Giovedì 2026-07-16

Giovedì della XV settimana del Tempo Ordinario | m

Tempo ORDINARIO
XV
Salterio III
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XV
Salterio
III
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 15a SETTIMANA Anno Pari Giovedi Prima Lettura Dal libro di Giobbe (5,1-27) Non sdegnare la correzione del Signore Elifaz continuò: Chiama, dunque! Ti risponderà forse qualcuno? E a chi fra i santi ti rivolgerai? Poiché allo stolto dà morte lo sdegno e la collera fa morire l’insensato. Io ho visto lo stolto metter radici, ma rovinare la sua dimora all’istante. I suoi figli sono lungi dal prosperare, sono oppressi alla porta, senza difensore; l’affamato ne divora la messe e gente assetata ne succhia gli averi. Non esce certo dalla polvere la sventura né germoglia dalla terra il dolore, ma è l’uomo che genera pene, come le scintille volano in alto. Io, invece, mi rivolgerei a Dio e a Dio esporrei la mia causa: a lui, che fa cose grandi e incomprensibili, meraviglie senza numero, che dà la pioggia alla terra e manda le acque sulle campagne. Colloca gli umili in alto e gli afflitti solleva a prosperità; rende vani i pensieri degli scaltri e le loro mani non ne compiono i disegni; coglie di sorpresa i saggi nella loro accortezza; e manda in rovina il consiglio degli astuti. Di giorno incappano nel buio e brancolano in pieno sole come di notte, mentre egli salva dalla loro spada l’oppresso, e il meschino dalla mano del prepotente. C’è speranza per il misero e l’ingiustizia chiude la bocca. Felice l’uomo che è corretto da Dio: perciò tu non sdegnare la correzione dell’Onnipotente, perché egli fa la piaga e la fascia, ferisce e la sua mano risana. Da sei tribolazioni ti libererà e alla settima non ti toccherà il male; nella carestia ti scamperà dalla morte e in guerra dal colpo della spada; sarai al riparo dal flagello della lingua, né temerai quando giunge la rovina. Della rovina e della fame ti riderai né temerai le bestie selvatiche; con le pietre del campo avrai un patto e le bestie selvatiche saranno in pace con te. Conoscerai la prosperità della tua tenda, visiterai la tua proprietà e non sarai deluso. Vedrai, numerosa, la prole, i tuoi rampolli come l’erba dei prati. Te ne andrai alla tomba in piena maturità, come si ammucchia il grano a suo tempo. Ecco, questo abbiamo osservato: è così. Ascoltalo e sappilo per tuo bene. Responsorio (Gb 5,17-18; Ap 3,19) R. Felice l’uomo che è corretto da Dio: perciò tu non sdegnare la correzione dell’Onnipotente; * perché egli fa la piaga e la fascia, ferisce e la sua mano risana. V. Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo. Mostrati dunque zelante e ravvediti, R. perché egli fa la piaga e la fascia, ferisce e la sua mano risana. Seconda Lettura Dalle "Confessioni" di sant’Agostino, vescovo (Lib. 11. 1,1–2,3) Che io possa offrirti in sacrificio la servitù del mio pensiero e della mia parola Signore, l’eternità è tua: ignori tu forse quello che ti dico o vedi temporalmente quello che accade nel tempo? Perché allora ti espongo il racconto di tante cose? Non certo perché tu le conosca per mezzo mio, ma per ridestare verso di te il mio affetto e quello di coloro che mi leggono, e così esclamare tutti insieme: «Grande è il Signore e degno di ogni lode» (Sal 47,2; 95,4; 144,3). L’ho detto e lo ripeto; per amore dell’amor tuo faccio questo. Difatti noi preghiamo e tuttavia la Verità dice: «Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate» (Mt 6,7). Dunque quando ti confessiamo le nostre miserie e le tue misericordie verso di noi, non facciamo che manifestare a te il nostro affetto, perché tu che hai cominciato ci liberi definitivamente; e così cessiamo di essere infelici in noi stessi e diventiamo felici in te, poiché ci hai chiamati a essere poveri in spirito e miti e piangenti, affamati e assetati di giustizia, misericordiosi, puri di cuore e pacifici. Ecco, io ti ho narrato molte cose, quelle che ho potuto e ho voluto, poiché tu per primo hai voluto che confessassi a te, Signore Dio mio, che sei buono e la tua misericordia dura nei secoli (cfr. Sal 105; 106; 117; 135,1). Ma quando mai riuscirò a raccontare con la lingua della mia penna tutti i tuoi inviti, le paure, le gioie e le provvidenze con cui mi hai condotto a predicare la tua parola e dispensare al popolo il tuo sacramento? E se pure riesco a esporre tutto con ordine, mi costa cara ogni goccia di tempo. A lungo ardo dal desiderio di meditare la tua legge e di confessarti in essa la mia scienza e la mia ignoranza, i primordi della tua illuminazione e gli ultimi avanzi delle mie tenebre, finché la mia debolezza sia assorbita dalla tua forza (cfr. 2Cor 5,4). E non voglio che in altra occupazione si consumino le ore che trovo libere dalle necessità di ristorare il corpo, di applicare lo spirito e di prestare quel servizio che debbo agli uomini, e anche quello che gli rendo pur senza esservi obbligato. Signore Dio mio, porgi ascolto alla mia preghiera e la tua misericordia esaudisca il mio desiderio, perché non arde per me solo, ma vuol essere utile alla carità fraterna: e tu vedi nel mio cuore che è così. Che io possa offrirti in sacrificio la servitù del mio pensiero e della mia parola; e tu dammi qualcosa da offrirti, «perché io sono povero e infelice», ma «tu sei pieno di misericordia con chi t’invoca» (Sal 85,2.5), tu che senza cura ti prendi cura di noi. Recidi ogni temerità e menzogna dalle mie labbra interiori ed esteriori. Mie caste delizie siano le tue Scritture: che in esse io non m’inganni né resti ingannato. Signore, volgiti e abbi pietà; Signore Dio mio, luce dei ciechi e forza dei deboli, e nello stesso tempo luce dei veggenti e forza dei forti, volgiti all’anima mia e ascolta il suo grido profondo. Responsorio (Sal 60,2-3.6) R. Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera. * Dai confini della terra io t’invoco; V. perché tu, Dio, hai ascoltato i miei voti, mi hai dato l’eredità di chi teme il tuo nome. R. Dai confini della terra io t’invoco.