Informazioni Liturgiche
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- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
11a SETTIMANA
Anno Pari
Lunedi
Prima Lettura
Dal libro di Esdra (1,1-8; 2,68–3,8) Liberazione del popolo e ritorno dei prigionieri.
Restaurazione del culto Nell’anno primo del regno di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremia, il Signore destò lo spirito di Ciro re di Persia, il quale fece passare quest’ordine in tutto il suo regno, anche con lettera: «Così dice Ciro re di Persia: Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra; egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio in Gerusalemme, che è in Giudea. Chi di voi proviene dal suo popolo? Sia con lui il suo Dio; torni a Gerusalemme, che è in Giudea, e ricostruisca il tempio del Signore Dio d’Israele: egli è il Dio che dimora a Gerusalemme. Ogni superstite, in qualsiasi luogo sia immigrato, riceverà dalla gente di quel luogo argento e oro, beni e bestiame con offerte generose per il tempio di Dio che è in Gerusalemme».
Allora si misero in cammino i capifamiglia di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti, quanti Dio aveva animato a tornare per ricostruire il tempio del Signore in Gerusalemme. Tutti i loro vicini li aiutarono validamente con oggetti d’argento e d’oro, con beni e bestiame e con oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì volontariamente.
Anche il re Ciro fece trarre fuori gli arredi del tempio, che Nabucodonosor aveva asportato da Gerusalemme e aveva deposto nel tempio del suo dio. Ciro, re di Persia, li fece trarre fuori per mano di Mitridate il tesoriere, che li consegnò a Sesbassar, principe di Giuda.
Alcuni capifamiglia, al loro arrivo al tempio che è in Gerusalemme, fecero offerte volontarie per il tempio, perché fosse ripristinato nel suo stato. Secondo le loro forze diedero al tesoro della fabbrica: oro: dramme sessantunmila; argento: mine cinquemila; tuniche da sacerdoti: cento.
Poi i sacerdoti, i leviti, alcuni del popolo, i cantori, i portieri e gli oblati si stabilirono nelle rispettive città e tutti gli Israeliti nelle loro città.
Giunse il settimo mese e gli Israeliti si erano ormai insediati nelle loro città.
Il popolo si radunò come un solo uomo a Gerusalemme. Allora Giosuè figlio di Iozadàk con i fratelli, i sacerdoti, e Zorobabele figlio di Sealtièl con i suoi fratelli, si misero al lavoro per ricostruire l’altare del Dio d’Israele, per offrirvi olocausti, come è scritto nella legge di Mosè uomo di Dio. Ristabilirono l’altare al suo posto, pur angustiati dal timore delle popolazioni locali, e vi offrirono sopra olocausti al Signore, gli olocausti del mattino e della sera. Celebrarono la festa delle capanne secondo il rituale e offrirono olocausti quotidiani nel numero stabilito dal regolamento per ogni giorno. In seguito continuarono ad offrire l’olocausto perenne e i sacrifici dei giorni di novilunio e di tutte le solennità consacrate al Signore, più tutte le offerte volontarie al Signore.
Cominciarono a offrire olocausti al Signore dal primo giorno del mese settimo, benché del tempio non fossero ancora poste le fondamenta. Allora diedero denaro ai tagliapietre e ai falegnami; e alimenti, bevande e olio alla gente di Sidone e di Tiro, perché trasportassero il legname di cedro dal Libano per mare fino a Giaffa: ciò secondo la concessione fatta da Ciro re di Persia.
Nel secondo anno dal loro arrivo al tempio di Dio in Gerusalemme, nel secondo mese, diedero inizio ai lavori Zorobabele figlio di Sealtièl, e Giosuè fig1io di Iozadàk, con gli altri fratelli sacerdoti e leviti e quanti erano tornati dall’esilio a Gerusalemme. Essi incaricarono i leviti dai vent’anni in su di dirigere i lavori del tempio.
Responsorio (Is 48,20; 40,1)
R. Diffondetelo, fatelo giungere fino alle estremità della terra e dite: * Il Signore ha riscattato il suo servo Giacobbe.
V. Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio.
R. Il Signore ha riscattato il suo servo Giacobbe.
Seconda Lettura
Dalle "Omelie su Ezechiele" di san Gregorio Magno, papa (Lib. II, Om. 1,5)
La celeste Gerusalemme
viene edificata come una città
«Gerusalemme è costruita come città» (Sal 121,2); ciò sta a dimostrare che non si parla di una città terrena, ma spirituale, poiché quella visione di pace interiore è formata dalla riunione di cittadini santi. Mentre su questa terra di passaggio essa è percossa dai flagelli, colpita dalle prove, le sue pietre vengono quotidianamente squadrate.
La Chiesa santa è una città destinata a regnare nel cielo, ma che ancora soffre sulla terra. Ai suoi cittadini Pietro dice: «Anche voi venite impiegati come pietre vive» (1Pt 2,5) e Paolo aggiunge: «Voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio» (1Cor 3,9). Questa città ha già qui il suo grande edificio nel comportamento dei santi. In un edificio una pietra sostiene l’altra, poiché una pietra vien posta sull’altra; e chi sostiene uno, è a sua volta sostenuto da un altro. Infatti i vicini si sostengono a vicenda e così per mezzo loro si innalza l’edificio dell’amore.
A questo proposito Paolo ammonisce: «Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo» (Gal 6,2). E sottolineando l’efficacia di questa legge aggiunge: «Pieno compimento della legge è l’amore» (Rm 13,10). Se io non m’impegno a sopportare le vostre abitudini di vita e voi non vi curate di sopportare me nelle mie abitudini, come può sorgere tra di noi l’edificio dell’amore? In un edificio infatti, come abbiamo detto, la pietra che sostiene è sostenuta a sua volta; poiché come io sopporto il modo di fare di coloro che sono ancora grezzi nella pratica del bene, così a mia volta sono sopportato da coloro che mi hanno preceduto nel timore di Dio e mi hanno compatito perché imparassi a compatire.
Le pietre poi che vengono poste in cima e all’estremità del fabbricato, esse pure sono sostenute dalle altre, ma non sostengono altri a loro volta; infatti coloro che nasceranno negli ultimi tempi della Chiesa, cioè verso la fine del mondo, sono compatiti dai più anziani affinché i loro costumi siano resi meritori, ma non essendo seguiti da altri che per mezzo loro debbano progredire, non portano più ormai su di sé nessuna pietra di questo edificio della fede. Ora per ciò essi sono sostenuti da noi, e noi da altri.
Le fondamenta poi sostengono tutto il peso dell’edificio, poiché il nostro Redentore sopporta da solo le abitudini di vita di tutti noi. Di lui Paolo dice: «Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già si trova, che è Gesù Cristo» (1Cor 3,11). Le fondamenta sostengono le pietre e non sono da loro sostenute; così il nostro Redentore sopporta tutto di noi, mentre in lui non ci fu male che dovessimo sopportare.
Soltanto colui che sostiene tutta la costruzione della santa Chiesa può sopportare i nostri costumi e le nostre colpe, egli che attraverso la voce del profeta dice di coloro che ancora vivono male: «Sono stanco di sopportarli» (Is 1,14). Il Signore non si stanca lavorando, poiché nessuna fatica tocca la potenza della sua divinità, ma parlando in modo umano, chiama fatica la sua pazienza nei nostri riguardi.
Responsorio (Ap 7,9.11.12)
R. Apparve una moltitudine di ogni nazione; tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, * avvolti in vesti candide, portavano palme nelle mani.
V. Si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio dicendo: Amen.
R. Avvolti in vesti candide, portavano palme nelle mani.