Informazioni Liturgiche
- Grado
- Feria
- Tempo
- ORDINARIO
- Settimana
- XXII
- Salterio
- II
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
22a SETTIMANA
Anno Pari
Lunedi
Prima Lettura
Dalla prima lettera a Timoteo di san Paolo, apostolo (6,1-10) I servi. I falsi dottori Carissimo, quelli che si trovano sotto il giogo della schiavitù, trattino con ogni rispetto i loro padroni, perché non vengano bestemmiati il nome di Dio e la dottrina. Quelli poi che hanno padroni credenti, non manchino loro di riguardo perché sono fratelli, ma li servano ancora meglio, proprio perché sono credenti e amati coloro che ricevono i loro servizi. Questo devi insegnare e raccomandare.
Se qualcuno insegna diversamente e non segue le sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e la dottrina secondo la pietà, costui è accecato dall’orgoglio, non comprende nulla ed è preso dalla febbre di cavilli e di questioni oziose. Da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi, i conflitti di uomini corrotti nella mente e privi della verità, che considerano la pietà come fonte di guadagno. Certo, la pietà è un grande guadagno, congiunta però a moderazione! Infatti non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via. Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, contentiamoci di questo. Al contrario coloro che vogliono arricchire, cadono nella tentazione, nel laccio e in molte bramosie insensate e funeste, che fanno affogare gli uomini in rovina e perdizione. L’attaccamento al denaro infatti è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da se stessi tormentati con molti dolori.
Responsorio (Mt 6,25; 1Tm 6,8)
R. Non affannatevi di quello che mangerete, e neanche di quello che indosserete: * la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
V. Quando abbiamo di che mangiare e di che coprirci, contentiamoci di questo:
R. la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Seconda Lettura
Dalla "Lettera agli Efesini" di sant’Ignazio di Antiochia,
vescovo e martire (4-6)
Rimanete in un’unità irreprensibile,
fatti una sola cosa con Dio
è giusto che voi seguiate le disposizioni dei vescovi, che vi guidano secondo Dio: ma questo lo fate già, istruiti con sapienza dallo Spirito Santo. Infatti il vostro collegio dei presbiteri, degno di essere nominato e della lode di Dio, è così unito al vescovo come le corde alla cetra; perciò la vostra concordia e mutua dilezione è come un inno il cui maestro è Gesù Cristo. Ciascuno di voi si studi di far coro. Nell’armonia della concordia e all’unisono con il tono di Dio, a una voce inneggiate al Padre e al suo dilettissimo Figlio Gesù Cristo con le sue stesse parole: «Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola» (Gv 17,21). è bene per voi, infatti, rimanere perfettamente uniti, fatti una cosa sola con Dio, a imitazione di Cristo di cui siete le membra (cfr. 1Cor 6,15).
Se io in poco tempo ho contratto col vostro vescovo una così intima familiarità, che non è umana ma spirituale, quanto più devo stimare felici voi che siete a lui strettamente congiunti come la Chiesa al Signore Gesù e come Gesù Cristo al Padre nell’armonia di una totale unità! Nessuno si inganni: chi non è all’interno del santuario resta privo del pane di Dio. E se la preghiera fatta da due persone insieme ha tanta efficacia, quanto più non ne avrà quella del sacerdote unito alla santa assemblea per ottenere in Cristo tutto ciò che si chiede? Chi dunque si allontana dal vescovo o dalla Chiesa e non interviene alla riunione sacrificale, «all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli» (Eb 12, 23), è come il lupo che nel gregge delle pecore finge di avere un aspetto mansueto.
Abbiate a cuore, carissimi, l’obbedienza al vescovo, ai presbiteri e ai diaconi: chi è sottomesso a questi obbedisce a Cristo, che ha dato loro tale missione. Chi non obbedisce a loro non obbedisce a Cristo; e «chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio incombe su di lui» (Gv 3,36).
è dunque temerario e terribilmente superbo chi non si sottomette ai superiori. Perciò è detto: «Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili» (1Pt 5,5); e ancora: «I superbi mi insultano aspramente» (Sal 118,51). Il Signore stesso dice ai sacerdoti: «Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato» (Lc 10,16).
Se poi qualcuno vedesse che il vescovo tace e non punisce, tanto più lo deve rispettare e temere. Chiunque il padre di famiglia manda a governare la famiglia stessa, dobbiamo accoglierlo come lui stesso. è chiaro dunque che dobbiamo guardare al vescovo come al Signore medesimo.
In quanto a voi, lo stesso Onesimo loda la vostra splendida disciplina fondata in Dio, poiché tutti vivete conformi alla verità del vangelo e nessuna eresia nasce in mezzo a voi. Infatti non porgete l’orecchio ad altri se non al solo Gesù Cristo, vero pastore e dottore, e siete come Paolo scrisse a voi: «Un solo corpo, un solo Spirito come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati. Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti» (Ef 4,4-6). Voi dunque siate grandi, perché da persone così grandi siete stati istruiti, cioè da Paolo, annunciatore di Cristo, e dal fedelissimo Timoteo.
Responsorio (Ef 4,1.3-4)
R. Vi esorto nel Signore a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto: * conservate l’unità dello Spirito nel vincolo della pace.
V. Un solo corpo, un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati.
R. Conservate l’unità dello Spirito nel vincolo della pace.