Giovedì 2026-06-18

Giovedì della XI settimana del Tempo Ordinario

Tempo ORDINARIO
XI
Salterio III
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XI
Salterio
III
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 11a SETTIMANA Anno Pari Giovedi Prima Lettura Dal libro del profeta Aggeo (2,11-23) Dio annunzia la prosperità. Promesse fatte a Zorobabele Il ventiquattro del nono mese, secondo anno di Dario, questa parola del Signore fu rivelata per mezzo del profeta Aggeo: «Dice il Signore degli eserciti: Interroga i sacerdoti intorno alla legge e chiedi loro: Se uno in un lembo del suo vestito porta carne consacrata e con il lembo tocca il pane, il companatico, il vino, l’olio o qualunque altro cibo, questo verrà santificato?». «No», risposero i sacerdoti. Aggeo soggiunse: «Se uno che è contaminato per il contatto di un cadavere tocca una di quelle cose, sarà essa immonda?». «Sì», risposero i sacerdoti, «è immonda». Ora riprese Aggeo: «Tale è questo popolo, tale è questa nazione davanti a me – oracolo del Signore – e tale è ogni lavoro delle loro mani; anzi, anche ciò che qui offrono è immondo». Ora, pensate, da oggi e per l’avvenire: prima che si cominciasse a porre pietra sopra pietra nel tempio del Signore, come andavano le vostre cose? Si andava a un mucchio da cui si attendevano venti misure di grano e ce n’erano dieci; si andava a un tino da cinquanta barili e ce n’erano venti. Io vi ho colpiti con la ruggine, con il carbonchio e con la grandine in tutti i lavori delle vostre mani, ma voi non siete ritornati a me – parola del Signore –. Considerate bene da oggi in poi [dal ventiquattro del nono mese, cioè dal giorno in cui si posero le fondamenta del tempio del Signore, se il grano verrà a mancare nei granai, se la vite, il fico, il melograno, l’olivo non daranno più i loro frutti. Da oggi in poi io vi benedirò! Il ventiquattro del mese questa parola del Signore fu rivolta una seconda volta ad Aggeo: «Parla a Zorobabele, governatore della Giudea, e digli: Scuoterò il cielo e la terra, abbatterò il trono dei regni e distruggerò la potenza dei regni delle nazioni, rovescerò i carri e i loro equipaggi: cadranno cavalli e cavalieri; ognuno verrà trafitto dalla spada del proprio fratello. In quel giorno – oracolo del Signore degli eserciti – io ti prenderò, Zorobabele figlio di Sealtièl mio servo, dice il Signore, e ti porrò come un sigillo, perché io ti ho eletto, dice il Signore degli eserciti». Responsorio (Cfr. Ag 2,6.9 Volg.) R. Io scuoterò il cielo e la terra; * e verrà colui che è aspettato da tutte le nazioni. V. La gloria di questa casa sarà grande; in questo luogo porrò la pace; R. e verrà colui che è aspettato da tutte le nazioni. Seconda Lettura Dal trattato "Contro Fabiano" di san Fulgenzio di Ruspe, vescovo (Cc. 28,16-79) La partecipazione al corpo e al sangue di Cristo ci santifica Nell’offerta del sacrificio si compie ciò che prescrisse lo stesso Salvatore, come è testimoniato anche da Paolo. Ecco quanto dice l’Apostolo: «Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: Questo è il mio corpo che è per voi; fate questo in memoria di me. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me. Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga» (1Cor 11,23-26). Perciò il sacrificio viene offerto perché sia annunziata la morte del Signore e si faccia memoria di lui, che per noi ha dato la sua vita. Egli stesso poi dice: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). Cristo è morto per noi. Perciò quando facciamo memoria della sua morte, durante il sacrificio, invochiamo la venuta dello Spirito Santo quale dono di amore. La nostra preghiera chiede quello stesso amore per cui Cristo si è degnato di essere crocifisso per noi. Anche noi, mediante la grazia dello Spirito Santo, possiamo essere crocifissi al mondo e il mondo a noi. Siamo invitati a imitare Cristo Egli, per quanto riguarda la sua morte, morì al peccato una volta per tutte; ora invece, per il fatto che vive, vive per Dio. Così anche noi consideriamoci morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù (cfr. Rm 6,10-11). «Camminiamo in una vita nuova» (Rm 6,4) mediante il dono dell’amore. Infatti «l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5). Noi partecipiamo al corpo e al sangue del Signore, noi mangiamo il suo pane e ne beviamo il calice. Perciò dobbiamo morire al mondo e condurre una vita nascosta con Cristo in Dio e crocifiggere la nostra carne con i suoi vizi e le sue concupiscenze (cfr. Col 3,3; Gal 5,24). Tutti i fedeli che amano Dio e il prossimo, anche se non bevono il calice della passione corporale, bevono tuttavia il calice dell’amore del Signore. Inebriati da esso, mortificano le loro membra e, avendo rivestito il Signore Gesù Cristo, non si danno pensiero dei desideri della carne e non fissano lo sguardo sulle cose che si vedono, ma su quelle che non si vedono. Così chi beve al calice del Signore, custodisce la santa carità, senza la quale nulla giova, neppure dare il proprio corpo alle fiamme. Per il dono della carità poi, ci viene dato di essere veramente quello che misticamente celebriamo in modo sacramentale nel sacrificio. Responsorio (Cfr. Lc 22,19; Gv 6,58) R. Gesù prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo che è dato per voi; * fate questo in memoria di me. V. Questo è il pane disceso dal cielo: chi mangia questo pane, vivrà in eterno; R. fate questo in memoria di me.