Mercoledì 2026-08-19

Mercoledì della XX settimana del Tempo Ordinario | m

Tempo ORDINARIO
XX
Salterio IV
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XX
Salterio
IV
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 20a SETTIMANA Anno Pari Mercoledi Prima Lettura Dal libro di Qoèlet (5,9–6,8) Vanità delle ricchezze Chi ama il denaro, mai si sazia di denaro e chi ama la ricchezza, non ne trae profitto. Anche questo è vanità. Con il crescere dei beni i parassiti aumentano e quale vantaggio ne riceve il padrone, se non di vederli con gli occhi? Dolce è il sonno del lavoratore, poco o molto che mangi; ma la sazietà del ricco non lo lascia dormire. Un altro brutto malanno ho visto sotto il sole: ricchezze custodite dal padrone a proprio danno. Se ne vanno in fumo queste ricchezze per un cattivo affare e il figlio che gli è nato non ha nulla nelle mani. Come è uscito nudo dal grembo di sua madre, così se ne andrà di nuovo come era venuto, e dalle sue fatiche non ricaverà nulla da portar con sé. Anche questo è un brutto malanno: che se ne vada proprio come è venuto. Quale vantaggio ricava dall’aver gettato le sue fatiche al vento? Inoltre avrà passato tutti i suoi giorni nell’oscurità e nel pianto fra molti guai, malanni e crucci. Ecco quello che ho concluso: è meglio mangiare e bere e godere dei beni in ogni fatica durata sotto il sole, nei pochi giorni di vita che Dio gli dà: è questa la sua sorte. Ogni uomo, a cui Dio concede ricchezze e beni, ha anche facoltà di goderli e prendersene la sua parte e di godere delle sue fatiche: anche questo è dono di Dio. Egli non penserà infatti molto ai giorni della sua vita, poiché Dio lo tiene occupato con la gioia del suo cuore. Un altro male ho visto sotto il sole, che pesa molto sopra gli uomini. A uno Dio ha concesso beni, ricchezze, onori e non gli manca niente di quanto desidera; ma Dio non gli concede di poterne godere, perché è un estraneo che ne gode. Ciò è vanità e malanno grave! Se uno avesse cento figli e vivesse molti anni e molti fossero i suoi giorni, se egli non gode dei suoi beni e non ha neppure una tomba, allora io dico: meglio di lui l’aborto, perché questi viene invano e se ne va nella tenebra e il suo nome è coperto dalla tenebra Non vide neppure il sole: non conobbe niente; eppure il suo riposo è maggiore di quello dell’altro. Se quello vivesse anche due volte mille anni, senza godere dei suoi beni, forse non dovranno andare tutt’e due nel medesimo luogo? Tutta la fatica dell’uomo è per la bocca e la sua brama non è mai sazia. Quale vantaggio ha il savio sullo stolto? Quale il vantaggio del povero che sa comportarsi bene di fronte ai viventi? Responsorio (Cfr. Pr 30,8; Sal 30,15.16) R. Tieni lontane da me, Signore, falsità e menzogna. * Non darmi né povertà né ricchezza, ma soltanto il cibo necessario. V. Io confido in te, Signore; nelle tue mani sono i miei giorni. R. Non darmi né povertà né ricchezza, ma soltanto il cibo necessario. Seconda Lettura Dal "Commento sull’Ecclesiaste" di san Girolamo, sac. Cercate le cose di lassù «Ogni uomo a cui Dio concede ricchezze e beni ha anche facoltà di goderli e prendersene la sua parte, e di godere delle sue fatiche: anche questo è dono di Dio. Egli non penserà infatti molto ai giorni della sua vita, poiché Dio lo tiene occupato con la gioia del suo cuore» (Qo 5,18-19). A paragone di colui che si nutre delle sue sostanze nel turbinio delle sue preoccupazioni e dei suoi affanni e, con grave peso e tedio della vita, accumula cose destinate poi a perire, il sapiente afferma che è migliore colui che gode di quanto gli sta davanti. In questo secondo caso, infatti, per quanto piccola una certa soddisfazione c’è e precisamente nell’uso dei beni. Nel primo caso c’è solo un cumulo di fastidi. Il sapiente dimostra anche perché deve ritenersi un dono di Dio poter godere delle ricchezze affermando: «Non penserà molto ai giorni della sua vita». Certamente il Signore concede gioia al suo cuore: non sarà nella tristezza, non sarà tormentato dall’ansia, assorbito com’è dalla letizia e dal piacere presente. Ma è meglio, secondo l’Apostolo, scorgere il bene da godere non tanto nel cibo e nella bevanda materiale, ma nel nutrimento dello spirito concesso da Dio. C’è un bene nelle fatiche proprio perché solo attraverso fatiche e sforzi possiamo arrivare alla contemplazione dei veri beni. Ed è proprio ciò che dobbiamo fare: rallegrarci nelle nostre occupazioni e attività. Quantunque però questo sia un bene, tuttavia «fino a che Cristo nostra vita non si sarà manifestato» (cfr. Col 3,4) non è ancora il bene completo. Deve ritenersi veramente saggio colui che, istruito nelle divine Scritture, ha tutta la sua fatica sulle sue labbra e la sua brama non è mai sazia (cfr. Qo 6,7), dal momento che sempre desidera di imparare. In questo il savio si trova in condizione migliore dello stolto, perché, sentendosi povero (quel povero che è proclamato beato dal vangelo), si affretta ad abbracciare ciò che riguarda la vera vita, cammina sulla strada stretta e angusta che conduce alla vita, è povero di opere malvage, e sa dove risiede Cristo, che è la vita. Responsorio (Cfr. Sir 23,4.5.6.1) R. Signore, padre e Dio della mia vita, non mettermi in balìa di sguardi sfrontati, allontana da me la concupiscenza. Sensualità e libidine non s’impadroniscano di me; * che io non serva desideri vergognosi. V. Signore non abbandonarmi al loro volere, non lasciarmi cadere a causa loro: R. che io non serva desideri vergognosi.