Informazioni Liturgiche
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- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
17a SETTIMANA
Anno Pari
Domenica
Prima Lettura
Dal libro di Giobbe (28,1-28) La sapienza è solo presso Dio Giobbe disse: Certo, per l’argento vi sono miniere e per l’oro luoghi dove esso si raffina.
Il ferro si cava dal suolo e la pietra fusa libera il rame.
L’uomo pone un termine alle tenebre e fruga fino all’estremo limite le rocce nel buio più fondo.
Forano pozzi lungi dall’abitato coloro che perdono l’uso dei piedi: pendono sospesi lontano dalla gente e vacillano.
Una terra, da cui si trae pane, di sotto è sconvolta come dal fuoco.
Le sue pietre contengono zaffiri e oro la sua polvere.
L’uccello rapace ne ignora il sentiero, non lo scorge neppure l’occhio dell’aquila, non battuto da bestie feroci, né mai attraversato dal leopardo.
Contro la selce l’uomo porta la mano, sconvolge le montagne: nelle rocce scava gallerie e su quanto è prezioso posa l’occhio: scandaglia le sorgenti dei fiumi e quel che vi è nascosto porta alla luce.
Ma la sapienza da dove si trae? E il luogo dell’intelligenza dov’è? L’uomo non ne conosce la via, essa non si trova sulla terra dei viventi.
L’abisso dice: «Non è in me!» e il mare dice: «Neppure presso di me!».
Non si scambia con l’oro più scelto, né per comprarla si pesa l’argento.
Non si acquista con l’oro di Ofir, con il prezioso berillo o con lo zaffiro.
Non la pareggia l’oro e il cristallo, né si permuta con vasi di oro puro.
Coralli e perle non meritano menzione, vale più scoprire la sapienza che le gemme.
Non la eguaglia il topazio d’Etiopia; con l’oro puro non si può scambiare a peso.
Ma da dove viene la sapienza? E il luogo dell’intelligenza dov’è? è nascosta agli occhi di ogni vivente ed è ignota agli uccelli del cielo.
L’abisso e la morte dicono: «Con gli orecchi ne udimmo la fama».
Dio solo ne conosce la via, lui solo sa dove si trovi, perché volge lo sguardo fino alle estremità della terra, vede quanto è sotto la volta del cielo.
Quando diede al vento un peso e ordinò le acque entro una misura, quando impose una legge alla pioggia e una via al lampo dei tuoni, allora la vide e la misurò, la comprese e la scrutò appieno e disse all’uomo: «Ecco, temere Dio, questo è sapienza e schivare il male, questo è intelligenza».
Responsorio (1Cor 2,7; 1,30)
R. Parliamo di una sapienza divina e misteriosa, rimasta nascosta, * preordinata da Dio prima dei secoli per la nostra gloria.
V. Voi siete in Cristo Gesù: per opera di Dio egli per noi è diventato sapienza,
R. preordinata da Dio prima dei secoli per la nostra gloria.
Seconda Lettura
Dalle "Confessioni" di sant’Agostino, vescovo (Lib. 1,1-2, 2.5,1)
Inquieto è il nostro cuore finché non riposa in te
«Grande è il Signore e degno di ogni lode; la sua grandezza non si può misurare, la sua sapienza non ha confini» (Sal 47,1; 95,4; 144,3; 146,5). E l’uomo vuole lodarti, lui piccola parte di quanto hai creato; l’uomo che si porta attorno il suo essere mortale, l’uomo che viene accompagnato dalla testimonianza del suo peccato e dalla prova che tu resisti ai superbi.
Nonostante ciò anche l’uomo, piccola parte di quanto hai creato, vuole lodarti. Tu lo spingi a trovare le sue delizie nel lodarti, perché ci hai creati per te e il nostro cuore è senza pace finché non riposa in te.
Concedimi, o Signore, di conoscere e comprendere se prima si deve invocarti o lodarti, se prima conoscerti o invocarti. Ma chi ti può invocare se non ti conosce? Chi non conosce, non sa a chi dirigere la sua invocazione. Ma, per caso, non sarà necessario invocarti per conoscerti? «Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui?». E «come potranno credere, senza averne sentito parlare?» (Rm 10,14).
«Loderanno il Signore quanti lo cercano» (Sal 21,27); poiché, cercandolo, lo troveranno e, trovatolo, lo loderanno. Che io ti cerchi, o Signore, invocandoti; che io ti invochi, credendo in te, perché sei stato annunziato a noi. O Signore, è la mia fede a invocarti, quella fede che tu mi hai donato, quella fede che, mediante l’opera del tuo annunziatore, mi hai ispirato per l’umanità del tuo Figlio fatto uomo. Ma come invocherò il mio Dio, il Dio e Signore mio? Certo lo chiamerò in me stesso, quando lo invocherò. E qual posto esiste in me, in cui il mio Dio possa venire dentro di me, lui che creò il cielo e la terra? Esiste così qualcosa in me, Signore mio Dio, capace di contenerti? O forse il cielo e la terra che tu hai creato e nei quali hai creato anche me, ti possono contenere? Oppure, poiché senza di te nulla esisterebbe di quanto esiste, accade che quanto esiste ti contenga?
Intanto, dato che io esisto, perché ti chiedo di venire dentro di me, io che non esisterei se tu non fossi in me? Non sono ancora sceso negli inferi, sebbene tu sia presente anche là; infatti la Scrittura attesta: «Se scendo negli inferi, eccoti» (Sal 138,8).
Dunque io non esisterei, o mio Dio, non esisterei affatto, se tu non fossi in me. Potrei forse esistere, se non fossi in te, dal quale, per il quale e nel quale tutto esiste? (cfr. 1Cor 8,6).
è così, Signore; sì, è così. Dove dunque vado a invocarti, se sono in te? Da dove tu verresti in me? Dove mi porterei, fuori dal cielo e dalla terra, perché di là venga in me il mio Dio che ha affermato: «Non riempio io il cielo e la terra?» (Ger 23,24).
Chi mi farà riposare in te? Chi mi concederà che tu venga nel mio cuore, così che io possa dimenticare i miei mali e abbracciare te, unico mio bene? Che cosa sei tu per me? Abbi misericordia, perché possa parlare. Che cosa sono io per te, perché tu mi comandi di amarti, e se non obbedisco ti adiri contro di me e mi minacci grandi sventure? è forse piccola questa stessa sventura, di non amarti?
Oh, dimmi per tua misericordia, Signore mio Dio, che cosa tu sei per me. «Dimmi: Sono io la tua salvezza» (Sal 34,3). Parla così, e io ascolterò. Ecco, il mio cuore ti ascolta, Signore; rendilo disponibile e dimmi: «Sono io la tua salvezza».
Inseguirò il suono di questa tua parola e ti raggiungerò. Non nascondermi il tuo volto: che io muoia per non morire, per vedere il tuo volto!
Responsorio (Sal 72,25-26; 34,3)
R. Chi altri avrò per me in cielo? Fuori di te nulla bramo sulla terra. Vengono meno la mia carne e il mio cuore: * la roccia del mio cuore è Dio; è Dio, la mia sorte per sempre.
V. Di’ all’anima mia: Sono io la tua salvezza.
R. La roccia del mio cuore è Dio; è Dio la mia sorte per sempre.