Informazioni Liturgiche
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- Feria
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- ORDINARIO
- Settimana
- XV
- Salterio
- III
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
15a SETTIMANA
Anno Pari
Venerdi
Prima Lettura
Dal libro di Giobbe (6,1-30) La risposta di Giobbe afflitto e abbandonato da Dio Giobbe rispose a Elifaz: Se ben si pesasse il mio cruccio e sulla stessa bilancia si ponesse la mia sventura...
certo sarebbe più pesante della sabbia del mare! Per questo sconnesse sono state le mie parole, perché le saette dell’Onnipotente mi stanno infitte, sì che il mio spirito ne beve il veleno e terrori immani mi si schierano contro! Raglia forse l’asino con l’erba davanti o muggisce il bue sopra il suo foraggio? Si mangia forse un cibo insipido, senza sale? O che gusto c’è nell’acqua di malva? Ciò che io ricusavo di toccare questo è il ributtante mio cibo! Oh, mi accadesse quello che invoco, e Dio mi concedesse quello che spero! Volesse Dio schiacciarmi, stendere la mano e sopprimermi! Ciò sarebbe per me un qualche conforto e gioirei, pur nell’angoscia senza pietà, per non aver rinnegato i decreti del Santo.
Qual è la mia forza, perché io possa durare, o quale la mia fine, perché prolunghi la vita? La mia forza è forza di macigni? La mia carne è forse di bronzo? Non c’è proprio aiuto per me? Ogni soccorso mi è precluso? A chi è sfinito è dovuta pietà dagli amici, anche se ha abbandonato il timore di Dio.
I miei fratelli mi hanno deluso come un torrente, sono dileguati come i torrenti delle valli, i quali sono torbidi per lo sgelo, si gonfiano allo sciogliersi della neve, ma al tempo della siccità svaniscono e all’arsura scompaiono dai loro letti.
Deviano dalle loro piste le carovane, avanzano nel deserto e vi si perdono; le carovane di Tema guardano là, i viandanti di Saba sperano in essi: ma rimangono delusi d’avere sperato, giunti fin là, ne restano confusi.
Così ora voi siete per me: vedete che faccio orrore e vi prende paura.
Vi ho detto forse: «Datemi qualcosa» o «dei vostri beni fatemi un regalo» o «liberatemi dalle mani di un nemico» o «dalle mani dei violenti riscattatemi»? Istruitemi e allora io tacerò, fatemi conoscere in che cosa ho sbagliato.
Che hanno di offensivo le giuste parole? Ma che cosa dimostra la prova che viene da voi? Forse voi pensate a confutare parole, e come sparsi al vento stimate i detti di un disperato! Anche sull’orfano gettereste la sorte e a un vostro amico scavereste la fossa.
Ma ora degnatevi di volgervi verso di me: davanti a voi non mentirò.
Su, ricredetevi: non siate ingiusti! Ricredetevi; la mia giustizia è ancora intatta! C’è forse iniquità sulla mia lingua o il mio palato non distingue più le sventure? Responsorio (Gb 6,2.3.13)
R. Se ben si pesasse il mio cruccio e sulla stessa bilancia si ponesse la mia sventura! * Sconnesse sono state le mie parole, perché le saette dell’Onnipotente mi stanno infitte.
R. Non v’è proprio aiuto per me? Ogni soccorso mi è precluso?
V.Sconnesse sono state le mie parole, perché le saette dell’Onnipotente mi stanno infitte.
Seconda Lettura
Dal "Commento su Matteo" di Origene, sac. (Lib. 11,6)
«Coraggio, sono io!»
Se quando siamo soggetti al pericolo delle tentazioni, ci ricordassimo che il Signore ci ha obbligati a imbarcarci, perché vuole che lo precediamo sull’altra riva! Chi non ha sopportato la prova dei flutti e del vento contrario è impossibile che giunga all’altra riva.
Perciò quando ci vediamo accerchiati da numerose difficoltà, e stanchi ci troviamo immersi in esse, pensiamo che la nostra barca sta in mezzo al mare, sbattuta dai flutti, che vorrebbero vederci naufragare nella fede o in qualche altra virtù. Se dunque vediamo il soffio del maligno ostinarsi contro di noi, pensiamo che abbiamo il vento contrario.
Quando in mezzo a queste sofferenze avremo trascorso svegli le tre ore della notte oscura, proprie dei momenti di tentazione, lottando il meglio possibile e tenendoci all’erta per evitare il naufragio della fede, siamo certi che all’arrivo della quarta ora, quando «la notte è avanzata e il giorno è vicino» (Rm 13,12) si accosterà a noi il Figlio di Dio camminando sul mare per rendercelo tranquillo.
Quando vedremo apparirci il Verbo saremo presi da timore, fino a che non capiremo che si tratta del Salvatore venuto a stare con noi; e credendo di vedere un fantasma, tutti paurosi grideremo; ma subito lui ci parlerà e ci dirà: «Coraggio, sono io, non abbiate paura» (Mt 14,27).
Commosso da queste parole, forse si troverà tra noi, più ardente degli altri, un Pietro in cammino verso la perfezione, ma che non l’ha ancora raggiunta; egli salterà fuori dalla barca, come sfuggendo alla prova che lo insidiava, e all’inizio, nel suo desiderio di andare a Gesù, camminerà sulle acque; ma essendo ancora insufficiente la sua fede e lui stesso ancora insicuro, sentendo la violenza del vento avrà paura e comincerà ad affondare. Tuttavia non gli accadrà, perché invocherà Gesù gridando forte: «Signore, salvami!» (Mt 14,30). E anche quest’altro Pietro, non ha ancora finito di dire «Signore, salvami» che il Verbo gli stende la mano e lo soccorre, afferrandolo proprio nel momento in cui sta per affondare, e gli rimprovera la sua poca fede e i suoi dubbi. Nota tuttavia che non lo chiama incredulo, bensì «uomo di poca fede»; e gli dice: «Perché hai dubitato?» (Mt 14,31), come uno che pur avendo un po’ di fede, tentenna e si comporta in modo contrario. Poi Gesù e Pietro saliranno sulla barca, il vento cesserà e i passeggeri, rendendosi conto da quali pericoli siano stati salvati, lo adoreranno dicendo: «Tu sei veramente il Figlio di Dio» (Mt 14,33).
Responsorio (Sal 68,2.18-19)
V.Salvami, o Dio: l’acqua mi giunge alla gola. * Non nascondere il volto al tuo servo, sono in pericolo: presto, rispondimi.
R.Avvicinati a me, riscattami, salvami dai miei nemici.
R. Non nascondere il volto al tuo servo, sono in pericolo: presto, rispondimi.