Informazioni Liturgiche
- Grado
- Feria
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- ORDINARIO
- Settimana
- XV
- Salterio
- III
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
15a SETTIMANA
Anno Pari
Domenica
Prima Lettura
Dal libro di Giobbe (1,1-22) Giobbe viene privato dei suoi beni C’era nella terra di Uz un uomo chiamato Giobbe; uomo integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male. Gli erano nati sette figli e tre figlie; possedeva settemila pecore e tremila cammelli, cinquecento paia di buoi e cinquecento asine, e molto numerosa era la sua servitù. Quest’uomo era il più grande fra tutti i figli d’oriente.
Ora i suoi figli solevano andare a fare banchetti in casa di uno di loro, ciascuno nel suo giorno, e mandavano a invitare anche le loro tre sorelle per mangiare e bere insieme. Quando avevano compiuto il turno dei giorni del banchetto, Giobbe li mandava a chiamare per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva olocausti secondo il numero di tutti loro. Giobbe infatti pensava: «Forse i miei figli hanno peccato e hanno offeso Dio nel loro cuore». Così faceva Giobbe ogni volta.
Un giorno i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro. Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra, che ho percorsa». Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male». Satana rispose al Signore e disse: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto gli appartiene? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!». Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui». Satana si allontanò dal Signore.
Ora accadde che un giorno, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del fratello maggiore, un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi, quando i Sabei sono piombati su di essi e li hanno predati e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo».
Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è attaccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato io solo che ti racconto questo».
Mentr’egli ancora parlava,entrò un altro e disse: «I Caldei hanno formato tre bande: si sono gettati sopra i cammelli e li hanno presi e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo».
Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del loro fratello maggiore, quand’ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato io solo che ti racconto questo».
Allora Giobbe si alzò e si stracciò le vesti, si rase il capo, cadde a terra, si prostrò e disse: «Nudo uscii dal seno di mia madre, e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!».
In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.
Responsorio (Gv 2,10; 1,21)
R. Da Dio accettiamo il bene: perché non accettare anche il male? * Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore.
V. Nudo uscii dal seno di mia madre, e nudo vi ritornerò.
R. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore.
Seconda Lettura
Dalle "Omelie" di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(Om. sul paralitico calato dal tetto)
Un sicurissimo esempio di pazienza
Non solo dal Nuovo, ma anche dall’Antico Testamento possiamo attingere conforto. Quando senti che Giobbe, dopo la perdita della sua fortuna, dopo la morte degli armenti, perde non uno o due o tre figli, ma tutti quanti e nel fiore dell’età; davanti a tanta forza d’animo, anche se tu fossi il più debole di tutti, puoi consolarti e rianimarti con facilità.
Tu almeno, o uomo, hai potuto assistere il figlio malato, vederlo degente nel letto, coglierne le ultime parole ed essere presente al suo ultimo respiro; gli hai abbassato le palpebre e chiuso la bocca: lui invece non fu presente quando rendevano l’anima e traevano l’ultimo respiro, tutti furono sepolti come in una sola tomba fra le pareti della loro casa. Eppure dopo tante e così grandi sventure non pianse, non sopportò con malanimo, ma che disse? «Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!» (Gb 1,21).
Diciamo anche noi così in ogni sventura che ci capita: nella perdita di danaro, nell’infermità fisica, nelle ingiurie, nelle calunnie, in ogni altra disgrazia umana, ripetiamo: «Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!».
Se ci convinciamo di questa verità, non soffriremo mai per nessun male e anche se ci capiteranno mille sventure, ne avremo più guadagno che danno; per queste parole ti verranno molti beni piuttosto che mali, perché ti renderai propizio Dio e distruggerai la signoria del nemico.
Non appena infatti la lingua pronuncia tali parole, il demonio subito si allontana: e se lui se ne va, anche la tristezza si dirada, e con lei le preoccupazioni che ci affliggono; così, oltre alle gioie di questa vita, avrai anche quelle che ci sono riservate in cielo. Hai un esempio splendido in Giobbe e negli apostoli, che avendo sprezzato per Dio i mali di questa vita, hanno guadagnato i beni eterni.
Seguiamone dunque l’esempio e in tutti gli avvenimenti che ci capitano ringraziamo il buon Dio: così percorreremo felicemente il cammino di questa vita e possederemo i beni futuri, per grazia e bontà di nostro Signore Gesù Cristo, a cui sia gloria e dominio ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
Responsorio (Gc 5,11.8; Gdt 8,17)
R. Ecco, noi chiamiamo beati quelli che hanno sopportato con pazienza. * Siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.
V. Perciò attendiamo fiduciosi la salvezza che viene da lui.
R. Siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.