Informazioni Liturgiche
- Grado
- Feria
- Tempo
- ORDINARIO
- Settimana
- XXV
- Salterio
- I
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
25a SETTIMANA
Anno Pari
Venerdi
Prima Lettura
Dal libro di Tobia (7,1.8-17; 8,4-16 - Volg. 7,1.9-20; 8,4-16) Nozze di Tobia e Sara Quando fu entrato in Ecbatana,Tobia disse: «Fratello Azaria, conducimi diritto da nostro fratello Raguele». Egli lo condusse alla casa di Raguele, che trovarono seduto presso la porta del cortile. Lo salutarono per primi ed egli rispose: «Salute, fratelli, siate i benvenuti!». Li fece entrare in casa. Poi egli macellò un montone del gregge e fece loro una calorosa accoglienza. Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobia disse a Raffaele: «Fratello Azaria, domanda a Raguele che mi dia in moglie mia cugina Sara».
Raguele udì queste parole e disse al giovane: «Mangia, bevi e sta’ allegro per questa sera, poiché nessuno all’infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla ad un altro uomo all’infuori di te, poiché tu sei il mio parente più stretto. Però, figlio, voglio dirti con franchezza la verità. L’ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte stessa delle nozze. Ora mangia e bevi, figliolo; il Signore provvederà». Ma Tobia disse: «Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una decisione a mio riguardo». Rispose Raguele: «Lo farò! Essa ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal cielo è stato stabilito che ti sia data. Prendi dunque tua cugina, d’ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella. Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore del cielo vi assista questa notte, figlio mio, e vi conceda la sua misericordia e la sua pace».
Raguele chiamò la figlia Sara e quando essa venne la prese per mano e l’affidò a Tobia con queste parole: «Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè ti viene concessa in moglie. Tienila e sana e salva conducila da tuo padre. Il Dio del cielo vi assista con la sua pace». Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese il documento di matrimonio, secondo il quale concedeva in moglie a Tobia la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere. Poi Raguele chiamò la moglie Edna e le disse: «Sorella mia, prepara l’altra camera e conducila dentro». Essa andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia. Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e disse: «Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!». E uscì.
Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella alzati! preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza». Essa si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d’intenzione. Degnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!». Poi dormirono per tutta la notte. Ma Raguele si alzò; chiamò i servi e andò con loro a scavare una fossa. Diceva infatti: «Caso mai sia morto, non abbiamo a diventare oggetto di scherno e di ribrezzo». Quando ebbero terminato di scavare la tomba, Raguele tornò in casa; chiamò la moglie e le disse: «Manda in camera una delle serve a vedere se è vivo; così, se è morto, lo seppelliremo senza che nessuno lo sappia». Mandarono avanti la serva, accesero la lampada e aprirono la porta; essa entrò e li trovò che dormivano insieme, immersi in un sonno profondo. La serva usci e riferì loro che era vivo e che non era successo nulla di male. Benedissero allora il Dio del cielo: «Tu sei benedetto, o Dio, con ogni pura benedizione. Ti benedicano per tutti i secoli! Tu sei benedetto, perché mi hai rallegrato e non è avvenuto ciò che temevo, ma ci hai trattato secondo la tua grande misericordia».
Responsorio (Cfr. Tt 12,6)
R. Benedite il Dio del cielo e dategli lode dinanzi a tutti i viventi, * perché egli ha usato con voi la sua misericordia.
V. Beneditelo e inneggiate a lui; e fate conoscere tutte le sue opere meravigliose,
R. perché egli ha usato con voi la sua misericordia.
Seconda Lettura
Dalle "Omelie" di san Beda il Venerabile, sac. (N. 14)
Il tempo delle nozze è quello in cui per il mistero
dell’incarnazione il Signore unì a sé la Chiesa
Il fatto che il nostro Signore e salvatore, invitato alle nozze, non solo si è degnato di andarci, ma anche di operare un miracolo per allietare i commensali, conferma la nostra fede anche secondo la lettera, a prescindere dal simbolismo dei misteri celesti.
Se infatti ci fosse colpa in un talamo immacolato e nelle nozze celebrate con la dovuta castità, il Signore non sarebbe mai andato allo sposalizio né avrebbe voluto consacrarlo con il primo dei suoi segni. Ma la castità coniugale è buona, la continenza vedovile migliore e la perfezione verginale ottima; perciò, nell’intento di concedere la propria approvazione alla scelta di tutti gli stati e tuttavia distinguere i meriti di ciascuno di essi, egli si è degnato di nascere dal seno intemerato della vergine Maria; appena nato è stato benedetto dalle parole profetiche della vedova Anna; poi, ormai giovane uomo, viene invitato dagli sposi alla festa nuziale e li onora con la sua presenza onnipotente.
Ma la gioia del simbolismo è ben più alta. Infatti il Figlio di Dio, che doveva operare i miracoli sulla terra, è andato alle nozze per insegnare che era proprio lui quello del quale il salmista aveva cantato profeticamente sotto la figura del sole: «Esce come sposo dalla stanza nuziale, esulta come prode che percorre la via. Egli sorge da un estremo del cielo e la sua corsa raggiunge l’altro estremo (Sal 18,6-7). E in un altro testo egli stesso afferma di sé e dei suoi: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto, mentre lo sposo è con loro? Verranno i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno» (Mt 9,15). Realmente, da quando l’incarnazione del nostro Salvatore cominciò a essere promessa ai padri, è stata sempre aspettata tra le lacrime e il pianto dei santi, finché non è avvenuta.
Così pure da quando, dopo la risurrezione, Cristo è asceso al cielo, tutta la speranza dei fedeli si poggia sul suo ritorno. Quindi solo nel tempo in cui egli è vissuto in mezzo agli uomini, questi non poterono piangere ed essere in lutto, perché avevano ormai con sé anche corporalmente colui che amavano spiritualmente. Cristo dunque è lo sposo e la sua sposa è la Chiesa: i figli dello sposo, ossia della loro unione nuziale, sono tutti quelli che credono in lui; il tempo delle nozze è quando, per il mistero dell’incarnazione, egli ha unito a sé la santa Chiesa.
Quindi non a caso, ma per un autentico mistero, si recò alle nozze celebrate sulla terra secondo la carne, colui che era sceso dal cielo in terra per unire a sé la Chiesa con amore spirituale e il cui talamo fu il seno della sua purissima Madre: in questo seno Dio si è unito alla natura umana e da esso è uscito come uno sposo per unire a sé la Chiesa. Il primo luogo dove furono celebrate le nozze fu la Giudea, dove il Figlio di Dio si è degnato di farsi uomo e di consacrare la Chiesa con la partecipazione del suo corpo e confermarla nella fede col pegno del suo Spirito; ma quando sono stati chiamati alla fede tutti i popoli, la gioia di quelle nozze ha raggiunto i confini della terra.
Responsorio (1Gv 3,1; cfr. 2Pt 1,4)
R. Quale grande amore ci ha dato il Padre, * per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!
V. Per Cristo Dio ci ha concesso di diventare partecipi della natura divina
R. per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!