Martedì 2026-06-09

Martedì della X settimana del Tempo Ordinario | m

Tempo ORDINARIO
X
Salterio II
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
X
Salterio
II
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 10a SETTIMANA Anno Pari Martedi Prima Lettura Dalla lettera ai Filippesi di san Paolo, apostolo (1,27–2,11) Esortazione a imitare Cristo Fratelli, comportatevi da cittadini degni del vangelo, perché nel caso che io venga e vi veda o che di lontano senta parlare di voi, sappia che state saldi in un solo spirito e che combattete unanimi per la fede del vangelo, senza lasciarvi intimidire in nulla dagli avversari. Questo è per loro un presagio di perdizione, per voi invece di salvezza, e ciò da parte di Dio; perché a voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui, sostenendo la stessa lotta che mi avete veduto sostenere e che ora sentite dire che io sostengo. Se c’è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ognuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Non cerchi ciascuno il proprio interesse, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi (Is 45,23) nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore (1Cor 8,6), a gloria di Dio Padre. Responsorio (Cfr. 1Pt 2,24; Eb 2,14; 12,2) R. Cristo portò i nostri peccati sul legno della croce, * per annientare, con la morte, colui che della morte ha il potere. V. L’autore della nostra fede, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, R. per annientare, con la sua morte, colui che della morte ha il potere. Seconda Lettura Dalla "Lettera ai Filippesi" di san Policarpo, vescovo e martire (Cc. 6-8) Cristo ci diede l’esempio in se stesso I presbiteri siano compassionevoli e misericordiosi verso tutti; richiamino gli erranti, visitino gli ammalati senza trascurare la vedova, l’orfano, il povero; si comportino bene davanti a Dio e agli uomini (cfr. 2Cor 8,21). Frenino l’ira, si guardino da qualsiasi preferenza personale, da ogni giudizio ingiusto, da tutte le forme di avarizia. Non prestino orecchio a ciò che si dice di male contro chiunque e non siano troppo severi nel giudicare, consapevoli che tutti siamo rei di peccato. Se chiediamo al Signore di perdonarci, dobbiamo a nostra volta perdonare; siamo sotto lo sguardo del Signore Dio, e «tutti ci presenteremo al tribunale di Cristo e ciascuno di noi renderà conto a Dio di se stesso» (Rm 14,10.12). Serviamolo dunque con timore e con grande rispetto, come ci ha comandato egli stesso e gli apostoli che ci predicarono il vangelo e i profeti che ci annunziarono la venuta del Signore. Promuoviamo il bene con tutte le nostre forze, evitiamo gli scandali, i falsi fratelli e coloro che ipocritamente si fregiano del nome del Signore e traggono in errore gli stolti. Chiunque non riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è un anticristo (cfr. 1Gv 4,3; 2Gv 7), e colui che non riconosce la testimonianza della croce è dal diavolo; chi poi stravolge le parole del Signore secondo le proprie passioni e nega la risurrezione e il giudizio, costui è primogenito di Satana. Lasciamo dunque da parte le vane dicerie della gente e le false dottrine, e volgiamoci all’insegnamento che ci fu trasmesso fin dall’inizio: «Siate moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera» (1Pt 4,7). Perseveriamo nel digiuno e chiediamo con suppliche a Dio che tutto vede, di «non indurci in tentazione (Mt 6,13), perché, come disse il Signore, «lo spirito è pronto, ma la carne è debole» (Mt 26,41). Restiamo saldamente ancorati alla nostra speranza e al pegno della nostra giustizia, Gesù Cristo, che «portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce. Egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca» (1Pt 2,24.22). Ma per noi sopportò ogni cosa perché vivessimo in lui. Siamo dunque imitatori della sua pazienza e, se dovessimo soffrire per il suo nome, rendiamogli gloria. Questo è l’esempio che egli ci diede in se stesso, e noi vi abbiamo creduto. Responsorio (Cfr. Rm 12,17; 2Cor 6,3; At 24,25.16) R. Cerchiamo di compiere il bene non soltanto davanti a Dio, ma anche davanti agli uomini, e non diamo motivo di scandalo a nessuno, * perché non venga biasimato il nostro ministero. V. Nutrendo in Dio la speranza, mi sforzo di conservare una coscienza irreprensibile davanti a Dio e davanti agli uomini, R. perché non venga biasimato il nostro ministero.