Informazioni Liturgiche
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- III
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
23a SETTIMANA
Anno Pari
Domenica
Prima Lettura
Dalla seconda lettera di san Pietro, apostolo (2Pt 1,1-11) Fedeltà alla vocazione cristiana Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo, a coloro che hanno ricevuto in sorte con noi la stessa preziosa fede per la giustizia del nostro Dio e salvatore Gesù Cristo: grazia e pace sia concessa a voi in abbondanza, nella conoscenza di Dio e di Gesù Signore nostro.
La sua potenza divina ci ha fatto dono di ogni bene per quanto riguarda la vita e la pietà, mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la sua gloria e potenza. Con queste ci ha donato i beni grandissimi e preziosi che erano stati promessi, perché diventaste per loro mezzo partecipi della natura divina, essendo sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza.
Per questo mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l’amore fraterno, all’amore fraterno la carità. Se queste cose si trovano in abbondanza in voi, non vi lasceranno oziosi né senza frutto per la conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo. Chi invece non ha queste cose è cieco e miope, dimentico di essere stato purificato dai suoi antichi peccati.
Quindi, fratelli, cercate di render sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione. Se farete questo non inciamperete mai. Così infatti vi sarà ampiamente aperto l’ingresso nel regno eterno del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo.
Responsorio (Cfr. 2Pt 1,3.4; Gal 3,27)
R. Il Signore vi ha chiamati con la sua gloria e potenza, vi ha donato i beni grandissimi e preziosi che erano stati promessi, * perché diventiate partecipi della natura divina.
V. Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo,
R. perché diventiate partecipi della natura divina.
Seconda Lettura
Dai "Discorsi" di san Leone Magno, papa (92,1.2.3)
Quale la prestazione, tale il compenso
Il Signore dice: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5,20). Ma come potrà abbondare la giustizia, se la misericordia non trionfa sul giudizio? (cfr. Gc 2,13). è giusto e conveniente che la creatura imiti il suo creatore, la copia il suo modello, a immagine e somiglianza del quale è stata fatta. Orbene Dio fa consistere la riparazione e la santificazione dei credenti nella remissione dei peccati. Rimessi i peccati, cessa la severità della vendetta e viene sospesa ogni punizione, il colpevole viene restituito all’innocenza e la fine del peccato diventa inizio della nuova santità. L’uomo deve fare come Dio. La giustizia cristiana può superare quella degli scribi e dei farisei, non svuotando la legge, ma rifiutandone ogni interpretazione materiale. Perciò il Signore, proponendo ai discepoli il modo di digiunare, disse: «Quando digiunate, non assumete l’aria malinconica, come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: Hanno già ricevuto la loro ricompensa» (Mt 6,16). Quale ricompensa, se non quella della lode degli uomini? Per la bramosia di questa lode, spesso si ostenta una parvenza di giustizia, non ci si preoccupa della coscienza e si va in cerca di una falsa rinomanza. Così l’iniquità, che già si condanna da sé nascondendosi, si contenta poi di una stima ipocrita. A chi ama Dio è già sufficiente sapere di essere gradito a colui che ama; e non brama ricompensa maggiore dell’amore stesso. L’anima pura e santa è talmente felice di essere ripiena di lui, che non desidera compiacersi in nessun altro oggetto all’infuori di lui.
è quanto mai vero, infatti, ciò che dice il Signore: «Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21). Ma qual è il tesoro dell’uomo se non la messe delle sue opere e il raccolto delle sue fatiche? Infatti «Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato» (Gal 6,7); e quale è la prestazione di ciascuno, tale sarà anche il compenso che riceverà. Inoltre dove si ripone la felicità del godimento, lì si concentra anche la preoccupazione del cuore. Ma, essendo molteplici le specie di ricchezze e diversi i motivi e le fonti di piacere, per ognuno il tesoro consiste in ciò che forma l’oggetto delle proprie aspirazioni. Però se queste tendono ai beni terreni, anche se pienamente appagate, non rendono felici. Portano alla felicità, invece, quelle orientate alle cose di lassù.
Coloro, infatti, che aspirano alle cose celesti e non a quelle della terra e non si protendono verso i beni caduchi, bensì verso i beni eterni, hanno riposto le loro ricchezze incorruttibili in quel bene di cui parla il profeta, dicendo: è giunto il nostro tesoro e la nostra salvezza, sapienza e scienza e pietà dal Signore: sono questi i tesori della giustizia (cfr. Is 33,6). Per mezzo di questi beni, con l’aiuto della grazia di Dio, anche i beni terreni si trasformano in beni celesti. Effettivamente sono molti quelli che si servono delle ricchezze, o giustamente ereditate o altrimenti acquisite, come mezzi per esercitare la misericordia. E quando, per sostentare i poveri, elargiscono il loro superfluo, accumulano per sé ricchezze che non si perdono, perché ciò che hanno messo da parte per i poveri non va più soggetto a perdita.
A ragione costoro hanno il cuore dove hanno posto il loro tesoro, perché la loro più grande felicità sarà quella di godersi le ricchezze conseguite e di accrescerle sempre di più senza alcun timore che vadano perdute.
Responsorio (Cfr. Gal 6,9-10.7)
R. Non stanchiamoci di fare il bene; se non desistiamo, a suo tempo mieteremo. * Finché ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene.
V.Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato.
R. Finché ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene.