Informazioni Liturgiche
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- XV
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- III
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
15 LUGLIO
SAN BONAVENTURA(m)
Vescovo e Dottore della Chiesa
BIENNALE
15a SETTIMANA
Anno Pari
Mercoledi
Prima Lettura
Dal libro di Giobbe (4,1-21) Il discorso di Elifaz Elifaz il Temanita prese la parola e disse: Se si tenta di parlarti, ti sarà forse gravoso? Ma chi può trattenere il discorso? Ecco, tu hai istruito molti e a mani fiacche hai ridato vigore; le tue parole hanno sorretto chi vacillava e le ginocchia che si piegavano hai rafforzato.
Ma ora questo accade a te e ti abbatti; capita a te e ne sei sconvolto.
La tua pietà non era forse la tua fiducia e l’integrità della tua condotta, la tua speranza? Ricordalo: quale innocente è mai perito e quando mai furon distrutti gli uomini retti? Per quanto io ho visto, chi coltiva iniquità, chi semina affanni, li raccoglie.
A un soffio di Dio periscono e dallo sfogo della sua ira sono annientati.
Il ruggito del leone e l’urlo del leopardo e i denti dei leoncelli sono frantumati.
Il leone è perito per mancanza di preda e i figli della leonessa sono stati dispersi.
A me fu recata, furtiva, una parola e il mio orecchio ne percepì il lieve sussurro.
Nei fantasmi, tra visioni notturne, quando grava sugli uomini il sonno, terrore mi prese e spavento e tutte le ossa mi fece tremare; un vento mi passò sulla faccia, e il pelo si drizzò sulla mia carne...
Stava là ritto uno, di cui non riconobbi l’aspetto, un fantasma stava davanti ai miei occhi...
Un sussurro..., e una voce mi si fece sentire: «Può il mortale essere giusto davanti a Dio o innocente l’uomo davanti al suo creatore? Ecco, dei suoi servi egli non si fida e ai suoi angeli imputa difetti; quanto più a chi abita case di fango, che nella polvere hanno il loro fondamento, che cedono di fronte a un tarlo! Annientàti fra il mattino e la sera: senza che nessuno ci badi, periscono per sempre.
La funicella della loro tenda non viene forse strappata? Muoiono ma non con saggezza!».
Responsorio (Gb 4,17-18; Rm 3,23.25)
R. Può il mortale essere giusto davanti a Dio o innocente l’uomo davanti al suo creatore? * Ecco, dei suoi servi egli non si fida e ai suoi angeli imputa difetti.
V. Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, al fine di manifestare la sua giustizia.
R. Ecco, dei suoi servi egli non si fida e ai suoi angeli imputa difetti.
P R O P R I O D E I S A N T I
Seconda Lettura
Dall'opuscolo «Itinerario della mente a Dio» di san Bonaventura, vescovo (Cap. 7,1.2.4.6; Opera omnia, 5,312-313)
La mistica sapienza rivelata mediante lo Spirito Santo
Cristo è la via e la porta. Cristo è la scala e il veicolo. E il propiziatorio collocato sopra l'arca di Dio (cfr. Es 26,34). è «il mistero nascosto da secoli» (Ef 3,9). Chi si rivolge a questo propiziatorio con dedizione assoluta, e fissa lo sguardo sul crocifisso Signore mediante la fede, la speranza, la carità, la devozione, l'ammirazione, l'esultanza, la stima, la lode e il giubilo del cuore, fa con lui la Pasqua, cioè il passaggio; attraversa con la verga della croce il Mare Rosso, uscendo dall'Egitto per inoltrarsi nel deserto. Qui gusta la manna nascosta, riposa con Cristo nella tomba come morto esteriormente, ma sente, tuttavia, per quanto lo consenta la condizione di viatori, ciò che in croce fu detto al buon ladrone, tanto vicino a Cristo con l'amore: «Oggi sarai con me nel paradiso!» (Lc 23,43).
Ma perché questo passaggio sia perfetto, è necessario che, sospesa l'attività intellettuale, ogni affetto del cuore sia integralmente trasformato e trasferito in Dio.
è questo un fatto mistico e straordinario che nessuno conosce se non chi lo riceve. Lo riceve solo chi lo desidera, non lo desidera se non colui che viene infiammato dal fuoco dello Spirito Santo, che Cristo ha portato in terra. Ecco perché l'Apostolo afferma che questa mistica sapienza è rivelata dallo Spirito Santo.
Se poi vuoi sapere come avvenga tutto ciò, interroga la grazia, non la scienza, il desiderio non l'intelletto, il sospiro della preghiera non la brama del leggere, lo sposo non il maestro, Dio non l'uomo, la caligine non la chiarezza, non la luce ma il fuoco che infiamma tutto l'essere e lo inabissa in Dio con la sua soavissima unzione e con gli affetti più ardenti.
Ora questo fuoco è Dio e questa fornace si trova nella santa Gerusalemme; ed è Cristo che li accende col calore della sua ardentissima passione. Lo può percepire solo colui che dice: L'anima mia ha preferito essere sospesa in croce e le mie ossa hanno prescelto la morte! (cfr. Gb 7,15).
Chi ama tale morte, può vedere Dio, perché rimane pur vero che: «Nessun uomo può vedermi e restar vivo» (Es 33,20). Moriamo dunque ed entriamo in questa caligine; facciamo tacere le sollecitudini, le concupiscenze e le fantasie. Passiamo con Cristo crocifisso, «da questo mondo al Padre», perché, dopo averlo visto, possiamo dire con Filippo «questo ci basta» (Gv 14,8); ascoltiamo con Paolo: «Ti basta la mia grazia» (2Cor 12,9); rallegriamoci con Davide, dicendo: «Vengono meno la mia carne e il mio cuore; ma la roccia del mio cuore è Dio, è Dio la mia sorte per sempre» (Sal 72,26). «Benedetto il Signore, Dio d'Israele da sempre e per sempre. Tutto il popolo dica: Amen» (Sal 105,48).
Responsorio
1Gv 3,24; Sir 1,9.10
R. Chi osserva i comandamenti, rimane in Dio, e Dio è in lui. * E questa è la prova: lo Spirito che ci ha dato.
V. Il Signore ha creato la sapienza, l'ha diffusa su ogni vivente, e la dona a quanti lo amano.
R. E questa è la prova: lo Spirito che ci ha dato.