Venerdì 2026-10-02

Santi Angeli custodi

Tempo ORDINARIO
XXVI
Salterio II
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Memoria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XXVI
Salterio
II
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
2 ottobre SANTI ANGELI CUSTODI (m) BIENNALE 26a SETTIMANA Anno Pari Venerdi Prima Lettura Dal libro di Giuditta (12,1–13,3 - Volg. 12,1–13,5) Il banchetto di Oloferne Oloferne ordinò che conducessero Giuditta dove aveva disposto le sue argenterie e prescrisse pure che le preparassero la tavola con i cibi approntati per lui e le dessero da bere il suo vino. Ma disse Giuditta: «Io non toccherò questi cibi, perché non ne venga qualche contaminazione, ma mi saranno serviti quelli che ho portato con me». Oloferne le fece osservare: «Quando verrà a mancare quello che hai con te, dove andremo a rifornirci di cibi uguali per darteli? In mezzo a noi non c’è nessuno della tua gente». Ma Giuditta rispose: «Per la tua vita, mio signore, ti assicuro che io, tua serva, non finirò le riserve che ho con me prima che il Signore abbia compiuto per mano mia quello che ha stabilito». Così i servi di Oloferne la condussero alla tenda ed essa riposò fino a mezzanotte; poi si alzò all’ora della veglia del mattino. Essa fece dire ad Oloferne: «Comandi il mio signore che lascino uscire la tua serva per la preghiera». Oloferne comandò alla guardia del corpo di non impedirla. Rimase così al campo tre giorni: usciva di notte nella valle sotto Betulia e si lavava nella zona dell’accampamento alla sorgente d’acqua. Risalita dal lavacro, pregava il Signore Dio di Israele di dirigere la sua impresa per rialzare le sorti dei figli del suo popolo. Rientrando purificata, rimaneva nella sua tenda, finché, verso sera, non le si apprestava il cibo. Ed ecco, al quarto giorno, Oloferne fece preparare un rinfresco riservato ai suoi servi senza invitare a mensa alcuno dei suoi ufficiali, e disse a Bagoa, il funzionario incaricato di tutte le sue cose: «Va’ e invita quella donna ebrea che è presso di te a venire con noi per mangiare e bere assieme a noi, poiché è cosa disonorevole alla nostra reputazione se lasceremo andare una donna simile senza godere della sua compagnia; se non sapremo conquistarla, si farà beffa di noi». Bagoa, uscito dalla presenza di Oloferne, andò da lei e disse: «Non abbia difficoltà questa bella ragazza a venire presso il mio signore, per essere onorata alla sua presenza e bere con noi il vino in giocondità e divenire oggi come una delle donne assire che stanno nel palazzo di Nabucodonosor». Giuditta rispose a lui: «E chi sono io per osare contraddire il mio signore? Quanto sarà gradito ai suoi occhi, mi affretterò a compierlo e sarà per me motivo di gioia fino al giorno della mia morte». Subito si alzò e si adornò delle vesti e d’ogni altro ornamento muliebre; la sua ancella l’aveva preceduta e aveva steso a terra per lei davanti ad Oloferne le pellicce che aveva ricevuto da Bagoa per suo uso quotidiano, per adagiarvisi sopra e prendere cibo. Giuditta entrò e si adagiò. Il cuore di Oloferne rimase estasiato e si agitò il suo spirito: molto grande era la sua passione per lei; dal giorno in cui l’aveva vista cercava l’occasione di sedurla. Le disse pertanto Oloferne: «Bevi e datti alla gioia con noi». Giuditta rispose: «Sì, berrò, signore, perché oggi sento dilatarsi la vita in me, più che tutti i giorni che ho vissuto». Incominciò quindi a mangiare e a bere davanti a lui ciò che le aveva preparato l’ancella. Oloferne si deliziò della presenza di lei e bevve abbondantemente tanto vino quanto non ne aveva mai bevuto in un sol giorno da quando era al mondo. Quando si fece buio, i suoi servi si affrettarono a ritirarsi. Bagoa chiuse dal di fuori la tenda e allontanò le guardie dalla vista del suo signore e ognuno andò al proprio giaciglio; in realtà erano tutti fiaccati, perché il bere era stato eccessivo. Rimase sola Giuditta nella tenda e Oloferne buttato sul divano, ubriaco fradicio. Allora Giuditta ordinò all’ancella di stare fuori della sua tenda e di aspettare che uscisse, come aveva fatto ogni giorno; aveva detto infatti che sarebbe uscita per la sua preghiera e anche con Bagoa aveva parlato in questo senso. Responsorio (1Cor 1,27.29; 2Cor 12,9; 1Cor 1,28) R. Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. * Infatti la potenza di Dio si manifesta pienamente nella debolezza. V. Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile per ridurre a nulla le cose che sono. R. Infatti la potenza di Dio si manifesta pienamente nella debolezza. P R O P R I O D E I S A N T I Seconda Lettura Dai "Discorsi" di san Bernardo, abate (N. 12 sul Sal 90) Ti custodiscano in tutti i tuoi passi «Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi» (Sal 90,11). Ringrazino il Signore per la sua misericordia e per i suoi prodigi verso i figli degli uomini. Ringrazino e dicano tra le genti: grandi cose ha fatto il Signore per loro. O Signore, che cos'è l'uomo, per curarti di lui o perché ti dia pensiero per lui? Ti dai pensiero di lui, di lui sei sollecito, di lui hai cura. Infine gli mandi il tuo Unigenito, fai scendere in lui il tuo Spirito, gli prometti anche la visione del tuo volto. E per dimostrare che il cielo non trascura nulla che ci possa giovare, ci metti a fianco quegli spiriti celesti, perché ci proteggano, ci istruiscano e ci guidino. «Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi». Queste parole quanta riverenza devono suscitare in te, quanta devozione recarti, quanta fiducia infonderti! Riverenza per la presenza, devozione per la benevolenza, fiducia per la custodia. Sono la custodia. Sono presenti, dunque e sono presenti a te, non solo con te, ma anche per te. Sono presenti per proteggerti, sono presenti per giovarti. Anche se gli angeli sono semplici esecutori di comandi divini, si deve essere grati pure a loro perché ubbidiscono a Dio per il nostro bene. Siamo dunque devoti, siamo grati a protettori così grandi, riamiamoli, onoriamoli quanto possiamo e quanto dobbiamo. Tutto l'amore e tutto l'onore vada a Dio, dal quale deriva interamente quanto è degli angeli e quanto è nostro. Da lui viene la capacità di amare e di onorare, da lui ciò che ci rende degni di amore e di onore. Amiamo affettuosamente gli angeli di Dio come quelli che saranno un giorno i nostri coeredi, mentre nel frattempo sono nostre guide e tutori, costituiti e preposti a noi dal Padre. Ora, infatti, siamo figli di Dio. Lo siamo anche se questo attualmente non lo comprendiamo chiaramente, perché siamo ancora bambini sotto amministratori e tutori e, conseguentemente, non differiamo per nulla dai servi. Del resto, anche se siamo ancora bambini e ci resta un cammino tanto lungo e anche tanto pericoloso, che cosa dobbiamo temere sotto protettori così grandi? Non possono essere sconfitti né sedotti e tanto meno sedurre, essi che ci custodiscono in tutte le nostre vie. Sono fedeli, sono prudenti, sono potenti. Perché trepidare? Soltanto seguiamoli, stiamo loro vicini e restiamo nella protezione del Dio del cielo. Responsorio (Sal 90,11-12.10) R. Dio darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi: *sulle loro mani ti porteranno, perché non inciampi nella pietra il tuo piede. V. Non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda; R. sulle loro mani ti porteranno, perché non inciampi nella pietra il tuo piede.