Informazioni Liturgiche
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- ORDINARIO
- Settimana
- XVI
- Salterio
- IV
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
16a SETTIMANA
Anno Pari
Martedi
Prima Lettura
Dal libro di Giobbe (13,13–14,6) Giobbe si appella al giudizio di Dio Rispondendo ai suoi amici, Giobbe disse: «Tacete, state lontani da me: parlerò io, mi capiti quel che capiti.
Voglio afferrare la mia carne con i denti e mettere sulle mie mani la mia vita.
Mi uccida pure, non me ne dolgo; voglio solo difendere davanti a lui la mia condotta! Questo mi sarà pegno di vittoria, perché un empio non si presenterebbe davanti a lui.
Ascoltate bene le mie parole e il mio esposto sia nei vostri orecchi.
Ecco, tutto ho preparato per il giudizio, son convinto che sarò dichiarato innocente.
Chi vuol muover causa contro di me? Perché allora tacerò, pronto a morire.
Solo, assicurami due cose e allora non mi sottrarrò alla tua presenza; allontana da me la tua mano e il tuo terrore più non mi spaventi; poi interrogami pure e io risponderò oppure parlerò io e tu mi risponderai.
Quante sono le mie colpe e i miei peccati? Fammi conoscere il mio misfatto e il mio peccato.
Perché mi nascondi la tua faccia e mi consideri come un nemico? Vuoi spaventare una foglia dispersa dal vento e dar la caccia a una paglia secca? Poiché scrivi contro di me sentenze amare e mi rinfacci i miei errori giovanili; tu metti i miei piedi in ceppi, spii tutti i miei passi e ti segni le orme dei miei piedi.
Intanto io mi disfo come legno tarlato o come un vestito corroso da tignola.
L’uomo, nato di donna, breve di giorni e sazio di inquietudine, come un fiore spunta e avvizzisce, fugge come l’ombra e mai si ferma.
Tu sopra un tal essere tieni aperti i tuoi occhi e lo chiami a giudizio presso di te? Chi può trarre il puro dall’immondo? Nessuno.
Se i suoi giorni sono contati, se il numero dei suoi mesi dipende da te, se hai fissato un termine che non può oltrepassare, distogli lo sguardo da lui e lascialo stare finché abbia compiuto, come un salariato, la sua giornata!».
Responsorio (Cfr. Gb 13,20.21; Ger 10,24)
R. Non mi sottrarrò alla tua presenza, Signore; allontana da me il castigo della tua mano * e il tuo terrore più non mi spaventi.
R.Correggimi, Signore, ma con giusta misura; non secondo la tua ira, perché non venga meno,
R. e il tuo terrore più non mi spaventi.
Seconda Lettura
Dai "Trattati" di san Zeno di Verona, vescovo (15,2)
Giobbe prefigurava Cristo
Per quanto ci è dato capire, fratelli carissimi, Giobbe prefigurava Cristo. Il confronto dimostrerà l’esattezza di questa asserzione. Giobbe è stato dichiarato giusto da Dio e Cristo è la giustizia stessa. Da lui, come da sorgente, attingono tutti quelli che sono beati. Di lui infatti è stato detto: «Sorgerà per voi il sole di giustizia» (Ml 3,20). Giobbe è stato detto uomo veritiero. Ora il Signore è la verità stessa. Nel vangelo ha detto: «Io sono la via e la verità» (Gv 14,6). Giobbe è stato ricco. E chi è ricco più del Signore? Sono suoi servi tutti i ricchi e a lui appartiene tutta la terra con tutte le cose che vi sono contenute, come attesta il grande profeta Davide: «Del Signore è la terra e quanto contiene, l’universo e tutti i suoi abitanti» (Sal 23,1). Tre volte Giobbe è stato tentato dal diavolo. Allo stesso modo tre volte, come dice l’evangelista, il diavolo ha cercato di tentare il Signore.
Giobbe fu privato di tutte le ricchezze che possedeva, anche il Signore, per amor nostro, si privò di tutti i beni celesti e si fece povero, per fare ricchi noi. Il diavolo uccise nel suo furore i figli di Giobbe. Anche il popolo fariseo nel suo pazzo odio uccise i profeti, figli del Signore.
Giobbe fu ricoperto di piaghe. Anche il Signore, assumendo la nostra carne, si ricoprì delle sozzure e delle iniquità di tutto il genere umano.
La moglie esortava Giobbe a maledire. Così la sinagoga cercava di spingere il Signore a seguire le false tradizioni dei farisei.
Giobbe fu insultato dagli amici e anche il Signore fu insultato dai suoi sacerdoti, da quelli che avrebbero dovuto onorarlo.
Giobbe giaceva abbandonato nell’immondezzaio, dove brulicavano i vermi, e anche il Signore giacque nel vero immondezzaio, cioè nel fango di questo mondo, in mezzo a quei veri vermi che sono gli uomini pieni di ogni scelleratezza e di ogni passione.
Giobbe riacquistò la salute del suo corpo e dei suoi beni. Il Signore, con la sua risurrezione da morte, ha donato a quanti credono in lui non soltanto la salvezza ma anche l’immortalità e ha ripreso il dominio su tutte le cose secondo quanto egli stesso afferma: «Tutto mi è stato dato dal Padre mio» (Mt 11,27).
Giobbe generò altri figli al posto di quelli perduti. Anche il Signore al posto dei profeti generò quali suoi figli i santi apostoli.
Giobbe finalmente, al colmo della felicità, riposò in pace. Il Signore invece resta benedetto in eterno per tutti i secoli dei secoli.
Responsorio (Cfr. Eb 12,1-2; 2Cor 6,4-5)
V.Corriamo con tenacia nella corsa che ci sta davanti, * fissando lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede.
R.Affrontiamo con fermezza tribolazioni, necessità, angosce, percosse, prigioni.
R. fissando lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede.