Informazioni Liturgiche
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- XXV
- Salterio
- I
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
21 settembre
SAN MATTEO
Apostolo ed Evangelista
Festa
Prima Lettura
Dalla lettera agli Efesini di san Paolo, apostolo (4,1-16) Varietà dei carismi distribuiti in un solo corpo Fratelli, vi esorto io, il prigioniero del Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo.
Per questo sta scritto: Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. Ma che significa la parola «ascese», se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose.
è lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore.
Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.
Responsorio
(Cfr. 2Pt 1,21; Pr 2,6)
R. Non da volontà umana fu rivelata a noi la parola divina: *mossi da Spirito Santo quegli uomini parlarono da parte di Dio.
V. Il Signore dà sapienza, dalla sua bocca esce prudenza:
R. mossi da Spirito Santo quegli uomini parlarono da parte di Dio.
Seconda Lettura
Dal "Commento al profeta Isaia" di san Cirillo d’Alessandria, vescovo (Lib. 4)
Gli araldi degli oracoli evangelici annunziano al mondo la gioia
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,14). Se è vero, come dice il Salvatore, che «c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte» (Lc 15,10), si può forse dubitare che vi sia gaudio e festa presso quei sommi spiriti quando Cristo riporta tutta la terra alla conoscenza della verità, quando la chiama alla conversione, la giustifica mediante la fede e la fa risplendere mediante la santificazione?
Mentre dunque i cieli gioivano (cfr. Sal 95,11) perché Dio ha avuto pietà d’Israele, non soltanto di quello carnale ma anche di quello spirituale, «le fondamenta della terra» (Is 40,21), cioè i ministri degli oracoli evangelici, suonavano le trombe e il loro splendido suono si diffondeva in ogni luogo. Simili a trombe sacre essi fecero sentire tutt’intorno il loro suono, annunziando a tutte le genti la gloria del Salvatore, chiamando alla conoscenza di Cristo sia i circoncisi, sia coloro che un tempo avevano venerato la creatura al di sopra del Creatore (cfr. Rm 1,25).
Ma perché diciamo che essi si chiamano fondamenta della terra? Fondamento infatti e base incrollabile di tutto è Cristo, il quale tiene unite e contiene tutte le cose (cfr. Col 1,17) perché stiano ben salde. In lui infatti noi tutti veniamo edificati per diventare «un edificio spirituale» (1Pt 2,5), riuniti per mezzo dello Spirito «per essere tempio santo, per diventare sua dimora» (Ef 2,21.22): Cristo abita infatti per la fede nei nostri cuori (cfr. Ef 3,17). Fondamenta a noi più vicine si possono ritenere gli apostoli e gli evangelisti che sono stati costituiti testimoni oculari e «ministri della parola» per assicurare la solidità della nostra fede (cfr. Lc 1,2-4). Infatti quando avremo capito che si devono seguire gli insegnamenti che essi ci trasmettono, conserveremo una fede retta, che in nulla si allontana o devia da Cristo. Lui infatti ha detto a Pietro: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa la mia Chiesa » (Mt 16,18), chiamando «pietra», io penso, la fede inconcussa del discepolo.
Anche il salmista ha detto: «Le sue fondamenta sono sui monti santi» (Sal 86,1). Esattissimo paragonare ai «monti santi» i santi apostoli ed evangelisti, perché la loro conoscenza è stata resa salda a guisa di fondamento per i posteri, onde evitare a quelli che sarebbero stati pescati nella loro rete di cadere in una fede perversa.
Suonate dunque la tromba, voi che fungete «da ambasciatori per Cristo» (2Cor 5,20). Perché: «per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola» (Sal 18,5). Erano infatti ben noti, perfettamente riconoscibili i discepoli del Signore, illustri per le opere e le parole (cfr. Lc 24,19), conosciutissimi in ogni luogo e da parte di tutti. A essi anche la parola profetica ha detto: «Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie in Gerusalemme» (Is 40,9).
Di qui si può anche vedere tanto la forza della Legge quanto la grande superiorità, rispetto a essa, della predicazione evangelica. Poiché la Legge, minacciando punizioni ai trasgressori e infliggendo inesorabili castighi a coloro che erano provati tali, non ha proclamato la gioia, ma piuttosto la tristezza. Invece la tristezza. Invece gli araldi degli oracoli evangelici e i ministri dei doni di Cristo (cfr. 1Cor 4,1) annunziano al mondo la gioia. Poiché la gioia. Poiché , dov’è la remissione del peccato e la giustificazione per mezzo della fede, la partecipazione dello Spirito Santo e lo splendore dell’adozione, il regno dei cieli e una non vana speranza di quei beni che superano la comprensione dell’umana intelligenza, ivi è anche letizia e gaudio senza fine.
Responsorio
(1Pt 1,25; Bar 4,1)
R. La parola del Signore rimane in eterno. *E questa è la parola del vangelo che vi è stato annunziato.
V. Essa è il libro dei decreti di Dio, è la legge che sussiste nei secoli; quanti si attengono ad essa avranno la vita.
R. E questa è la parola del vangelo che vi è stato annunziato.
Vangelo
Dal vangelo secondo Matteo (9,9-13)
In quel tempo, Gesù, passando, vide un uomo chiamato Matteo seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Terza Lettura
Dalle "Omelie" di san Beda il Venerabile, sac. (N. 21)
Gesù lo guardò con sentimento di amore e lo scelse
Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi» (Mt 9,9). Vide non tanto con lo sguardo degli occhi del corpo, quanto con quello della bontà interiore. Vide un pubblicano e, siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: «Seguimi». Seguimi, cioè imitami. Seguimi, disse, non tanto col movimento dei piedi quanto con la pratica della vita. Infatti «chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato» (1Gv 2,6).
«Ed egli si alzò, prosegue, e lo seguì» (Mt 9,9). Non c’è da meravigliarsi che un pubblicano alla prima parola del Signore, che lo invitava, abbia abbandonato i guadagni della terra che gli stavano a cuore e, lasciate le ricchezze, abbia accettato di seguire colui che vedeva non avere ricchezza alcuna. Infatti lo stesso Signore che lo chiamò esternamente con la parola, lo istruì all’interno con un invisibile impulso a seguirlo. Infuse nella sua mente la luce della grazia spirituale con cui potesse comprendere come colui che sulla terra lo strappava alle cose temporali, era capace di dargli in cielo tesori incorruttibili.
«Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli» (Mt 9,10). Ecco dunque che la conversione di un solo pubblicano servì di stimolo a quella di molti pubblicani e peccatori, e la remissione dei suoi peccati fu modello a quella di tutti costoro. Fu un autentico e magnifico segno premonitore di realtà future. Colui che sarebbe stato apostolo e maestro della fede, attirò a sé una folla di peccatori già fin dal primo momento della sua conversione.
Egli cominciò, subito all’inizio, appena apprese le prime nozioni della fede, quella evangelizzazione che avrebbe portato avanti di pari passo col progredire della sua santità. Se desideriamo penetrare più a fondo nel significato di ciò che è accaduto, capiremo che egli non si limitò a offrire al Signore un banchetto per il suo corpo nella propria abitazione materiale ma, con la fede e l’amore, gli preparò un convito molto più gradito nell’intimo del suo cuore. Lo afferma colui che dice: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20).
Gli apriamo la porta per accoglierlo, quando, udita la sua voce, diamo volentieri il nostro assenso ai suoi segreti o palesi inviti e ci applichiamo con impegno nel compito da lui affidatoci. Entra quindi per cenare con noi e noi con lui, perché con la grazia del suo amore viene ad abitare nei cuori degli eletti, per ristorarli con la luce della sua presenza. Essi così sono in grado di avanzare sempre più nei desideri del cielo. A sua volta, riceve anche lui ristoro mediante il loro amore per le cose celesti, come se gli offrissero vivande gustosissime.
Responsorio
R. Matteo, mosso e guidato dalla mano di Dio, dispose il suo cuore a meditare il vangelo, a vivere e insegnare le parole del Signore; *scriba sapiente, penetrò i misteri del regno dei cieli.
V. A lui fu affidato il messaggio glorioso del Dio vivo:
R. scriba sapiente, penetrò i misteri del regno dei cieli.