Sabato 2026-07-11

San Benedetto, abate

Tempo ORDINARIO
XIV
Salterio II
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Memoria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XIV
Salterio
II
Ciclo / Biennale
A / II

Azioni

Gestisci i metadati o i testi di questo giorno liturgico.

Modifica Contenuti
Ufficio delle Letture (Biennale)
11 luglio SAN BENEDETTO Abate e Patrono d’Europa Festa Prima Lettura Dalla lettera agli Efesini di san Paolo, apostolo (4,1-24) A ciascuno è stata data la sua grazia per edificare il corpo di Cristo Fratelli, vi esorto io, il prigioniero del Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti. A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo sta scritto: «Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini» (Sal 67,19). Ma che significa la parola "ascese", se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose. è lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore. Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità. Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell’ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore. Diventati così insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni sorta di impurità con avidità insaziabile. Ma voi non così avete imparato a conoscere Cristo, se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, per la quale dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici. Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera. Responsorio (Mt 19,29.27) R. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà *cento volte tanto e, in eredità, la vita eterna. V. Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa ne otterremo? R. Cento volte tanto e, in eredità, la vita eterna. Oppure: Sir 45,1-6 (v. pag. Fil 3,7–4,1.4-9 (v. pag. Seconda Lettura Dalla "Regola" di san Benedetto, abate (Prologo, 4,22; c. 72,1-12) Non antepongano a Cristo assolutamente nulla Prima di ogni altra cosa devi chiedere a Dio con insistenti preghiere che egli voglia condurre a termine le opere di bene da te incominciate, perché non debba rattristarsi delle nostre cattive azioni dopo che si è degnato di chiamarci ad essere suoi figli. In cambio dei suoi doni, gli dobbiamo obbedienza continua. Se non faremo così, egli, come padre sdegnato, sarà costretto a diseredare un giorno i suoi figli e, come signore tremendo, irritato dalle nostre colpe, condannerà alla pena eterna quei malvagi che non l’hanno voluto seguire alla gloria. Destiamoci, dunque, una buona volta al richiamo della Scrittura che dice: «è ormai tempo di svegliarci dal sonno» (Rm 13,11). Apriamo gli occhi alla luce divina, ascoltiamo attentamente la voce ammonitrice che Dio ci rivolge ogni giorno: Oggi se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori (cfr. Sal 94,8). E ancora: «Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese» (Ap 2,7). E che cosa dice? Venite, figli, ascoltate, vi insegnerò il timore del Signore. Camminate mentre avete la luce della vita, perché non vi sorprendano le tenebre della morte (cfr. Gv 12,35). Il Signore cerca nella moltitudine del popolo il suo operaio e dice: C’è qualcuno che desidera la vita e brama trascorrere giorni felici? (cfr. Sal 33,13). Se tu all’udire queste parole rispondi: Io lo voglio! Iddio ti dice: Se vuoi possedere la vera e perpetua vita, preserva la lingua dal male e le tue labbra non pronunzino menzogna: fuggi il male e fa’ il bene: cerca la pace e seguila (cfr. Sal 33,14-15). E se farete questo, i miei occhi saranno sopra di voi e le mie orecchie saranno attente alle vostre preghiere: prima ancora che mi invochiate dirò: Eccomi. Che cosa vi è di più dolce, carissimi fratelli, di questa voce del Signore che ci invita? Ecco, poiché ci ama, ci mostra il cammino della vita. Perciò, cinti i fianchi di fede e della pratica di opere buone, con la guida del vangelo, inoltriamoci nelle sue vie, per meritare di vedere nel suo regno colui che ci ha chiamati. Ma se vogliamo abitare nei padiglioni del suo regno persuadiamoci che non ci potremo arrivare, se non affrettandoci con le buone opere. Come vi è uno zelo cattivo e amaro che allontana da Dio e conduce all’inferno, così c’è uno zelo buono che allontana dai vizi e conduce a Dio e alla vita eterna. In questo zelo i monaci devono esercitarsi con amore vivissimo; e perciò si prevengano l’un l’altro nel rendersi onore, sopportino con somma pazienza le infermità fisiche e morali degli altri, si prestino a gara obbedienza reciproca. Nessuno cerchi il proprio utile, ma piuttosto quello degli altri; amino i fratelli con puro affetto, temano Dio, vogliano bene al proprio abate con sincera e umile carità. Nulla assolutamente antepongano a Cristo e così egli, in compenso, ci condurrà tutti alla vita eterna. Responsorio R. San Benedetto, lasciando la casa e l’eredità paterna per essere gradito a Dio, si consacrò interamente a lui nella vita monastica. *Abitò solo con se stesso, sotto gli occhi di colui che vede tutto. V. Si ritirò dal mondo, con l’ignoranza di chi sa troppo bene, e con la sapienza di chi non vuol sapere. R. Abitò solo con se stesso, sotto gli occhi di colui che vede tutto. Vangelo Dal vangelo secondo Luca (22,24-27) Sorse una discussione [tra i discepoli]: chi di loro poteva esser considerato il più grande. Gesù allora disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve». Terza Lettura Dal trattato "Sulla vita secondo Dio e la vera ascesi" di san Gregorio di Nissa, vescovo. L’amore e il timore del Signore è il primo compimento della legge Quello che più importa, nella ricerca della sapienza è che colui il quale è veramente grande nelle opere abbia un cuore umile e puro, non faccia conto della vita e non pensi di essere degno di Dio. Ma ora resta da aggiungere a quello che già si è detto, come questi tali debbano comportarsi fra loro e come debbano correre a gara finché non giungano alla città superna. Per questo è necessario che colui il quale disprezza completamente le grandezze di questa vita e rifiuta ogni gloria mondana, insieme con la vita sappia rinnegare anche la propria anima. Rinnegare l’anima vuol dire non cercare in niente la propria volontà ma quella di Dio, e servirsi di essa come di una buona guida, la quale dirige nella concordia la comunità dei comunità dei fratelli verso il porto della divina volontà. Vuol dire inoltre non possedere nulla se non ciò che è comune, a eccezione della veste per coprire il corpo. Così l’uomo sarà libero per compiere alacremente, con gioia e speranza, quanto sarà comandato dai superiori, come servo di Cristo, acquistato per il comune uso dei fratelli. Questo lo vuole anche il Signore quando dice: Chi vuol essere grande fra voi e il primo, sia l’ultimo e il servo di tutti (cfr. Mc 10,43-44). Ma questo servizio reso agli uomini dev’essere gratuito; e chi è primo, deve assoggettarsi a tutti e servire i fratelli, proprio come loro vero debitore. Però è necessario che anche i superiori di questo corpo spirituale, considerando la grandezza della loro responsabilità e la malizia che con astute arti tende insidie alla fede, dimostrino una sollecitudine pari alla loro dignità e non si inorgogliscano. Conviene infatti che coloro i quali sono costituiti in autorità si affatichino più degli altri, siano più umili dei sudditi, e dimostrino nella loro condotta il modello e l’esempio del servo, pensando che coloro i quali sono stati loro confidati sono un deposito di Dio. Bisogna dunque che i superiori abbiano cura dei fratelli, come i bravi educatori dei teneri fanciulli, loro affidati dai genitori. Essi, considerando i temperamenti dei ragazzi, a uno danno delle percosse, a un altro ammonimenti, un terzo lo lodano, un quarto lo trattano nell’uno o l’altro modo. E non fanno nulla di tutto questo per guadagnarsi la benevolenza, né per odio, proprio come devono fare i capi spirituali. Se avrete gli uni verso gli altri questi sentimenti, tanto i sudditi che i maestri, quelli obbedendo con gioia agli ordini e ai comandi e questi facendo progredire con gusto i loro fratelli verso la perfezione, e se gareggerete nello stimarvi a vicenda, condurrete in terra una vita da angeli. Ma ognuno si convinca di essere inferiore e più debole non soltanto del fratello con cui vive, ma anche di qualunque altro uomo. Sapendo questo, sarà veramente discepolo di Cristo. Poiché dunque conoscete i frutti dell’umiltà e il danno dell’orgoglio, imitate il Signore e correte come un sol corpo e una sola anima verso la suprema vocazione, amando Dio e amandovi vicendevolmente. Poiché l’amore e il timore del Signore è il primo compimento della legge. Responsorio (1Pt 3.8.9; Rm 12,10.11) R. Siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da tanto affetto fraterno, misericordiosi, umili, *poiché a questo siete stati chiamati, per avere in eredità la benedizione. V. Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. R. poiché a questo siete stati chiamati, per avere in eredità la benedizione. oppure Vangelo Dal vangelo secondo Matteo (5,1-12a) Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Terza Lettura Dal trattato "Dell’immagine perfetta del cristiano" di san Gregorio di Nissa, vescovo. La volontà del Signore ci è stata proposta come legge di vita «Beati gli operatori di pace, dice il Signore, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). Cristo è potenza di Dio e colui che invoca la sapienza, la quale si sa che è Cristo, diventa sapiente. Chi dunque prende il suo nome da Cristo, il quale è «potenza di Dio e sapienza di Dio» (1Cor 1,24), quando combatte valorosamente e con forza contro il peccato, condivide con lui anche il nome di potenza; quando invece sceglie ciò che è migliore, manifesta la sua sapienza. In questa unione della sapienza con la fortezza consiste la vita perfetta. Infatti con la prima conosciamo chiaramente ciò che è retto e onesto, con l’altra mettiamo in opera e manteniamo ciò che abbiamo conosciuto doversi fare. Pensando poi che Cristo è pace, dimostriamo il vero nome di cristiano se esprimiamo Cristo nella nostra condotta per mezzo di quella pace che è in noi. Egli, come dice l’Apostolo, ha messo a morte l’inimicizia (cfr. Ef 2,14.16). Non permettiamole allora di rinascere in noi in nessun modo, ma dichiariamo che essa è morta completamente. E possedendo Cristo che è la pace, anche noi mettiamo a morte l’inimicizia, per perseguire nella nostra vita ciò che crediamo di lui. Com’egli, infatti, «abbattendo il muro di separazione» creò «in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace» (Ef 2,14.15), così anche noi attiriamo alla riconciliazione non soltanto coloro che ci combattono dall’esterno, ma anche ciò che suscita sedizioni in noi stessi, affinché la carne non abbia più desideri contrari allo Spirito e lo Spirito desideri contrari alla carne (cfr. Gal 5,17); ma, avendo assoggettato alla legge divina la prudenza della carne e riportato la nostra dualità all’unità dell’uomo nuovo e pacifico, abbiamo pace in noi stessi. Infatti la pace si definisce anche come la concordia di coloro che erano in dissenso. Quando perciò per nutrire in noi stessi la pace, abbiamo vinto la guerra intestina della nostra natura, noi diventiamo pace ed esprimiamo veramente in noi stessi questo appellativo di Cristo. Se poi consideriamo che Cristo è la vera luce, lontanissima da ogni menzogna, comprendiamo che anche la nostra vita deve essere illuminata dai suoi raggi. I raggi sono le virtù che emanano da lui e ci illuminano affinché «gettiamo via le opere delle tenebre e ci comportiamo onestamente come in pieno giorno» (Rm 13,12.13). Allora compiendo tutto nella luce, diventiamo luce anche noi, illuminando gli altri, com’è proprio della luce, con le nostre opere. Se poi vorremmo considerare Cristo come santificazione, astenendoci da opere e da pensieri disonesti e impuri, ci mostreremo veramente degni del suo nome, in quanto professiamo la forza della santificazione non a parole ma con le opere della nostra vita. Quando poi sappiamo che Cristo è divenuto per noi redenzione (cfr. 1Cor 1,30) perché ci ha «comprati a caro prezzo» (1Cor 6,20) dando se stesso per riscattarci, allora comprendiamo che egli, offrendosi per ciascuno di noi e donandoci la vita immortale, ci ha strappati con la sua vita alla morte, sicché non apparteniamo più a noi stessi ma a lui. Che se siamo passati in proprietà di colui che ci ha redenti, seguiamo totalmente il Signore, così da non vivere più assolutamente per noi stessi ma per colui che ci ha comprati a prezzo della sua vita. Infatti non siamo più padroni di noi stessi, ma il nostro Signore è colui che ci ha comprati e noi siamo consegnati al suo potere. Perciò ci è stata messa davanti la sua volontà come legge di vita. Responsorio (Sir 46,9.10; cfr. 44,22) R. Il Signore gli diede la forza perché raggiungesse le alture del paese, che la sua discendenza poté conservare in eredità, *sì che tutti sapessero che è bene seguire il Signore. V. Dio gli diede gloria in mezzo al suo popolo, lo moltiplicò come la polvere della terra, R. sì che tutti sapessero che è bene seguire il Signore. Orazione O Dio, che hai scelto san Benedetto abate e lo hai costituito maestro di coloro che dedicano la vita al tuo servizio, concedi anche a noi di non anteporre nulla all’amore del Cristo e di correre con cuore libero e ardente nella via dei tuoi precetti. Per il nostro Signore.