Informazioni Liturgiche
- Grado
- Feria
- Tempo
- ORDINARIO
- Settimana
- XIX
- Salterio
- III
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
19a SETTIMANA
Anno Pari
Domenica
Prima Lettura
Dal libro del profeta Giona (1,1–2,1.11) Vocazione, fuga e naufragio di Giona Fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, questa parola del Signore: «Alzati, va’ a Ninive la grande città e in essa proclama che la loro malizia è salita fino a me». Giona invece si mise in cammino per fuggire a Tarsis, lontano dal Signore. Scese a Giaffa, dove trovò una nave diretta a Tarsis. Pagato il prezzo del trasporto, s’imbarcò con loro per Tarsis, lontano dal Signore.
Ma il Signore scatenò sul mare un forte vento e ne venne in mare una tempesta tale che la nave stava per sfasciarsi. I marinai impauriti invocarono ciascuno il proprio dio e gettarono a mare quanto avevano sulla nave per alleggerirla. Intanto Giona, sceso nel luogo più riposto della nave, si era coricato e dormiva profondamente.
Gli si avvicinò il capo dell’equipaggio e gli disse: «Che cos’hai così addormentato? Alzati, invoca il tuo Dio! Forse Dio si darà pensiero di noi e non periremo». Quindi dissero fra di loro: «Venite, gettiamo le sorti per sapere per colpa di chi ci è capitata questa sciagura».
Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona. Gli domandarono: «Spiegaci dunque per causa di chi abbiamo questa sciagura. Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni?». Egli rispose: «Sono Ebreo e venero il Signore Dio del cielo, il quale ha fatto il mare e la terra». Quegli uomini furono presi da grande timore e gli domandarono: «Che cosa hai fatto?». Erano infatti venuti a sapere che egli fuggiva il Signore, perché lo aveva loro raccontato. Essi gli dissero: «Che cosa dobbiamo fare di te perché si calmi il mare, che è contro di noi?». Infatti il mare infuriava sempre più. Egli disse loro: «Prendetemi e gettatemi in mare e si calmerà il mare che ora è contro di voi, perché io so che questa grande tempesta vi ha colto per causa mia». Quegli uomini cercavano a forza di remi di raggiungere la spiaggia, ma non ci riuscivano perché il mare andava sempre più crescendo contro di loro.
Allora implorarono il Signore e dissero: «Signore, fa’ che noi non periamo a causa della vita di questo uomo e non imputarci il sangue innocente poiché tu Signore agisci secondo il tuo volere». Presero Giona e lo gettarono in mare e il mare placò la sua furia. Quegli uomini ebbero un grande timore del Signore, offrirono sacrifici al Signore e fecero voti.
Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. Poi il Signore comandò al pesce ed esso rigettò Giona sull’asciutto.
Responsorio (Gn 1,1-3; Mt 12,39)
R. Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Alzati, va’ a Ninive la grande città e in essa proclama: * la loro malizia è salita fino a me».
V. Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta:
R. la loro malizia è salita fino a me.
Seconda Lettura
Dal "Commento sui salmi" di sant’Ambrogio, vescovo
(Sal 43,83-85)
Il segno di Giona
Esamina se si discosta dal vangelo ciò che leggiamo di Giona; cioè che dormiva profondamente nel fondo della nave: figura della santa passione. Come infatti Giona dormiva nella nave e russava tranquillo, senza timore di essere catturato, così il Signore nostro Gesù Cristo, che diede compimento a quella prefigurazione col mistero della sua morte, al tempo della predicazione del vangelo dormì nella nave; e come quello «rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra» (Mt 12,40) durante la sua passione. Quando si svegliò dalla morte ridestando il suo corpo dal sonno, egli risuscitò per la salvezza universale e visitò i suoi discepoli.
Il vero Giona dunque è lui, che diede la sua vita per redimerci. Era stato preso e buttato in mare perché, catturato e divorato dalla balena, dimorando dentro di lei potesse purificarla. Di quale balena si tratti, ascolta Giobbe: «Sono io forse un mostro marino, perché tu debba catturarmi?» (Gb 7,12).
Chi è costui? Lo sai quando leggi che il Signore nostro Gesù «ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri» (Ef 4,8). Sconfitto infatti il nemico, noi che eravamo schiavi incominciammo per Cristo a possedere la libertà. Inoltre la stessa implorazione del santo Giona c’insegna che si tratta dei misteri della passione del Signore; infatti dice: «Nella mia angoscia ho invocato il Signore ed egli mi ha esaudito; dal profondo degli inferi ho gridato» (Gn 2,3). Vedi che parla del profondo dell’inferno, non della balena? Il Signore infatti non nella balena, ma negli inferi discese per liberare dalla prigionia anche quelli che si trovavano là.
Chi è colui che compì il sacrificio lodando e confessando il Signore, se non il primo di tutti i sacerdoti, che per tutti pregò e supplicò? Egli solo poteva ottenere simile risultato. Quando Giona fu buttato in mare, il mare si tranquillizzò; così il Signore nostro Gesù Cristo venne in questo mondo per salvarlo, rappacificando ogni cosa col suo sangue, sia in terra che in cielo (cfr. Col 1,20). Con la sua venuta redense tutta l’umanità e con le sue opere, risuscitando i morti, sanando i malati, infondendo nel cuore degli uomini il timor di Dio, li portò ad adorarlo. Egli è colui che offrì per noi a Dio un sacrificio di salvezza, offrendo vittime degne per la nostra conversione; egli è colui che dopo aver dormito si ridestò per sempre.
Responsorio (Mt 12,40; 20,19; Gn 2,2.11)
R. Come Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, * così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra, ma il terzo giorno risusciterà.
V. Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore suo Dio; e il Signore comandò al pesce ed esso rigettò Giona sull’asciutto.
R. Così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra, ma il terzo giorno risusciterà.