Lunedì 2026-09-28

Lunedì della XXVI settimana del Tempo Ordinario | m

Tempo ORDINARIO
XXVI
Salterio II
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XXVI
Salterio
II
Ciclo / Biennale
A / II

Azioni

Gestisci i metadati o i testi di questo giorno liturgico.

Modifica Contenuti
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 26a SETTIMANA Anno Pari Lunedi Prima Lettura Dal libro di Giuditta (5,1-21) Achior ammonita, alla presenza di Oloferne, dice la verità riguardo a Israele Fu riferito intanto ad Oloferne, comandante supremo dell’esercito di Assur, che gli Israeliti si preparavano alla guerra e avevano bloccato i passi montani, avevano fortificato tutte le sommità dei monti e avevano disposto ostacoli nelle pianure. Egli montò in gran furore e convocò tutti i capi di Moab e gli strateghi di Ammon e tutti i satrapi delle regioni marittime, e disse loro: «Spiegatemi un po’, voi figli di Canaan, che popolo è questo che dimora sui monti e come sono le città che egli abita, quanti sono gli effettivi del suo esercito, dove risiede la loro forza e il loro vigore, chi si è messo alla loro testa come re e condottiero del loro esercito e perché hanno rifiutato di venire a me a differenza di tutte le popolazioni dell’occidente». Gli rispose Achior, condottiero di tutti gli Ammoniti: «Ascolti bene il mio signore la risposta dalle labbra del suo servo: io riferirò la verità sul conto di questo popolo, che sta su queste montagne vicino al luogo ove risiedi, né uscirà menzogna dalla bocca del tuo servo. Questo popolo si compone di discendenti dei Caldei. Essi si trasferirono dapprima nella Mesopotamia, perché non vollero seguire gli dèi dei loro padri che si trovavano nel paese dei Caldei. Essi avevano abbandonato la tradizione dei loro padri e avevano adorato il Dio del cielo, quel Dio che essi avevano conosciuto; perciò li avevano scacciati dalla presenza dei loro dèi ed essi si erano rifugiati in Mesopotamia e furono là per molto tempo. Ma il loro Dio comandò loro di uscire dal paese che li ospitava e venire nel paese di Canaan. Qui infatti si stabilirono e si arricchirono di oro e di argento e di bestiame in gran numero. Poi scesero in Egitto, perché la fame aveva invaso tutto il paese di Canaan, e vi rimasero come stranieri finché trovarono da vivere. Là divennero anche una moltitudine imponente, tanto che non si poteva contare la loro discendenza. Ma si alzò contro di loro il re dell’Egitto che li sfruttò nella preparazione dei mattoni e perciò furono umiliati e trattati come schiavi. Essi alzarono suppliche al loro Dio e questi percosse tutto il paese d’Egitto con castighi ai quali non c’era rimedio. Perciò gli Egiziani li mandarono via dal loro paese. Dio asciugò il Mare Rosso davanti a loro e li guidò per la via del Sinai e di Cadesbarne; essi eliminarono quanti risiedevano nel deserto. Poi dimorarono nel paese degli Amorrei e sterminarono con la loro forza gli abitanti di Esebon; quindi passarono il Giordano e si insediarono in tutte quelle montagne. Scacciarono davanti a loro il Cananeo, il Perizzita, il Gebuseo, Sichem e tutti i Gergesei e abitarono nel loro territorio per molti anni. In realtà fin quando non peccavano contro il loro Dio erano nella prosperità, perché il Dio che è con loro odia il male. Quando invece si allontanarono dagli ordinamenti che egli aveva loro imposti, furono terribilmente sconfitti in molte guerre e condotti prigionieri in paese straniero, il tempio del loro Dio fu raso al suolo e le loro città caddero in potere dei loro nemici. Ora appunto, riconciliati con il loro Dio, hanno fatto ritorno dai luoghi dove erano stati dispersi, hanno ripreso possesso di Gerusalemme, dove è il loro santuario, e si sono stabiliti sulle montagne, che prima erano deserte. Ora, mio sovrano e signore, se vi è qualche aberrazione in questo popolo perché ha peccato contro il suo Dio, se cioè ci accorgiamo che c’è in mezzo a loro questo inciampo, avanziamo e diamo loro battaglia. Se invece non c’è alcuna trasgressione nella loro gente, il mio signore passi oltre, perché i1 Signore, che è il loro Dio, non si faccia loro scudo e noi diveniamo oggetto di scherno davanti a tutta la terra». Responsorio (Cfr. Gdt 16,13.5; 6,19; Sir 36,15-16; Volg. Gdt 16,16; 6,15; Sir 36,18) R. Onnipotente Signore, Dio grande e glorioso, che concedesti la vittoria per mano di una donna, * Ascolta le preghiere dei tuoi servi. V. Benedetto sei tu, Signore, che non abbandoni quelli che confidano in te e abbatti quelli che si gloriano della loro potenza. R. Ascolta le preghiere dei tuoi servi. Seconda Lettura Incomincia il trattato "Sulla preghiera" di Origene, sacerdote (1-2) Ecco ciò che bisogna chiedere nella preghiera Le realtà superne, che trascendono largamente la nostra fragile natura, sfuggono alla comprensione dell’intelletto umano. Ma per volontà di Dio esse divengono accessibili per la grazia molteplice e immensa, che egli effonde negli uomini mediante il ministero di Gesù Cristo e la cooperazione dello Spirito. Se dunque la natura umana non può acquisire la sapienza con cui furono create tutte le cose – di lui infatti dice Davide: «tutto hai fatto con saggezza» (Sal 103,24) – 1’impossibile diviene possibile per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, «il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione» (1Cor 1,30). Chi potrebbe negare che è impossibile all’uomo scrutare le realtà celesti? Eppure ciò diviene possibile per l’immensa grazia di Dio. Colui che fu rapito al terzo cielo scrutò quello che c’è nei tre cieli, quando «udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare» (2Cor 12,4). E chi oserebbe affermare che l’uomo può conoscere il pensiero del Signore? Se nessuno conosce i pensieri di Dio all’infuori dello Spirito di Dio, è impossibile che l’uomo li conosca. Guarda tuttavia come ciò diviene possibile: «Noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, dice, ma lo Spirito di Dio, per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito» (1Cor 2,12-13). Una delle cose impossibili a motivo della nostra miseria è ogni tentativo di trattare accuratamente della preghiera in modo degno di Dio; e precisamente sapere e insegnare come e perché bisogna pregare, che cosa si deve dire a Dio nella preghiera, quali sono i tempi più adatti per questo; giacché, dice l’Apostolo, «nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare» per pregare come si deve (Rm 8,26). E necessario infatti non solo pregare, ma pregare come si deve e chiedere quel che si deve. Anche se arrivassimo a capire ciò che bisogna chiedere nella preghiera, tale risultato sarebbe insufficiente, se non lo chiedessimo come si deve. Ma a che ci servirà pregare come si deve, se non sappiamo che cosa bisogna chiedere? Domandare ciò che si deve, riguarda la materia dell’orazione, pregare come si deve, riguarda l’atteggiamento dell’orante. Ecco, ad esempio, che cosa bisogna chiedere nella preghiera: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e vi saranno date in aggiunta» le altre cose di poco conto; chiedete i beni celesti e vi saranno dati in aggiunta i terreni (cfr. Mt 6,33); «pregate per i vostri persecutori» (Mt 5,44); «Pregate il padrone della messe che mandi operai nella sua messe» (Mt 9,38). «Pregando poi, non sprecate parole» (Mt 6,7). Responsorio (Cfr. Rm 8,26; Zc 12,9.10) R. Non sappiamo che cosa sia conveniente domandare nella preghiera; ma * lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili. V. In quel giorno riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione. R. Lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili.