prima volta il vangelo; e quella che nella mia carne era per voi una prova non l’avete disprezzata né respinta, ma al contrario mi avete accolto come un angelo di Dio, come Cristo Gesù. Dove sono dunque le vostre felicitazioni? Vi rendo testimonianza che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati anche gli occhi per darmeli. Sono dunque diventato vostro nemico dicendovi la verità? Costoro si danno premura per voi, ma non onestamente; vogliono mettervi fuori perché mostriate zelo per loro. è bello invece essere circondati di premure nel bene sempre e non solo quando io mi trovo presso di voi, figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché non sia formato Cristo in voi! Vorrei essere vicino a voi in questo momento e poter cambiare il tono della mia voce, perché non so cosa fare a vostro riguardo. Ditemi, voi che volete essere sotto la legge: non sentite forse cosa dice la legge? Sta scritto infatti che Abramo ebbe due figli uno dalla schiava e uno dalla donna libera. Ma quello dalla schiava è nato secondo la carne; quello dalla donna libera, in virtù della promessa. Ora, tali cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due Alleanze; una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, rappresentata da Agar – il Sinai è un monte dell’Arabia –; essa corrisponde alla Gerusalemme attuale, che di fatto è schiava insieme ai suoi figli. Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la nostra madre. Sta scritto infatti: «Rallegrati, sterile, che non partorisci, grida nell’allegria tu che non conosci i dolori del parto, perché molti sono i figli dell’abbandonata, più di quelli della donna che ha marito». Ora voi, fratelli, siete figli della promessa, alla maniera di Isacco. E come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello nato secondo lo spirito, così accade anche ora. Però, che cosa dice la Scrittura? Manda via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non avrà eredità col figlio della donna libera. Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma di una donna libera. Responsorio (Cfr. Gal 4,28.31; 5,1; 2Cor 3,17) R. Noi siamo figli della promessa, alla maniera di Isacco. Così, non siamo figli di una schiava, ma di una donna libera. * Cristo ci ha liberati, perché restassimo liberi. V. Il Signore è lo Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore c’è la libertà. R. Cristo ci ha liberati, perché restassimo liberi. Seconda Lettura Dal "Commento sulla lettera ai Galati" di sant’Agostino, vescovo (Nn. 37. 38) Cristo sia formato in voi Dice l’Apostolo: «Siate come me» (Gal 4,12). Io sono nato giudeo, ma, guidato da considerazioni spirituali, ripudio ogni concezione esclusivamente materiale. «Poiché anch’io sono stato come voi» (Gal 4,12), cioè uomo. Poi opportunamente e con discrezione ricorda il suo amore per loro, perché non lo considerino come nemico. Proprio così si esprime: Ve ne prego, fratelli, non mi avete offeso in nulla (cfr. Gal 4,12); come se dicesse: Non dovete pensare che io voglia offendervi. Per questo aggiunge: «Figlioli miei», perché lo imitino realmente come un padre; e completa: «che io di nuovo partorisco nel dolore finché non sia formato Cristo in voi!» (Gal 4,19). Anzi, si esprime così quasi impersonando la madre Chiesa. Infatti anche in un altro passo dice: «Siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature» (1Ts 2,7). Cristo è formato nel credente per mezzo della fede, cioè nell’uomo interiore chiamato alla libertà della grazia, il quale è mite e umile di cuore, non si gloria dei suoi meriti e delle sue opere che sono un nulla, ma nella grazia stessa, che è l’origine di ogni merito. In tal modo, colui che disse: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40), può chiamare il vero credente il più piccolo dei suoi, cioè un altro se stesso. Infatti Cristo viene formato in chi riceve l’impronta di Cristo. Ma riceve l’impronta di Cristo, chi aderisce a Cristo con vero amore spirituale. Diventa così immagine di Cristo e, per quanto lo consente la sua condizione, simile a lui. Così afferma infatti Giovanni: «Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato» (1Gv 2,6). Ma poiché gli uomini sono concepiti dalle madri per essere formati e, una volta formati, vengono alla luce, può recare sorpresa ciò che è stato detto: «Che io di nuovo partorisco nel dolore, finché non sia formato Cristo in voi!» (Gal 4,19). A meno che intendiamo questo parto nel senso delle preoccupazioni dolorose attraverso le quali li ha partoriti perché nascessero in Cristo. In tal senso li partorisce ancora, preoccupato com’è dei pericoli di seduzione dai quali li vede minacciati. La dolorosa sollecitudine nei loro riguardi, cioè questa specie di maternità spirituale, perdura finché arrivino tutti all’unità della fede «nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo, perché non siano sballottati da qualsiasi vento di dottrina» (Ef 4,13.14). Perciò non per l’inizio della fede, per la quale erano già nati, ma per la crescita e la maturità, dice: «che io di nuovo partorisco nel dolore, finché non sia formato Cristo in voi!». Altrove tratta di questo parto con altri termini, dicendo: «Il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?» (2Cor 11,28-29). Responsorio (Ef 4,15; Pr 4,18) R. Vivendo secondo la verità nella carità, * cerchiamo di crescere in ogni cosa verso il capo, Cristo. V. La strada dei giusti è come la luce dell’alba, che aumenta lo splendore fino al meriggio: R. cerchiamo di crescere in ogni cosa verso il capo, Cristo.