Domenica 2026-07-19

XVI Domenica del Tempo Ordinario

Tempo ORDINARIO
XVI
Salterio IV
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XVI
Salterio
IV
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 16a SETTIMANA Anno Pari Domenica Prima Lettura Dal libro di Giobbe (11,1-20) Discorso di Zofar: Credi tu di scrutare l’intimo di Dio? Zofar il Naamatita prese la parola e disse: A tante parole non si darà risposta? O il loquace dovrà aver ragione? I tuoi sproloqui faranno tacere la gente? Ti farai beffe, senza che alcuno ti svergogni? Tu dici: «Pura è la mia condotta, io sono irreprensibile agli occhi di lui». Tuttavia, volesse Dio parlare e aprire le labbra contro di te, per manifestarti i segreti della sapienza, che sono così difficili all’intelletto, allora sapresti che Dio ti condona parte della tua colpa. Credi tu di scrutare l’intimo di Dio o di penetrare la perfezione dell’Onnipotente? è più alta del cielo: che cosa puoi fare? è più profonda degli inferi: che ne sai? Più lunga della terra ne è la dimensione, più vasta del mare. Se egli assale e imprigiona e chiama in giudizio, chi glielo può impedire? Egli conosce gli uomini fallaci, vede l’iniquità e l’osserva: l’uomo stolto mette giudizio e da ònagro indomito diventa docile. Ora, se tu a Dio dirigerai il cuore e tenderai a lui le tue palme, se allontanerai l’iniquità che è nella tua mano e non farai abitare l’ingiustizia nelle tue tende, allora potrai alzare la faccia senza macchia e sarai saldo e non avrai timori, perché dimenticherai l’affanno e te ne ricorderai come di acqua passata; più del sole meridiano splenderà la tua vita, l’oscurità sarà per te come l’aurora. Ti terrai sicuro per ciò che ti attende e guardandoti attorno, riposerai tranquillo. Ti coricherai e nessuno ti disturberà, molti anzi cercheranno i tuoi favori. Ma gli occhi dei malvagi languiranno, ogni scampo è per essi perduto, unica loro speranza è l’ultimo respiro! Responsorio (Cfr. 2Cor 4,8.9.10) R. Siamo tribolati, ma non schiacciati; sconvolti, ma non disperati; * subiamo persecuzione, ma non siamo perduti. V.Portiamo sempre nel corpo la morte di Cristo, perché anche la sua vita si manifesti in noi: R. subiamo persecuzione, ma non siamo perduti. Seconda Lettura Dal "Commento sul libro di Giobbe" di san Gregorio Magno, papa (Lib. 10,7-8.10) Molteplice è la legge di Dio Che cosa si deve intendere qui per legge di Dio se non la carità, per mezzo della quale sempre teniamo presente nella nostra mente come si debbano osservare nella pratica i precetti della vita? Di questa legge infatti dice la voce della verità: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri» (Gv 15,12). Di essa Paolo afferma: «Pieno compimento della legge è l’amore» (Rm 13,10). E della medesima dice ancora: «Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo» (Gal 6,2). In verità per legge di Cristo nulla si può intendere più convenientemente della carità, che adempiamo quando portiamo per amore i pesi dei fratelli. Ma questa stessa legge è detta molteplice, perché la carità si estende con premurosa sollecitudine alle opere di tutte le virtù. Essa comincia certo da due precetti, ma si dilata a innumerevoli altri. Assai bene Paolo enumera la complessità di questa legge, col dire: «La carità è paziente, è benigna la carità, non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità» (1Cor 13,4-6). «La carità è paziente», perché sopporta con serenità i torti ricevuti. «è benigna», perché in cambio dei mali offre beni con larghezza. «Non è invidiosa», perché nulla desidera in questo mondo, e quindi non sa invidiare i successi terreni. «Non si vanta», perché non si esalta dei beni esteriori, mentre desidera ardentemente il premio di una ricompensa interiore. «Non manca di rispetto», perché dilatandosi nel solo amore di Dio e del prossimo, ignora tutto ciò che è contrario alla rettitudine. «Non è ambiziosa», perché, occupandosi intensamente dei suoi beni interni, non sente affatto all’esterno il desiderio delle cose altrui. «Non cerca il suo interesse», perché tutto quello che possiede in modo transitorio quaggiù lo trascura come fosse di altri, e non riconosce nulla di suo, se non quello che perdura con essa. «Non si adira», perché, anche se provocata dalle ingiustizie, non si eccita ad alcun moto di vendetta, e attende maggiori ricompense future per i grandi travagli sostenuti. «Non tiene conto del male ricevuto», perché, rinsaldando l’anima nell’amore del bene, svelle dalle radici ogni forma di odio e non sa trattenere nell’anima ciò che la macchia. «Non gode dell’ingiustizia», perché, anelando unicamente all’amore verso tutti, non si compiace in alcun modo della rovina degli avversari. «Ma si compiace della verità», perché, amando gli altri come se stessa, e vedendo in essi la rettitudine, si rallegra come di un profitto e progresso proprio. Complessa e polivalente dunque è questa legge di Dio. Responsorio (Rm 13,8.10; Gal 5,14) R. Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; chi ama il suo simile ha adempiuto la legge: * pieno compimento della legge è l’amore. V. Tutta la legge trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso; R. pieno compimento della legge è l’amore.