Giovedì 2026-09-24

Giovedì della XXV settimana del Tempo Ordinario

Tempo ORDINARIO
XXV
Salterio I
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XXV
Salterio
I
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 25a SETTIMANA Anno Pari Giovedi Prima Lettura Dal libro di Tobia (6,1-19; Volg. 6,1-22) Il viaggio di Tobia con l’angelo Il giovane partì insieme con l’angelo e anche il cane li seguì e si avviò con loro. Camminarono insieme finché li sorprese la prima sera; allora si fermarono a passare la notte sul fiume Tigri. Il giovane scese nel fiume per lavarsi i piedi, quand’ecco un grosso pesce balzò dall’acqua e tentò di divorare il piede del ragazzo, che si mise a gridare. Ma l’angelo gli disse: «Afferra il pesce e non lasciarlo fuggire». Il ragazzo riuscì ad afferrare il pesce e a tirarlo a riva. Gli disse allora 1’angelo: «Aprilo e togline il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte e getta via invece gli intestini. Il fiele, il cuore e il fegato possono essere utili medicamenti». Il ragazzo squartò il pesce, ne tolse il fiele, il cuore e il fegato; arrostì una porzione del pesce e la mangiò; l’altra parte la mise in serbo dopo averla salata. Poi tutti e due insieme ripresero il viaggio, finché non furono vicino alla Media. Allora il ragazzo rivolse all’angelo questa domanda: «Azaria, fratello, che rimedio può esserci nel cuore, nel fegato e nel fiele del pesce?». Gli rispose: «Quanto al cuore e al fegato, ne puoi fare suffumigi in presenza di una persona, uomo o donna, invasata dal demonio o da uno spirito cattivo e cesserà in essa ogni vessazione e non ne resterà più traccia alcuna. Il fiele invece serve per spalmarlo sugli occhi di uno affetto da albugine; si soffia su quelle macchie e gli occhi guariscono». Erano entrati nella Media e già erano vicini a Ecbatana, quando Raffaele disse al ragazzo: «Fratello Tobia!». Gli rispose: «Eccomi». Riprese: «Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguele che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara e all’infuori di Sara nessun altro figlio o figlia. Tu, come il parente più stretto, hai diritto di sposarla più di qualunque altro uomo e di avere in eredità i beni di suo padre. è una ragazza seria, coraggiosa, molto graziosa e suo padre è una brava persona». E aggiunse: «Tu hai il diritto di sposarla. Ascoltami, fratello; io parlerò della fanciulla al padre questa sera, perché la serbi come tua fidanzata. Quando torneremo da Rage, faremo il matrimonio. So che Raguele non potrà rifiutarla a te o prometterla ad altri; egli incorrerebbe nella morte secondo la prescrizione della legge di Mosè, poiché egli sa che prima di ogni altro spetta a te avere sua figlia. Ascoltami, dunque, fratello. Questa sera parleremo della fanciulla e ne domanderemo la mano. Al nostro ritorno da Rage la prenderemo e la condurremo con noi a casa tua». Allora Tobia rispose a Raffaele: «Fratello Azaria, ho sentito dire che essa è già stata data in moglie a sette uomini ed essi sono morti nella stanza nuziale la notte stessa in cui dovevano unirsi a lei. Ho sentito inoltre dire che un demonio le uccide i mariti. Per questo ho paura: il demonio è geloso di lei, a lei non fa del male, ma se qualcuno le si vuole accostare, egli lo uccide. Io sono l’unico figlio di mio padre. Ho paura di morire e di condurre così alla tomba la vita di mio padre e di mia madre per l’angoscia della mia perdita. Non hanno un altro figlio che li possa seppellire». Ma quello gli disse: «Hai forse dimenticato i moniti di tuo padre, che ti ha raccomandato di prendere in moglie una donna del tuo casato? Ascoltami, dunque, o fratello: non preoccuparti di questo demonio e sposala. Sono certo che questa sera ti verrà data in moglie. Quando però entri nella camera nuziale, prendi il cuore e il fegato del pesce e mettine un poco sulla brace degli incensi. L’odore si spanderà, il demonio lo dovrà annusare e fuggirà e non comparirà più intorno a lei. Poi, prima di unirti con essa, alzatevi tutti e due a pregare. Supplicate il Signore del cielo perché venga su di voi la sua grazia e la sua salvezza. Non temere: essa ti è stata destinata fin dall’eternità. Sarai tu a salvarla. Ti seguirà e penso che da lei avrai figli che saranno per te come fratelli. Non stare in pensiero». Quando Tobia sentì le parole di Raffaele e seppe che Sara era sua consanguinea della stirpe della famiglia di suo padre, l’amò al punto da non saper più distogliere il cuore da lei. Responsorio (Tb 4,5; 13,11; Volg. 4,6; 13,l2) R. Ogni giorno, o figlio, ricordati del Signore; * non peccare né trasgredire i suoi comandi. V. Da’ lode al Signore degnamente e benedici il re dei secoli. R. Non peccare né trasgredire i suoi comandi. Seconda Lettura Dal "Discorso sull’ascensione di Cristo" di san Gregorio di Nissa, vescovo Questa è la progenie di coloro che cercano Dio Che soave compagno è il profeta Davide in ogni circostanza della nostra vita! Come è adatto a tutte le età spirituali! Quanto si conforma a ogni condizione e grado delle anime che avanzano sulle vie dello spirito! Gioca con coloro che sono ancora bambini e infanti presso Dio, si offre agli uomini maturi come alleato nella lotta e nel combattimento; ammaestra i giovani, sostiene gli anziani, si fa tutto a tutti: arma dei soldati, maestro dei lottatori, palestra degli agonisti, corona dei vittoriosi, letizia dei conviti, consolazione nel pianto che accompagna le esequie dei nostri cari. Nel primo di questi salmi ti ordina di essere come una pecora che viene condotta al pascolo da Dio e gode dell’abbondanza dei beni, avendo a disposizione erba, pastura e acqua fresca. Il sommo Pastore si offre a te come cibo, asilo, via, guida, tutto, e distribuisce opportunamente la sua grazia in ogni necessità. Con tutto ciò Davide insegna alla Chiesa che per prima cosa tu devi diventare una pecora del buon Pastore, guidata ai pascoli e alle fonti della dottrina divina attraverso una buona catechesi e iniziazione, in modo che tu possa essere sepolto con lui nella morte mediante il battesimo, senza tuttavia dover temere una simile morte. Questa, in realtà, non è la vera morte, ma l’ombra e l’immagine di essa. Infatti «quand’anche camminassi in mezzo all’ombra della morte, non temerei alcun male, perché tu sei con me» (Sal 22,4 Volg.). Poi sei consolato dalla verga dello Spirito. Lo Spirito infatti è il Consolatore. Quindi offre un mistico convito, imbandito in opposizione alla mensa dei demòni (cfr. Sal 22,5). Questi, a cui si oppone la mensa dello Spirito, hanno pervertito la vita degli uomini con l’idolatria. Per questo cosparge il capo con l’olio dello spirito e, aggiungendo il vino che allieta il cuore dell’uomo, insinua nell’animo quella sobria ebbrezza che solleva la mente dalle realtà caduche e instabili a quelle eterne. Perciò chi è preso da tale ebbrezza, cambia la breve vita di quaggiù con quella immortale e abita in eterno nella casa del Signore. Dopo aver esposto ampiamente queste cose nel primo salmo, in quello che viene subito dopo, Davide suscita nell’anima un piacere più grande e perfetto di cui spiegherò in poche parole il significato. «Del Signore è la terra e quanto contiene» (Sal 23,1). O uomo, che c’è di strano se il nostro Dio è apparso sulla terra e ha vissuto tra gli uomini? Egli stesso ha creato il cielo e la terra: quindi non è strano né assurdo che il Signore venga nella sua proprietà (cfr. Gv 1,11). Non ha infatti messo le sue tende in un mondo estraneo, ma in quello costruito e fabbricato da lui stesso, che fondò la terra sui mari e fece in modo che fosse degnamente stabilita sui fiumi (cfr. Sal 23,2). E perché questo, se non per condurre sul monte te, libero dall’abisso del peccato e trionfalmente assiso sul carro del regno, ossia sul corteo delle virtù? Infatti, non ti è permesso salire su quel monte, se non hai per compagne le virtù, se non sei con le mani pure, esente da ogni colpa, guardandoti dal volgere il tuo animo verso le vanità e dal raggirare il prossimo con l’inganno. La benedizione sarà il premio di tale ascesa, a cui viene dispensato il tesoro della misericordia di Dio (cfr. Sal 23,3-5). Questa è la generazione di coloro che lo cercano, ascendendo in alto per mezzo della virtù, «di chi cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe» (Sal 23,6). Responsorio (Sal 104,3-4; Lc 9,62) R. Gioisca il cuore di chi cerca il Signore. * Cercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo volto. V. Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio. R. Cercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo volto.