Informazioni Liturgiche
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- XIII
- Salterio
- I
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
13a SETTIMANA
Anno Pari
Domenica
Prima Lettura
Dal libro di Neemia (3,33–4,17) Costruzione delle mura di Gerusalemme Quando Sanballat seppe che noi edificavamo le mura, si adirò, si indignò molto, si fece beffe dei Giudei e disse in presenza dei suoi fratelli e dei soldati di Samaria: «Che vogliono fare questi miserabili Giudei? Rifarsi le mura e farvi subito sacrifici? Vogliono finire in un giorno? Vogliono far rivivere pietre sepolte sotto mucchi di polvere e consumate dal fuoco?». Tobia l’Ammonita, che gli stava accanto, disse: «Edifichino pure! Se una volpe vi salta su, farà crollare il loro muro di pietra!».
Ascolta, Dio nostro, come siamo disprezzati! Fa’ ricadere sul loro capo il loro dileggio e abbandonali al saccheggio in un paese di schiavitù! Non coprire la loro iniquità e non sia cancellato dalla tua vista il loro peccato, perché hanno offeso i costruttori.
Noi dunque andavamo ricostruendo le mura che furono dappertutto portate fino a metà altezza; il popolo aveva preso a cuore il lavoro.
Ma quando Sanballat, Tobia, gli Arabi, gli Ammoniti e gli Asdoditi seppero che la riparazione delle mura di Gerusalemme progrediva e che le brecce cominciavano a chiudersi, si adirarono molto e tutti assieme congiurarono di venire ad attaccare Gerusalemme e crearvi confusione. Allora noi pregammo il nostro Dio e contro di loro mettemmo sentinelle di giorno e di notte per difenderci dai loro attacchi. Quelli di Giuda dicevano: «Le forze dei portatori vengono meno e le macerie sono molte; noi non potremo costruire le mura!». I nostri avversari dicevano: «Senza che s’accorgano di nulla, noi piomberemo in mezzo a loro, li uccideremo e faremo cessare i lavori». Poiché i Giudei che dimoravano vicino a loro vennero a riferirci dieci volte: «Da tutti i luoghi ai quali vi volgete, essi saranno contro di noi», io, nelle parti sottostanti a ciascun posto oltre le mura, in luoghi scoperti, disposi il popolo per famiglie, con le loro spade, le loro lance, i loro archi.
Dopo aver considerato la cosa, mi alzai e dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: «Non li temete! Ricordatevi del Signore grande e tremendo; combattete per i vostri fratelli, per i vostri figli e le vostre figlie, per le vostre mogli e per le vostre case!». Quando i nostri nemici vennero a sapere che eravamo informati della cosa, Dio fece fallire il loro disegno e noi tutti tornammo alle mura, ognuno al suo lavoro. Da quel giorno la metà dei miei giovani lavorava e l’altra metà stava armata di lance, di scudi, di archi, di corazze; i capi erano dietro tutta la casa di Giuda. Quelli che costruivano le mura e quelli che portavano o caricavano i pesi, con una mano lavoravano e con l’altra tenevano la loro arma; tutti i costruttori, lavorando, portavano ciascuno la spada cinta ai fianchi. Il trombettiere stava accanto a me. Dissi allora ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: «L’opera è grande ed estesa e noi siamo sparsi sulle mura e distanti l’uno dall’altro. Dovunque udrete il suono della tromba, raccoglietevi presso di noi; il nostro Dio combatterà per noi».
Così continuavamo i lavori, mentre la metà della mia gente teneva impugnata la lancia, dall’apparire dell’alba allo spuntar delle stelle. Anche in quell’occasione dissi al popolo: «Ognuno con il suo aiutante passi la notte dentro Gerusalemme, per far con noi la guardia durante la notte e riprendere il lavoro di giorno». Io poi, i miei fratelli, i miei servi e gli uomini di guardia che mi seguivano, non ci togliemmo mai le vesti; ognuno teneva l’arma a portata di mano.
Responsorio (Is 25,4; Sal 45,2)
R. Signore, tu sei sostegno al misero, sostegno al povero nella sua angoscia: * riparo dalla tempesta, ombra contro il caldo.
V. Dio è per noi rifugio e forza, aiuto sempre vicino nelle angosce:
R. riparo dalla tempesta, ombra contro il caldo.
Seconda Lettura
Dai "Discorsi" del beato Guerrico, abate
(Disc. 3 sulla Risurrezione)
Vegliate, perché si alzi su di voi
la luce del mattino
Vigilate, fratelli, pregando incessantemente. Vegliate e agite con prudenza. Vegliate soprattutto perché è sorta l’aurora del giorno senza tramonto, dopo che la luce eterna, al suo ritorno dagli inferi, si è mostrata a noi più serena e favorevole, e l’aurora ci ha portato un sole nuovo. Veramente «è ormai tempo di svegliarvi dal sonno», ora che «la notte è avanzata, il giorno è vicino» (Rm 13,11-12). Vegliate perché la luce del mattino, Cristo, si alzi su di voi; egli le cui «origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti» (Mi 5,1) è pronto a rinnovare spesso il mistero della sua risurrezione mattutina per coloro che vegliano per lui. Allora con cuore pieno di gioia potrai cantare: «Dio, il Signore è nostra luce. Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso» (Sal 117,27.24); quando cioè avrà lasciato brillare per te la luce che tiene nascosta tra le sue mani, dicendo a chi è suo amico che essa è il suo bene e che gli è possibile salire fino a lei.
«Fino a quando, pigro, te ne starai a dormire? Quando ti scuoterai dal sonno? Un po’ dormire, un po’ sonnecchiare, un po’ incrociare le braccia per riposare» (Pr 6,9-10); e durante il tuo sonno, senza che te ne accorga, il Cristo uscirà dalla tomba, e mentre passa la sua gloria tu non meriterai di vederla neppure di dietro. Allora ti pentirai con troppo ritardo, e piangendo dovrài dire con gli empi: «Abbiamo dunque deviato dal cammino della verità; la luce della giustizia non è brillata per noi, né mai per noi si è alzato il sole» (Sal 5,6). «Per voi invece, cultori del mio nome», egli dice, «sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia» (Ml 3,20) e gli occhi di chi cammina nella giustizia vedranno il re nel suo splendore (cfr. Is 33,15-17).
Certo qui si tratta della beatitudine della vita eterna, ma in una certa misura ci è concessa la sua consolazione anche nella vita presente, come dimostra all’evidenza la risurrezione di Cristo.
Risorga dunque e riviva lo spirito di ognuno di noi, sia per pregare con attenzione, sia per occuparsi in un lavoro assiduo, dando prova così, con rinnovata e alacre energia, di aver nuovamente partecipato alla risurrezione di Cristo. Invero, il primo indizio del ritorno dell’uomo alla vita è il suo agire valido e diligente; ma la sua perfetta risurrezione, per quanto è possibile a questo corpo mortale, avviene quando apre gli occhi alla contemplazione, che l’intelletto non può ricevere prima che il cuore non sia dilatato con frequenti sospiri e ardenti desideri, per rendersi capace di una così grande maestà.
La risurrezione progredisce nel cuore man mano che esso si dilata con la pratica della preghiera. La risurrezione è perfetta quando l’intelletto è illuminato dalla contemplazione. Sforzatevi dunque di risuscitare sempre di più, fratelli miei, salendo questi gradini della virtù e progredendo in una vita più santa, per giungere quanto è possibile, come dice l’apostolo, fino alla risurrezione di Cristo dai morti, lui che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Responsorio (Lc 12,35-36; Mt 24,42)
R. Siate pronti con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; * Siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze.
V. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.
R. Siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze.