Informazioni Liturgiche
- Grado
- Feria
- Tempo
- ORDINARIO
- Settimana
- XII
- Salterio
- IV
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
12a SETTIMANA
Anno Pari
Venerdi
Prima Lettura
Dal libro di Neemia (1,1–2,8) Neemia è mandato dal re in Giudea Parole di Neemia figlio di Acalia. Nel mese di Casleu dell’anno ventesimo, mentre ero nella cittadella di Susa, Canani, uno dei miei fratelli, e alcuni altri uomini arrivarono dalla Giudea. Li interrogai riguardo ai Giudei che erano rimpatriati, superstiti della deportazione, e riguardo a Gerusalemme.
Essi mi dissero: «I superstiti della deportazione sono là, nella provincia, in grande miseria e abbattimento; le mura di Gerusalemme restano piene di brecce e le sue porte consumate dal fuoco». Udite queste parole, mi sedetti e piansi; feci lutto per parecchi giorni, digiunando e pregando davanti al Dio del cielo. E dissi: «Signore, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni l’alleanza e la misericordia con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandi, siano i tuoi orecchi attenti, i tuoi occhi aperti per ascoltare la preghiera del tuo servo; io prego ora davanti a te giorno e notte per gli Israeliti tuoi servi, confessando i peccati che noi Israeliti abbiamo commesso contro di te; anch’io e la casa di mio padre abbiamo peccato. Ci siamo comportati male con te e non abbiamo osservato i comandi, le leggi e le decisioni che tu hai dato a Mosè tuo servo. Ricordati della parola che hai affidato a Mosè tuo servo: Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli; ma se tornerete a me e osserverete i miei comandi e li eseguirete, anche se i vostri esiliati si trovassero all’estremità dell’orizzonte, io di là li raccoglierò e li ricondurrò al luogo che ho scelto per farvi dimorare il mio nome.
Ora questi sono tuoi servi e tuo popolo; tu li hai redenti con grande potenza e con mano forte. Signore, siano i tuoi orecchi attenti alla preghiera del tuo servo e alla preghiera dei tuoi servi, che desiderano temere il tuo nome; concedi oggi buon successo al tuo servo e fagli trovare benevolenza davanti a questo uomo».
Io allora ero coppiere del re.
Nel mese di Nisan dell’anno ventesimo del re Artaserse, appena il vino fu pronto davanti al re, io presi il vino e glielo versai. Ora io non ero mai stato triste in sua presenza. Perciò il re mi disse: «Perché hai l’aspetto triste? Eppure non sei malato; non può esser altro che un’afflizione del cuore». Allora io ebbi grande timore e dissi al re: «Viva il re per sempre! Come potrebbe il mio aspetto non esser triste quando la città dove sono i sepolcri dei miei padri è in rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco?». Il re mi disse: «Che cosa domandi?». Allora io pregai il Dio del cielo, e poi risposi al re: «Se piace al re e se il tuo servo ha trovato grazia ai suoi occhi, mandami in Giudea, nella città dove sono i sepolcri dei miei padri, perché io possa ricostruirla». Il re, che aveva la regina seduta al suo fianco, mi disse: «Quanto durerà il tuo viaggio? Quando ritornerai?». Io gli indicai un termine di tempo. La cosa piacque al re; mi lasciò andare.
Poi dissi al re: «Se piace al re, mi si diano le lettere per i governatori dell’Oltrefiume, perché mi lascino passare ed entrare in Giudea e una lettera per Asaf, guardiano del parco del re, perché mi dia il legname per costruire le porte della cittadella presso il tempio, per le mura della città e per la casa che io abiterò». Il re mi diede le lettere perché la mano benefica del mio Dio era su di me.
Responsorio (Ne 7,5.6.11)
R. Signore, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, siano i tuoi orecchi attenti, * per ascoltare la preghiera del tuo servo.
V. Signore, siano i tuoi orecchi attenti,
R. per ascoltare la preghiera del tuo servo.
Seconda Lettura
Dai "Discorsi" di san Bernardo, abate
(Disc. 5 sull’Ascensione)
Attendiamo la celeste consolazione
Davvero con lodevole forza d’animo il piccolo gregge, privato del conforto del pastore ma per nulla dubitando che si prendesse cura di lui con paterna sollecitudine, bussava al cielo con devote suppliche, nella certezza che le preghiere dei giusti possono penetrarvi e che il Signore non delude la preghiera dei poveri, la quale non ritorna senza abbondanti benedizioni. E insistevano con paziente perseveranza, secondo il detto del profeta: «Se indugia attendilo, perché certo verrà e non tarderà» (Ab 2,3).
Giustamente quindi l’orecchio di Dio ascoltò la disposizione del loro cuore, né rese vana l’attesa di coloro che erano forti, generosi, miti. Queste virtù sono testimonianza certissima di fede, speranza e carità. è evidente che la speranza genera pazienza e la carità genera unione. Ma è anche vero che la fede rende forti? Anzi, essa sola. Tutto quanto viene immaginato senza fede, non è solida grandezza d’animo ma gonfiezza d’aria, vana presunzione. Vuoi sentire le parole di un uomo magnanimo? Eccole: «Tutto posso in colui che mi dà forza» (Fil 4,13).
Prepariamoci, fratelli, con questo triplice esercizio, se desideriamo ottenere lo Spirito in misura sovrabbondante. A tutti infatti, tranne che a Cristo, lo Spirito è conferito con misura; ma la pienezza sovrabbondante sembra in qualche modo aver superato la misura.
Evidente fu la forza d’animo nella nostra conversione; vi sia anche la generosità nel continuare, l’unione nel vivere insieme. La Gerusalemme celeste desidera persone siffatte, cui non venga meno la forza della fede nell’assumere il giogo di Cristo, né la longanime speranza nel perseverare, né l’unione dell’amore, che è il vincolo della perfezione.
Responsorio (Mi 7,7; Gen 49,18)
R. Io volgo lo sguardo al Signore, * spero nel Dio della mia salvezza.
V. Io spero nella tua salvezza, Signore!
R. Spero nel Dio della mia salvezza.