Informazioni Liturgiche
- Grado
- Festa
- Tempo
- ORDINARIO
- Settimana
- XXVI
- Salterio
- II
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
29 settembre
SANTI ARCANGELI
MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE
Festa
Prima Lettura
Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni, apostolo (12,1-17) Combattimento di Michele con il drago Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro (cfr. Sal 2,9), e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.
Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte.
Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio, poiché hanno disprezzato la vita fino a morire.
Esultate, dunque, o cieli, e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo».
Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.
Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.
Responsorio
(Cfr. Ap 12,7.10; 19,1)
R. Scoppiò una guerra nel cielo: Michele combatteva contro il drago. Si udì una gran voce che diceva: *Salvezza, gloria e potenza al nostro Dio.
V. Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo.
R. Salvezza, gloria e potenza al nostro Dio.
Seconda Lettura
Dalle "Omelie sui vangeli" di san Gregorio Magno,papa (34,8-9)
L’appellativo "angelo" designa l’ufficio, non la natura
è da sapere che il termine «angelo» denota l’ufficio, non la natura. Infatti la natura. Infatti quei santi spiriti della patria celeste sono sempre spiriti, ma non si possono chiamare sempre angeli, poiché solo allora sono angeli, quando per mezzo loro viene dato un annunzio. Quelli che recano annunzi ordinari sono detti angeli, quelli invece che annunziano i più grandi eventi, sono chiamati arcangeli.
Per questo alla Vergine Maria non viene inviato un angelo qualsiasi, ma l’arcangelo Gabriele. Era ben giusto, infatti, che per questa missione fosse inviato un angelo tra i maggiori, per recare il più grande degli annunzi.
A essi vengono attribuiti nomi particolari, perché anche dal modo di chiamarli appaia quale tipo di ministero è loro affidato. Nella santa città del cielo, resa perfetta dalla piena conoscenza che scaturisce dalla visione di Dio onnipotente, gli angeli non hanno nomi particolari, che contraddistinguano le loro persone. Ma quando vengono a noi per qualche missione, prendono anche il nome dall’ufficio che esercitano. Così Michele significa: Chi è come Dio?, Gabriele: Fortezza di Dio, e Raffaele: Medicina di Dio.
Quando deve compiersi qualcosa che richiede grande coraggio e forza, si dice che è mandato Michele, perché si possa comprendere, dall’azione e dal nome, che nessuno può agire come Dio. L’antico avversario che bramò, nella sua superbia, di essere simile a Dio, dicendo: «Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, mi farò uguale all’Altissimo» (Is 14,13.14) alla fine del mondo sarà abbandonato a se stesso e condannato all’estremo supplizio. Orbene, egli viene presentato in atto di combattere con l’arcangelo Michele, come è detto da Giovanni: Vi fu una battaglia con l’arcangelo Michele (cfr. Ap 12,7).
A Maria è mandato Gabriele, che è chiamato Fortezza di Dio; egli viene ad annunziare colui che si degnò di apparire nell’umiltà per debellare le potenze maligne dell’aria. Doveva dunque essere annunziato da «Fortezza di Dio» colui che veniva quale Signore degli eserciti e forte guerriero.
Raffaele, come abbiamo detto, significa Medicina di Dio.
Egli infatti toccò gli occhi di Tobia, quasi in atto di medicarli, e dissipò le tenebre della sua cecità. Fu giusto dunque che venisse chiamato «Medicina di Dio» colui che venne inviato a operare guarigioni.
Responsorio
(Cfr. Ap 8,3.4; Dn 7,10)
R. Un angelo apparve accanto all’altare del tempio, portando un turibolo d’oro. Gli furono dati molti profumi, *e dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi saliva a Dio.
V. Mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano;
R. e dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi saliva a Dio.
Vangelo
Dal vangelo secondo Giovanni (1,47-51)
In quel tempo Gesù, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». Gli replicò Natanaele: «Rabbi, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo».
Terza Lettura
Dal "Commento al Cantico dei Cantici" di Riccardo di san Vittore (C. 4)
Il servizio che ci prestano gli angeli non è soltanto temporale, ma eterno
Dio nasconde i suoi eletti nella Chiesa, «nel giorno della sventura offre loro un luogo di rifugio» (Sal 26,5) in se stesso e li circonda della protezione degli angeli. Questi li dona ai suoi come servi e messaggeri, perché li aiutino a raggiungere la salvezza, gli facciano presenti le loro necessità e gli portino le loro preghiere. Benché egli veda e conosca la situazione di ciascuno, nondimeno vuole che tutto ciò gli venga esposto dai suoi angeli, per dimostrare così la sua carità e la sua condiscendenza verso gli uomini, e per offrirgliele in maggior copia attraverso messaggeri così degni e così cari.
Non c’è da meravigliarsi che egli dia agli eletti i suoi angeli come servi, se dona se stesso. Anche lui infatti è l’Angelo del gran consiglio (cfr. Is 9,6: LXX), cioè della nostra redenzione e della nostra salvezza, che è stato inviato a operare nella nostra terra (cfr. Sal 73,12). Egli ci serve con la sua vita e la sua umiltà, offrendo in se stesso l’esempio di come si deve vivere e facendosi piccolo in mezzo ai suoi discepoli (cfr. Lc 22,27), perché anche noi diventiamo piccoli come lui (cfr. Mt 18,3).
Si è fatto nostro servo anche con la sua morte, nella quale ha sofferto per noi perché non avessimo noi da soffrire: egli ha subìto la morte temporale perché noi non avessimo a subire quella eterna. Il Signore dunque è stato nostro servo in questa vita e, da questa, passerà a servirci (cfr. Lc 12,37) a quella mensa dove duplice è la dolcezza, poiché ci nutrirà con il latte della sua umanità e col miele della sua divinità. E anche il ministero degli angeli, per noi non è soltanto temporale ma pure eterno, perché con l’aiuto che ora ci danno potremo ottenere l’eredità e la salvezza eterna, e con essi godremo senza fine della loro gioia.
E come possiamo comprendere quanto amino la nostra salvezza, e quanto desiderino averci per loro compagni? Chi potrà apprezzare con quanta carità e premura vegliano su di noi, che siamo stati loro affidati? Come scuotano i pigri e infiammino verso il meglio i fervidi e i diligenti; come da una parte scusino i peccati e, dall’altra, presentino le buone opere dinanzi al Signore? E quando vedono un’anima che arde di un gran desiderio e sospira verso Dio con purezza d’intenzione, possiamo immaginare quanto l’amino, quanto in lei si compiacciano, quanto volentieri la visitino e con quanta frequenza corrano tra lei e Dio? Poiché sono gli amici dello Sposo, essi ascoltano la voce di lei e la fanno sentire allo Sposo (cfr. Ct 8,13). Sua voce sono i suoi desideri. Sono questi che gli amici, cioè gli angeli, ascoltano: di questi si compiacciono, questi manifestano. Essi invitano l’anima a venire, la consolano, la esortano a cercare e a bussare, perché cercando trovi e bussando, le si apra (cfr. Mt 7,7; Lc 11,9).
Durante questa vita dunque essi visitano e frequentano l’anima così ardente, finché giunge lo Sposo e con un aumento di grazia la preparano più perfettamente al suo arrivo. Portano il pensiero di lei a cogliere la loro presenza e a entrare con loro in rapporti di familiarità perché da questa esperienza s’innalzi e avanzi in quella di Dio. Così, l’anima che va alla ricerca di Dio viene trovata da loro (cfr. Ct 3,3), e dopo aver fatto «il giro della città» (ib. 2), dopo aver cercato, merita l’arrivo degli angeli beati, avverte il loro incontro, ed è da essi accolta. Essi infatti precedono lo Sposo, manifestano la propria presenza, si rivelano. Poiché sono angeli di luce (cfr. 2Cor 11,14), vengono nella luce e da quel raggio l’anima è insieme illuminata e toccata perché ne avverta l’arrivo e ne senta la presenza.
Responsorio
(Is 62,6; Ap 21,12)
R. Sulle tue mura, Gerusalemme, ho posto sentinelle; *per tutto il giorno e tutta la notte non taceranno mai.
V. La città santa di Gerusalemme è cinta da un grande e alto muro con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici Angeli;
R. per tutto il giorno e tutta la notte non taceranno mai.