Informazioni Liturgiche
- Grado
- Feria
- Tempo
- ORDINARIO
- Settimana
- XIII
- Salterio
- I
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
13a SETTIMANA
Anno Pari
Martedi
Prima Lettura
Dal libro di Neemia (8,1-18) Esdra fa al popolo la prima solenne lettura della legge Come giunse il settimo mese, gli Israeliti erano nelle loro città. Allora tutto il popolo si radunò come un solo uomo sulla piazza davanti alla porta delle Acque e disse ad Esdra, lo scriba, di portare il libro della legge di Mosè che il Signore aveva dato a Israele. Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.
Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntar della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci di intendere; tutto il popolo porgeva l’orecchio a sentire il libro della legge. Esdra, lo scriba, stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza e accanto a lui stavano, a destra Mattitia, Sema, Anaia, Uria, Chelkia e Maaseia; a sinistra Pedaia, Misael, Malchia, Casum, Casbaddàna, Zaccaria e Mesullàm.
Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutto il popolo; come ebbe aperto, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore Dio grande e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.
Giosuè, Bani, Serebia, Iamin, Akkub, Sabbetài, Odia, Maaseia, Kelita, Azaria, Iozabàd, Canan, Pelaia, leviti, spiegavano la legge al popolo e il popolo stava in piedi al suo posto.
Essi leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e con spiegazioni del senso, e così facevano comprendere la lettura. Neemia, che era il governatore, Esdra sacerdote e scriba e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Perché tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge. Poi Neemia disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».
I leviti calmavano tutto il popolo dicendo: «Tacete, perché questo giorno è santo; non vi rattristate!».
Tutto il popolo andò a mangiare, a bere, a mandare porzioni ai poveri e a far festa, perché avevano compreso le parole che erano state loro proclamate.
Il secondo giorno i capifamiglia di tutto il popolo, i sacerdoti e i leviti si radunarono presso Esdra lo scriba per esaminare le parole della legge. Trovarono scritto nella legge data dal Signore per mezzo di Mosè, che gli Israeliti dovevano dimorare in capanne durante la festa del settimo mese. Allora fecero sapere la cosa e pubblicarono questo bando in tutte le loro città e in Gesusalemme: «Andate al monte e portatene rami di ulivo, rami di olivastro, rami di mirto, rami di palma e rami di alberi ombrosi, per fare capanne, come sta scritto».
Allora il popolo andò fuori, portò i rami e si fece ciascuno la sua capanna sul tetto della propria casa, nei loro cortili, nei cortili della casa di Dio, sulla piazza della porta delle Acque e sulla piazza della porta di èfraim. Così tutta la comunità di coloro che erano tornati dalla deportazione si fece capanne e dimorò nelle capanne.
Dal tempo di Giosuè figlio di Nun fino a quel giorno, gli Israeliti non avevano più fatto nulla di simile.
Vi fu gioia molto grande. Esdra fece la lettura del libro della legge di Dio ogni giorno, dal primo all’ultimo; la festa si celebrò durante sette giorni e l’ottavo vi fu una solenne assemblea secondo il rito.
Responsorio (Sal 18,8-9; Rm 13,8.10)
R. La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima; la testimonianza del Signore è verace, rende saggio il semplice. * Gli ordini del Signore sono giusti, fanno gioire il cuore; i comandi del Signore sono limpidi, danno luce agli occhi.
V. Chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Pieno compimento della legge è l’amore.
R. Gli ordini del Signore sono giusti, fanno gioire il cuore; i comandi del Signore sono limpidi, danno luce agli occhi.
Seconda Lettura
Da "Il Pedagogo" di Clemente Alessandrino (Lib. 1, c. 9)
Sono io il vostro maestro
Giustamente il Verbo è chiamato pedagogo, perché conduce noi bambini alla salvezza. Perciò ha detto chiaramente di se stesso, per bocca di Osea, di essere il nostro precettore (cfr. Os 11,1.3-4).
La pedagogia divina poi è la religione; essa è contemporaneamente insegnamento del culto di Dio, educazione per raggiungere la conoscenza della verità, e formazione buona che conduce al cielo.
Il nome di pedagogia comprende molte realtà. Vi è una pedagogia che si riferisce a colui che viene diretto e istruito; e una pedagogia per colui che dirige e istruisce; in terzo luogo è pedagogia la formazione stessa che si riceve; quarto: sono pedagogia le materie insegnate, come per esempio i comandamenti.
Quanto alla pedagogia di Dio, è la strada della verità per giungere alla contemplazione di Dio, con la descrizione chiara e evidente delle azioni sante che conducono all’eterna perseveranza. Come il generale guida la sua schiera cercando di salvare i soldati e il nocchiero dirige la nave badando alla salvezza dei passeggeri, così il Pedagogo porta i fanciulli a un tenore di vita salutare, cioè si prende cura di noi. In conclusione, tutto ciò che possiamo ragionevolmente chiedere a Dio, potremmo ottenerlo obbedendo al Pedagogo.
Ora, non sempre il nocchiero si abbandona ai venti, ma con la prua affronta le burrasche; allo stesso modo il Pedagogo non assoggetta alle leggi di questo mondo il piccolo fanciullo e non permette che si spezzi come un battello in una vita bestiale e licenziosa; ma solo quando l’animo del fanciullo è spinto in alto dallo Spirito di verità, egli ne regge fortemente il timone, cioè l’orecchio interiore, fino a quando non lo avrà fatto abbordare, sano e salvo, al porto celeste. Poiché, se l’educazione così detta, che riceviamo dai nostri padri finisce presto, la formazione vitale ricevuta da Dio è un possesso che rimane in eterno.
Il nostro santo Pedagogo è Gesù, il Verbo che è la luce dell’umanità intera; Dio stesso, che ama gli uomini, è il nostro Pedagogo. Nel Cantico di Mosè lo Spirito Santo così parla di lui: «Trovò il popolo nel deserto, in una landa di ululati solitari. Lo educò, ne ebbe cura, lo sollevò, lo custodì come pupilla del suo occhio. Come un’aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le ali e lo prese, lo sollevò sulle sue ali; il Signore lo guidò da solo, non c’era con lui alcun dio straniero» (Dt 32,10-11).
In modo chiaro, mi pare, la sacra Scrittura mostra il Pedagogo, indicando l’educazione che ci dà. E di nuovo lui stesso si professa Pedagogo quando dice di sé: «Sono io il Signore tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto» (Sal 80,11).
Responsorio (Pr 23,26; 1,9; 5,1)
R. Fa’ bene attenzione a me, figlio mio, e tieni fisso lo sguardo ai miei consigli, * perché saranno una corona graziosa sul tuo capo.
V. Figlio mio, fa’ attenzione alla mia sapienza e porgi l’orecchio alla mia intelligenza,
R. perché saranno una corona graziosa sul tuo capo.