Domenica 2026-09-27

XXVI Domenica del Tempo Ordinario

Tempo ORDINARIO
XXVI
Salterio II
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XXVI
Salterio
II
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 26a SETTIMANA Anno Pari Domenica Prima Lettura Dal libro di Giuditta (2,1-6; 3,6a; 4,1-2.9-15; Volg. 2,1-6; 3,7; 4,1-2.8-17) Il popolo in pericolo prega Nell’anno decimottavo, il giorno ventidue del primo mese, nel palazzo di Nabucodonosor re degli Assiri, fu discusso un piano di vendetta contro tutta la terra, come aveva annunziato. Radunò tutti i suoi ministri e i suoi dignitari, tenne con loro consiglio segreto ed espose compiutamente con la sua parola tutta la perfidia di quelle regioni. Essi decisero che si dovesse punire con la distruzione chiunque non si era allineato con l’ordine da lui emanato. Quando ebbe finito la consultazione, Nabucodonosor re degli Assiri chiamò Oloferne, generale supremo del suo esercito, che teneva il secondo posto dopo di lui, e gli disse: «Questo dice il gran re, il signore di tutta la terra: Ecco, tu uscirai come mio luogotenente e prenderai con te uomini valorosi: centoventimila fanti e un contingente di dodicimila cavalli con i loro cavalieri; quindi muoverai contro tutti i paesi di occidente, perché quelle regioni hanno disobbedito al mio comando». Egli scese allora con il suo esercito lungo la costa e pose presidi nelle fortezze. Quando gli Israeliti che abitavano in tutta la Giudea sentirono per fama quanto Oloferne, il comandante supremo di Nabucodonosor, aveva fatto agli altri popoli e come aveva messo a sacco tutti i loro templi e li aveva votati allo sterminio, furono presi da indescrivibile terrore all’avanzarsi di lui e furono costernati a causa di Gerusalemme e del tempio del Signore, loro Dio. Nello stesso tempo ogni Israelita levò il suo grido a Dio con fervida insistenza e tutti si umiliarono con grande impegno. Essi con le mogli e i bambini, i loro armenti e ogni ospite e mercenario e i loro schiavi si cinsero di sacco i fianchi. Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore. Ricoprirono di sacco anche l’altare e alzarono il loro grido al Dio di Israele tutt’insieme senza interruzione, supplicando che i loro figli non venissero abbandonati allo sterminio, le loro mogli alla schiavitù, le città di loro eredità alla distruzione, il santuario alla profanazione e al ludibrio in mano alle genti. Il Signore porse l’orecchio al loro grido e volse lo sguardo alla loro tribolazione, mentre il popolo digiunava da molti giorni in tutta la Giudea e in Gerusalemme davanti al santuario del Signore onnipotente. Ioakim sommo sacerdote e tutti gli altri sacerdoti che stavano davanti al Signore e tutti i ministri del culto divino, con i fianchi cinti di sacco, offrivano l’olocausto perenne, i sacrifici votivi e le offerte volontarie del popolo. Avevano cosparso di cenere i loro turbanti e invocavano a piena voce il Signore, perché provvedesse benignamente a tutta la casa di Israele. Responsorio (Cfr. Gdt 7,28 - Volg 7,19; Sal 105,6) R. Abbiamo udito le angosce che le città patirono e siamo venuti meno; il timore e il panico invasero noi e i nostri figli. * Gli stessi monti non vogliono accogliere la nostra fuga: Signore, abbi pietà. V. Abbiamo peccato noi e i nostri padri, siamo stati ingiusti, abbiamo commesso l’iniquità. R. Gli stessi monti non vogliono accogliere la nostra fuga: Signore, abbi pietà. Seconda Lettura Dall’"Omelia sulla preghiera" di san Giovanni Crisostomo, vescovo (N. 6) La preghiera è la luce dell’anima e la vera conoscenza di Dio La preghiera o colloquio con Dio è un bene sommo: infatti essa è un’intima relazione o unione con Dio. E come sono illuminati gli occhi del corpo quando vedono la luce, così anche l’anima attenta a Dio viene illuminata dall’ineffabile luce di lui. Intendo parlare di una preghiera che non sia puramente esteriore, ma scaturisca dall’intimo dell’anima; che non rimanga circoscritta a certi intervalli di tempo, ma si svolga ininterrottamente di giorno e di notte. Infatti non bisogna solo rivolgere di colpo l’anima a Dio al momento della preghiera, ma anche quando siamo impegnati in qualsiasi altra occupazione: nell’assistenza dei poveri, in altri interessi o in opere di beneficenza, dobbiamo inserire il desiderio e il ricordo di Dio, in modo che quelle azioni, condite con l’amore di Dio come con il sale, divengano un cibo molto gradito al Signore dell’universo. Ma ci è concesso di godere perennemente del vantaggio che deriva dalla preghiera, se le abbiamo dedicato la massima parte del nostro tempo. La preghiera è la luce dell’anima, la vera conoscenza di Dio: mediatrice tra Dio e gli uomini, medicina delle passioni, rimedio ai dolori delle malattie, sollievo dell’anima, guida sulla via celeste, che non si volge alla terra, ma è diretta verso la stessa sommità dei cieli. Essa vola al di sopra delle creature, fende l’aria con l’anima e la oltrepassa, spingendosi al di là dei cori danzanti delle stelle, apre le porte dei cieli, sale al di sopra degli angeli, fino alla stessa inaccessibile Trinità. Là adora la divinità, là è ritenuta degna dell’unione con il Re del cielo. L’anima, sollevata per mezzo di essa nell’alto dei cieli, abbraccia il Signore con amplessi ineffabili, desiderando il cibo divino come un bimbo che chiama sua madre tra le lacrime: presenta con insistenza le sue suppliche e riceve doni più eccellenti di ogni creatura visibile. Non credere che la preghiera consista in parole. La preghiera è desiderio di Dio, amore ineffabile, non prodotto dagli uomini ma generato dalla grazia divina, del quale anche l’Apostolo dice: «Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi con gemiti inesprimibili» (Rm 8,26). Se il Signore concede a qualcuno una tale preghiera, essa costituisce per lui una ricchezza inalienabile e un cibo celeste che sazia l’anima: chi l’ha gustata è infiammato da un eterno desiderio del Signore che divampa nell’anima sua come un fuoco ardentissimo. Quando ti accingi a compiere questa preghiera, rivesti la tua casa di modestia e umiltà, rendila luminosa con la luce della giustizia, adornala con lamine di oro puro, cioè con le opere buone; decorala non con pietre preziose ma con la fede e la grandezza d’animo, ponendo al di sopra di tutto la preghiera, come il frontone che incorona la casa. In tal modo preparerai perfettamente la tua dimora per il Signore e lo riceverai in essa come in una splendida reggia, possedendolo subito con la sua grazia, come un simulacro eretto nel tempio dell’anima. A lui sia gloria e potenza in eterno. Responsorio (Sal 33,4.6; Col 1,13.12) R. Celebrate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome. * Guardate a lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti. V. è lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. R. Guardate a lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti.