Informazioni Liturgiche
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- ORDINARIO
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- XIII
- Salterio
- I
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
13a SETTIMANA
Anno Pari
Giovedi
Prima Lettura
Dal libro di Neemia (9,29-36) Preghiera dei leviti I leviti continuarono la preghiera: «Signore, tu hai dato ai nostri padri regni e popoli e li hai spartiti fra di loro come un sovrappiù; essi hanno posseduto il paese di Sicon, cioè il paese del re di Chesbon e il paese di Og re di Basan.
Hai moltiplicato i loro figli come le stelle del cielo e li hai introdotti nel paese in cui avevi promesso ai loro padri di farli entrare per possederlo. I loro figli vi sono entrati e hanno preso in possesso il paese; tu hai umiliato dinanzi a loro i Cananei che abitavano il paese e li ha messi nelle loro mani con i loro re e con i popoli del paese, perché ne disponessero a loro piacere. Essi si sono impadroniti di fortezze, di una terra grassa, e hanno posseduto case piene d’ogni bene, cisterne scavate, vigne, oliveti, alberi da frutto in abbondanza; hanno mangiato e si sono saziati e si sono ingrassati e hanno vissuto in delizie per la tua grande bontà. Ma poi sono stati disobbedienti, si sono ribellati contro di te, si sono gettati la tua legge dietro le spalle, hanno ucciso i tuoi profeti che li scongiuravano di tornare a te, e ti hanno offeso gravemente. Perciò tu li hai messi nelle mani dei loro nemici, che li hanno oppressi. Ma al tempo della loro angoscia essi hanno gridato a te e tu li hai ascoltati dal cielo e, nella tua grande misericordia, tu hai dato loro liberatori, che li hanno strappati dalle mani dei loro nemici. Ma quando avevano pace, ritornavano a fare il male dinanzi a te, perciò tu li abbandonavi nelle mani dei loro nemici, che li opprimevano; poi quando ricominciavano a gridare a te, tu li esaudivi dal cielo; così nella tua misericordia più volte li hai salvati. Tu li ammonivi per farli tornare alla tua legge; ma essi si mostravano superbi e non obbedivano ai tuoi comandi; peccavano contro i tuoi decreti, che fanno vivere chi li mette in pratica; la loro spalla rifiutava il giogo, indurivano la loro cervice e non obbedivano.
Hai pazientato con loro molti anni e li hai scongiurati per mezzo del tuo spirito e per bocca dei tuoi profeti; ma essi non hanno voluto prestare orecchio. Allora li hai messi nelle mani dei popoli dei paesi stranieri. Però nella tua molteplice compassione, tu non li hai sterminati del tutto e non li hai abbandonati perché sei un Dio clemente e misericordioso. Ora, Dio nostro, Dio grande, potente e tremendo, che mantieni l’alleanza e la misericordia, non sembri poca cosa ai tuoi occhi tutta la sventura che è piombata su di noi, sui nostri re, sui nostri capi, sui nostri sacerdoti, sui nostri profeti, sui nostri padri, su tutto il tuo popolo, dal tempo dei re d’Assiria fino ad oggi.
Tu sei stato giusto in tutto quello che ci è avvenuto, poiché tu hai agito fedelmente, mentre noi ci siamo comportati con empietà. I nostri re, i nostri capi, i nostri sacerdoti, i nostri padri non hanno messo in pratica la tua legge e non hanno obbedito né ai comandi né agli ammonimenti con i quali tu li scongiuravi. Essi mentre godevano del loro regno, del grande benessere che tu largivi loro e del paese vasto e fertile che tu avevi messo a loro disposizione, non ti hanno servito e non hanno abbandonato le loro azioni malvagie.
Oggi eccoci schiavi nel paese che tu hai concesso ai nostri padri perché ne mangiassero i frutti e ne godessero i beni. I suoi prodotti abbondanti sono dei re ai quali tu ci hai sottoposti a causa dei nostri peccati e che sono padroni dei nostri corpi e del nostro bestiame a loro piacere, e noi siamo in grande angoscia».
Responsorio (Ne 9,4.26.32.33)
R. I leviti invocarono a gran voce il Signore: I nostri padri sono stati disobbedienti, si sono ribellati contro di te e si sono gettati la tua legge dietro le spalle: * Ora, nostro Dio, Dio grande, potente e tremendo, che mantieni l’alleanza e la misericordia, non sembri poca cosa ai tuoi occhi tutta la sventura che è piombata su di noi.
V. Tu sei stato giusto in tutto quello che ci è avvenuto, poiché tu hai agito fedelmente, mentre noi ci siamo comportati con empietà.
R. Ora, nostro Dio, Dio grande, potente e tremendo, che mantieni l’alleanza e la misericordia, non sembri poca cosa ai tuoi occhi tutta la sventura che è piombata su di noi.
Seconda Lettura
Dai "Libri degli Stròmata" di Clemente Alessandrino (Lib. 7, c. 7)
Per tutta la vita dobbiamo onorare Dio
Ci è ordinato di adorare e onorare quello stesso Verbo che sappiamo essere nostro Salvatore e guida, e per mezzo di lui il Padre; non in alcuni giorni stabiliti ma continuamente per tutta la vita e in ogni modo.
Un eletto, giustificato dal volere di Dio, disse: «Sette volte al giorno io ti lodo» (Sal 118,164). Perciò chi conosce Dio lo onora non in un luogo stabilito, in un determinato tempo, né solo nei giorni di festa comandati, ma per tutta la vita, in ogni luogo, tanto se si trova solo, quanto se con lui ci sono altri che praticano la stessa fede. Onora Dio rendendogli grazie per la conoscenza della vita retta.
Se la presenza di una persona buona spinge al meglio e forma chi la frequenta, col suo esempio e con la riverenza che ispira, quanto più colui che sta sempre in compagnia di Dio per mezzo della conoscenza, dello stile di vita e dell’azione di grazie, diventerà sempre migliore nel comportamento, nelle parole e nei sentimenti?
Così agisce chi è persuaso che Dio è sempre ovunque, non essendo circoscritto in luoghi stabiliti e determinati. Vivendo per tutta la vita un giorno di festa continuo, persuasi che Dio è presente ovunque, lo lodiamo coltivando i campi, se siamo in mare gli cantiamo inni, e in ogni altra circostanza della vita ci comportiamo di conseguenza. Chi conosce Dio si avvicina maggiormente a lui, per cui appare contemporaneamente serio e sereno in tutto. Serio perché sta fisso in Dio, sereno perché ritiene buono per gli uomini tutto ciò che Dio ci ha dato.
E tuttavia non è inutile pregare, nonostante che i beni ci vengano dati anche senza chiederli. Ma il ringraziamento e la richiesta di ciò che serve alla conversione del prossimo, sono compito dello gnostico. Con lo stesso scopo il Signore ha pregato, rendendo grazie per aver portato a termine il suo ministero e chiedendo che quanti più possibile giungano alla conoscenza; affinché i salvati glorifichino Dio per la loro salvezza, e colui che è il solo buono e il solo salvatore sia conosciuto nei secoli dei secoli per mezzo del Figlio. Inoltre anche la fede con cui uno crede che riceverà ciò che chiede, è una forma di preghiera che vien posta nell’animo dalla conoscenza di Dio.
Del resto, se la preghiera è un’occasione di conversare con Dio, non bisogna perdere nessuna occasione di avvicinarsi a lui. Certamente la santità dello gnostico, connessa con la beata provvidenza, manifesta con la spontanea confessione il perfetto dono di Dio. Dio non compie le cose buone per necessità, ma per libera volontà fa del bene a coloro che si convertono. La provvidenza divina non viene a noi in modo servile, come procedesse dall’inferiore al superiore; ma per misericordia verso la nostra debolezza ci sono continuamente elargiti i doni della provvidenza, come fa il pastore con le pecore, o il re con coloro che gli ubbidiscono, e noi verso i nostri superiori, i quali reggono quelli che gli sono affidati nel modo voluto da Dio.
Sono dunque servi e adoratori di Dio quelli che gli rendono culto e sottomissione libera come a sommo re, e questo avviene per mezzo di una mentalità retta e della conoscenza.
Responsorio (Lc 11,9.10; Sal 144,18)
R. Chiedete e vi sarà dato * perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.
V. Il Signore è vicino a quanti lo invocano con cuore sincero;
R. perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.