Sabato 2026-09-26

Sabato della XXV settimana del Tempo Ordinario | m

Tempo ORDINARIO
XXV
Salterio I
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XXV
Salterio
I
Ciclo / Biennale
A / II

Azioni

Gestisci i metadati o i testi di questo giorno liturgico.

Modifica Contenuti
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 25a SETTIMANA Anno Pari Sabato Prima Lettura Dal libro di Tobia (10,8–11,17; Volg. 10,8–11,18) Ritorno di Tobia a casa di suo padre Compiutisi i quattordici giorni delle feste nuziali, che Raguele con giuramento aveva stabilito di fare per la propria figlia, Tobia andò da lui e gli disse: «Lasciami partire. Sono certo che mio padre e mia madre non hanno più speranza di rivedermi. Ti prego dunque, o padre, di volermi congedare: possa così tornare da mio padre. Già ti ho spiegato in quale condizione l’ho lasciato». Rispose Raguele a Tobia: «Resta figlio, resta con me. Manderò messaggeri a tuo padre Tobi, perché lo informino sul tuo conto». Ma quegli disse: «No, ti prego, lasciami andare da mio padre». Allora Raguele, alzatosi, consegnò a Tobia la sposa Sara con metà dei suoi beni, servi e serve, buoi e pecore, asini e cammelli, vesti, denaro e masserizie. Li congedò in buona salute. A lui poi rivolse questo saluto: «Sta’ sano, o figlio, e fa’ buon viaggio! Il Signore del cielo assista te e Sara tua moglie e possa io vedere i vostri figli prima di morire». Poi abbracciò Sara sua figlia e disse: «Onora tuo suocero e tua suocera, poiché da questo momento essi sono i tuoi genitori, come coloro che ti hanno dato la vita. Va’ in pace, figlia, e possa sentire buone notizie a tuo riguardo, finché sarò in vita». Dopo averli salutati, li congedò. Da parte sua Edna disse a Tobia: «Figlio e fratello carissimo, il Signore ti riconduca a casa e possa io vedere i figli tuoi e di Sara mia figlia prima di morire, per gioire davanti al Signore. Ti affido mia figlia in custodia. Non farla soffrire in nessun giorno della tua vita. Figlio, va’ in pace. D’ora in avanti io sono tua madre e Sara è tua sorella. Possiamo tutti insieme avere buona fortuna per tutti i giorni della nostra vita». Li baciò tutti e due e li congedò in buona salute. Allora Tobia partì da Raguele sano e lieto, benedicendo il Signore del cielo e della terra, il re dell’universo, perché aveva dato buon esito al suo viaggio. Benedisse Raguele ed Edna sua moglie con quest’augurio: «Possa io avere la fortuna di onorarvi tutti i giorni della nostra vita». Quando furono nei pressi di Kaserin, di fronte a Ninive, disse Raffaele: «Tu sai in quale condizione abbiamo lasciato tuo padre. Corriamo avanti, prima di tua moglie, e prepariamo la casa, mentre gli altri vengono». Allora s’incamminarono tutti e due insieme. Poi Raffaele gli disse: «Prendi in mano il fiele». Il cane li seguiva. Anna intanto sedeva a scrutare la strada per la quale era partito il figlio. Le parve di vederlo venire e disse al padre di lui: «Ecco viene tuo figlio con l’uomo che l’accompagnava». Raffaele disse a Tobia prima di avvicinarsi al padre: «Io so che i suoi occhi si apriranno. Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco intaccherà e asporterà come scaglie le macchie bianche dai suoi occhi. Così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce». Anna corse avanti e si gettò al collo del figlio dicendogli: «Ti rivedo, o figlio. Ora posso morire!». E pianse. Tobi si alzò e, incespicando, uscì dalla porta del cortile. Tobia gli andò incontro, tenendo in mano il fiele del pesce. Soffiò sui suoi occhi e lo trasse vicino, dicendo: «Coraggio, padre!». Spalmò il farmaco che operò come un morso, poi distaccò con le mani le scaglie bianche dai margini degli occhi. Tobi gli si buttò al collo e pianse, dicendo: «Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!». E aggiunse: «Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi! Benedetto il suo grande nome su di noi e benedetti i suoi angeli per tutti i secoli. Perché egli mi ha colpito ma poi ha avuto pietà ed ecco, ora io contemplo mio figlio Tobia». Tobia entrò in casa lieto, benedicendo Dio con quanta voce aveva. Poi Tobia informò suo padre del viaggio che aveva compiuto felicemente, del denaro che aveva riportato, di Sara figlia di Raguele, che aveva preso in moglie e che stava venendo e che si trovava ormai vicina alla porta di Ninive. Allora Tobi uscì verso la porta di Ninive incontro alla sposa di lui, lieto e benedicendo Dio. Quando la gente di Ninive lo vide passare e camminare con tutto il vigore di un tempo, senza che alcuno lo conducesse per mano, fu presa da meraviglia; Tobi proclamava davanti a loro che Dio aveva avuto pietà di lui e che gli aveva aperto gli occhi. Tobi si avvicinò poi a Sara, la sposa di suo figlio Tobia, e la benedisse: «Sii la benvenuta, figlia! Benedetto sia il tuo Dio, perché ti ha condotta da noi, figlia! Benedetto sia tuo padre, benedetto mio figlio Tobia e benedetta tu, o figlia. Entra nella casa che è tua in buona salute e benedizione e gioia; entra, o figlia». Responsorio (Cfr. Tb 12,8.9; Lc 21,41) R. Buona cosa è la preghiera con il digiuno e l’elemosina, più che mettere da parte oro. * L’elemosina salva dalla morte e fa trovare la misericordia e la vita eterna. V. Date l’elemosina ed ecco tutto per voi sarà mondo. R. L’elemosina salva dalla morte e fa trovare la misericordia e la vita eterna. Seconda Lettura Dai "Discorsi" di san Bernardo, abate (5,2-3.6) Affrettiamoci verso coloro che ci attendono Sembra che si debba onorare un particolare tipo di santità in «coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello» (Ap 7,14); essi che dopo molte lotte ora trionfano già coronati nel cielo, perché hanno combattuto come si deve. C’è anche un’altra categoria di santi? C’è, ma è occulta. Ci sono infatti dei santi che ancora combattono; corrono, ma non hanno ancora conquistato il premio. Forse sembrerà temerario presentare santi di questa specie; eppure so che uno di questi diceva arditamente a Dio: «Custodisci l’anima mia, perché sono santo» (Sal 85,2 Volg.). E l’Apostolo, che è stato messo a conoscenza dei segreti divini, dice più apertamente: «Sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, cioè per quelli che secondo il suo disegno sono chiamati santi» (Rm 8,28 Volg.). Ecco dunque con quale diverso significato viene nominata la santità: alcuni sono detti santi perché hanno già raggiunto la perfezione, altri invece solo in rapporto alla predestinazione. Una santità di questo genere è nascosta in Dio: è rinchiusa e viene celebrata nel segreto. Giacché «non sa l’uomo se è degno d’amore o di odio» (Qo 9,1 Volg.) e il suo futuro è incerto. La celebrazione di questi santi resta dunque nel cuore di Dio, poiché il Signore conosce i suoi (cfr. Gv 10,14) e lui sa chi sono quelli che ha eletti fin dal principio. Sono celebrati anche dagli spiriti che governano il cosmo e sono mandati al servizio di coloro che otterranno l’eredità della salvezza; ma a noi è vietato lodare chi è ancora in vita. E come potrebbe essere sicura la lode, se non lo è neanche la vita? «Non riceve la corona, se non chi ha lottato secondo le regole» (2Tm 2,5), dice Paolo. Ascolta poi qual è la regola del combattimento dalla bocca dello stesso Legislatore: «Chi persevererà sino alla fine sarà salvato» (Mt 10,22). Non sai chi persevererà, chi combatterà secondo le regole, non sai chi riceverà la corona. Loda la virtù di coloro la cui vittoria è certa; celebra con devozione gli uomini per le cui corone puoi congratularti. I ricordi di ciascuno di loro come altrettante scintille, anzi come fiaccole ardentissime, accendono nelle anime fervorose il bruciante desiderio di vederli e abbracciarli. La Chiesa di quelle primizie ci attende con impazienza e noi non ce ne curiamo; i santi ci desiderano e noi non ne teniamo alcun conto; i giusti ci aspettano e noi lo ignoriamo volutamente. Destiamoci una buona volta, fratelli; risorgiamo con Cristo, cerchiamo, gustiamo le cose di lassù. Desideriamo coloro che ci desiderano, affrettiamoci verso coloro che sono pronti ad accoglierci, preveniamo con gli aneliti del cuore coloro che ci attendono! Responsorio (Tb 2,18 Volg.; Rm 5,2) R. Noi siamo figli dei santi. * E aspettiamo la vita che Dio darà a quelli che non perdono mai la fede in lui. V. Ci vantiamo nella speranza della gloria dei figli di Dio. R. E aspettiamo la vita che Dio darà a quelli che non perdono mai la fede.