Venerdì 2026-09-11

Venerdì della XXIII settimana del Tempo Ordinario

Tempo ORDINARIO
XXIII
Salterio III
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XXIII
Salterio
III
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 23a SETTIMANA Anno Pari Venerdi Prima Lettura Dalla seconda lettera di san Pietro, apostolo (3,11-18) Il Signore è fedele: attendiamo la sua venuta Poiché tutte le cose devono dissolversi, quali non dovete essere voi, nella santità della condotta e nella pietà, attendendo e affrettando la venuta di Dio, nel quale i cieli si dissolveranno e gli elementi incendiati si fonderanno! E poi, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova (cfr. Is 65,17; 66,22; Ap 22,1), nei quali avrà stabile dimora la giustizia. Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, cercate d’essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace. La magnanimità del Signore nostro giudicatela come salvezza, come anche il nostro carissimo fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; così egli fa in tutte le lettere, in cui tratta di queste cose. In esse ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina. Voi dunque, carissimi, essendo stati preawisati, state in guardia per non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall’errore degli empi; ma crescete nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell’eternità. Amen! Responsorio (Is 65,17.18; Ap 21,5) R. Ecco, io creo nuovi cieli e nuova terra; si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare. * Ecco, io faccio nuove tutte le cose. V. E farò di Gerusalemme una gioia, del suo popolo una festa. R. Ecco, io faccio nuove tutte le cose. Seconda Lettura Dalle "Omelie" di san Beda il Venerabile, sac. (1,24) Il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo Il Signore e redentore nostro ha disposto che i suoi eletti giungano attraverso travagli della vita presente alla vita scevra da ogni sforzo della beatitudine futura. Perciò nel suo vangelo descrive ora le grandi fatiche delle lotte temporali, ora lo splendore dei premi eterni, in modo che la necessità dei combattimenti ricordi ai fedeli che in questa vita non bisogna mai chiedere il riposo e, d’altra parte, la soavità della futura retribuzione renda loro più lieve il peso dei mali transitori, per i quali sperano un’eterna ricompensa. «Il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi angeli e renderà a ciascuno secondo le sue azioni» (Mt 16,27). In questo testo il Signore designa manifestamente il giorno dell’ultimo giudizio quando, dopo essere venuto un tempo nell’umiltà e nell’abiezione per esser giudicato dal mondo, egli tornerà in grande maestà e potenza per giudicare lo stesso mondo. Quando cioè con rigore di giudice esigerà la perfezione delle opere da coloro ai quali avrà prima offerto con larghezza misericordiosa la grazia dei suoi doni. Quando, rendendo a ciascuno secondo le sue opere, condurrà gli eletti nel regno del Padre suo e caccerà i reprobi con il diavolo nel fuoco eterno. E giustamente si dice che il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo. Il Figlio dell’uomo verrà nella gloria di Dio Padre, perché colui che nella sua natura di uomo è inferiore al Padre, appare nella divinità di un’unica e medesima gloria con il Padre, vero uomo e vero Dio in tutto. Con ragione poi le parole che seguono: «E renderà a ciascuno secondo le sue opere» rallegrano i giusti e atterriscono i peccatori ostinati: poiché, per l’intervento del giusto Giudice, quelli che ora operano il bene e sono afflitti dall’iniqua oppressione dei malvagi, non solo saranno liberati dalla violenza degli empi, ma riceveranno anche il premio della loro giustizia e pazienza. Invece quelli che, vivendo ora nel peccato, stimano inerzia la pazienza del Giudice, pentendosi troppo tardi, subiranno una giusta sentenza di dannazione eterna. In accordo con questa sentenza evangelica è la parola del salmista: «Amore e giustizia voglio cantare, voglio cantare inni a te, Signore» (Sal 100,1). Dice di voler cantare prima l’amore e poi la giustizia perché senza dubbio il Signore esigerà più rigorosamente nella sua seconda venuta il deposito che ci ha benignamente affidato nella prima. Ma il perverso, che disprezza la misericordia offertagli da Dio, sarà giustamente atterrito dalla giustizia del Giudice discriminatore. Chi però si ricorda con riconoscenza di aver ricevuto la grazia della misericordia, attende con gioia la decisione della giustizia e quindi canta spontaneamente al suo Giudice l’amore e la giustizia. In realtà, poiché è incerto per tutti il tempo del giudizio universale come è incerta per ciascuno l’ora della propria morte, e il presente travaglio avrebbe potuto sembrare troppo lungo a coloro che ignoravano quando sarebbe giunto il riposo promesso, il buon Maestro volle manifestare anticipatamente i gaudi dell’eterna promessa ad alcuni dei suoi discepoli dimoranti ancora su questa terra. Ciò allo scopo che gli stessi, e tutti quelli che in seguito avrebbero potuto ascoltare la loro parola, sopportassero più facilmente le avversità attuali, richiamandosi più spesso alla mente l’attesa grazia della futura retribuzione. Perciò prosegue: «In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno, finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno» (Mt 16,28). Responsorio (Ap 22,12; Ger 17,10) R. Ecco, io verrò presto, * e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere. V. Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori. R. E porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere.