Informazioni Liturgiche
- Grado
- Memoria
- Tempo
- ORDINARIO
- Settimana
- XXVI
- Salterio
- II
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
1 ottobre
SANTA TERESA DI GESù BAMBINO (m)
Vergine
BIENNALE
26a SETTIMANA
Anno Pari
Giovedi
Prima Lettura
Dal libro di Giuditta (10,1-5.11-17; 11,1-8.20-23) (Volg. 10,1-5.11-16; 11,1-6.18-21) Giuditta si presenta a Oloferne Quando Giuditta ebbe cessato di supplicare il Dio di Israele ed ebbe terminato di pronunziare tutte queste parole, si alzò dalla prostrazione, chiamò la sua ancella particolare e scese nella casa dove usava passare i giorni dei sabati e le sue feste. Qui si tolse il sacco di cui era rivestita, depose le vesti di vedova, poi lavò con acqua il corpo e lo unse con profumo denso; spartì i capelli del capo e vi impose il diadema. Poi si mise gli abiti da festa, che aveva usati quando era vivo suo marito Manasse. Si mise i sandali ai piedi, cinse le collane e infilò i braccialetti, gli anelli e gli orecchini e ogni altro ornamento che aveva e si rese molto affascinante agli sguardi di qualunque uomo che l’avesse vista. Poi affidò alla sua ancella un otre di vino, un’ampolla di olio; riempì anche una bisaccia di farina tostata, di fichi secchi e di pani puri e, fatto un involto di tutti questi recipienti, glielo mise sulle spalle.
Esse andavano avanti diritte per la valle, quando si fecero loro incontro le sentinelle assire. La presero e la interrogarono: «Di qual popolo sei, donde vieni e dove vai?». Essa rispose: «Sono figlia degli Ebrei e fuggo da loro, perché stanno per essere consegnati in vostra balìa. Io quindi vengo alla presenza di Oloferne, comandante supremo dei vostri eserciti, per rivolgergli parole di verità e mettergli sotto gli occhi la strada per cui potrà passare e impadronirsi di tutti questi monti senza che perisca uno solo dei suoi uomini».
Quegli uomini, quando sentirono queste parole e considerarono l’aspetto di lei, che appariva loro come un miracolo di bellezza, le dissero: «Hai messo in salvo la tua vita, scendendo in fretta e venendo alla presenza del nostro signore. Vieni dunque alla tenda di lui; alcuni di noi ti accompagneranno, finché non ti abbiano affidato alle sue mani. Quando poi sarai alla sua presenza, non tremare dentro di te, ma riferisci a lui quanto ci hai detto ed egli ti tratterà bene». Scelsero pertanto cento uomini tra di loro, i quali si affiancarono a lei e alla sua ancella e le condussero alla tenda di Oloferne.
Allora Oloferne le rivolse la parola: «Sta’ tranquilla, o donna, il tuo cuore non abbia timore, perché io non ho mai fatto male ad alcun uomo che abbia accettato di servire Nabucodonosor, re di tutta la terra. Quanto al tuo popolo che abita su questi monti, se non mi avessero disprezzato, non avrei alzato la lancia contro di loro; essi stessi si sono procurati tutto questo. Ma ora dimmi per qual motivo sei fuggita da loro e sei venuta da noi. Certamente sei venuta per trovar salvezza. Fatti animo: resterai viva questa notte e in seguito. Nessuno ti può fare un torto, ma ti useranno ogni riguardo, come si fa con i servi del mio signore, il re Nabucodonosor».
Giuditta gli rispose: «Degnati di accogliere le parole della tua serva e possa la tua schiava parlare alla tua presenza. Io non dirò il falso al mio signore in questa notte. Certo, se vorrai seguire le parole della tua serva, Dio effettuerà felicemente con te l’impresa, sicché il mio signore non fallirà nei suoi progetti. Perché per la vita di Nabucodonosor, re di tutta la terra, e per la potenza di lui che ti ha inviato a riordinare ogni essere vivente, non gli uomini soltanto per mezzo tuo lo servono, ma anche le bestie selvatiche e gli armenti e gli uccelli del cielo vivranno in grazia della tua forza per l’onore di Nabucodonosor e di tutta la sua casa. Abbiamo già conosciuto per fama la tua saggezza e le abili astuzie del tuo genio ed è risaputo in tutta la terra che tu sei il migliore in tutto il regno, esperto nelle conoscenze e meraviglioso nelle imprese militari».
Le parole di lei piacquero a Oloferne e ai suoi servi, i quali tutti ammirarono la sua sapienza e dissero: «Da un capo all’altro della terra non esiste donna simile per la bellezza dell’aspetto e il senno della parola». E Oloferne le disse: «Bene ha fatto Dio a mandarti avanti al tuo popolo, perché resti nelle nostre mani la forza e coloro che hanno disprezzato il mio signore vadano in rovina. Tu sei bella d’aspetto e saggia nelle parole; se farai come hai detto, il tuo Dio sarà mio Dio e tu siederai nel palazzo del re Nabucodonosor e sarai famosa in tutto il mondo».
Responsorio (Cfr. Gdt 9,8 - Volg. 9,10.11)
R. Signore Iddio, che fin dai tempi antichi stritoli le armate, alza il tuo braccio contro i popoli che tramano insidie ai tuoi servi: * e la tua destra mostri la sua gloria fra noi.
V. Abbatti la loro forza con la tua potenza e rovescia la loro violenza con la tua ira,
R. e la tua destra mostri la sua gloria fra noi.
P R O P R I O D E I S A N T I
Seconda Lettura
Dall'"Autobiografia" di santa Teresa di Gesù Bambino,
vergine (Manuscrits autobiographiques, 227-229)
Nel cuore della Chiesa io sarò l'amore
Siccome le mie immense aspirazioni erano per me un martirio, mi rivolsi alle lettere di san Paolo, per trovarvi finalmente una risposta. Gli occhi mi caddero per caso sui capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi, e lessi nel primo che tutti non possono essere al tempo stesso apostoli, profeti e dottori e che la Chiesa si compone di varie membra e che l'occhio non può essere contemporaneamente la mano. Una la mano. Una risposta certo chiara, ma non tale da appagare i miei desideri e darmi la pace.
Continuai nella lettura e non mi perdetti d'animo. Trovai così una frase che mi diede sollievo: «Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte» (1Cor 12,31).
L'Apostolo infatti dichiara che anche i carismi migliori sono un nulla senza la carità, e che questa medesima carità è la via più perfetta che conduce con sicurezza a Dio. Avevo trovato finalmente la pace.
Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi ritrovavo in nessuna delle membra che san Paolo aveva descritto, o meglio, volevo vedermi in tutte. La carità mi offrì il cardine della mia vocazione. Compresi che la Chiesa ha un corpo composto di varie membra, ma che in questo corpo non può mancare il membro più necessario e più nobile. Compresi che la Chiesa ha un cuore, un cuore bruciato dall'amore. Capii che solo l'amore spinge all'azione le membra della Chiesa e che, spento questo amore, gli apostoli non avrebbero più annunziato il vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue. Compresi e conobbi che l'amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l'amore è tutto, che si estende a tutti i tempi e a tutti i luoghi, in una parola, che l'amore è eterno.
Allora con somma gioia ed estasi dell'animo gridai: O Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione è l'amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio.
Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'amore e in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà.
Responsorio
(Cfr. Gb 31,18; Ef 3,18; Sal 30,20)
R. O Dio, il tuo amore mi è venuto incontro sin dall'infanzia ed è cresciuto con me. *Ora non so misurarne la profondità e l'ampiezza.
V. Quanto è grande la tua bontà, Signore, che hai riservato per coloro che ti temono.
R. Ora non so misurarne la profondità e l'ampiezza.