Sabato 2026-10-03

Sabato della XXVI settimana del Tempo Ordinario | m

Tempo ORDINARIO
XXVI
Salterio II
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XXVI
Salterio
II
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 26a SETTIMANA Anno Pari Sabato Prima Lettura Dal libro di Giuditta (13,4-20 - Volg. 13,6-31) Morte di Oloferne e rendimento di grazie Si erano allontanati tutti dalla loro presenza e nessuno, piccolo o grande, era rimasto nella parte più interna della tenda. Giuditta, fermatasi presso il divano di Oloferne, disse in cuor suo: «Signore, Dio d’ogni potenza, guarda propizio in quest’ora all’opera delle mie mani per l’esaltazione di Gerusalemme. è venuto il momento di pensare alla tua eredità e di far riuscire il mio piano per la rovina dei nemici che sono insorti contro di noi». Avvicinatasi alla colonna del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, ne staccò la scimitarra di lui; poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: «Dammi forza, Signore Dio d’Israele, in questo momento». E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa. Indi ne fece rotolare il corpo giù dal giaciglio e strappò via le cortine dai sostegni. Poco dopo uscì e consegnò la testa di Oloferne alla sua ancella, la quale la mise nella bisaccia dei viveri e uscirono tutt’e due, secondo il loro uso, per la preghiera; attraversarono il campo, fecero un giro nella valle, poi salirono sul monte verso Betulia e giunsero alle porte della città. Giuditta gridò di lontano al corpo di guardia delle porte: «Aprite, aprite subito la porta: è con noi Dio, il nostro Dio, per esercitare ancora la sua forza in Israele e la sua potenza contro i nemici, come ha dimostrato oggi». Non appena gli uomini della sua città sentirono la sua voce, corsero giù in fretta alla porta della città e chiamarono gli anziani. Corsero tutti, piccoli e grandi, perché non s’aspettavano il suo arrivo; aprirono dunque la porta, le accolsero dentro e, acceso il fuoco per far chiaro, si fecero loro attorno. Giuditta disse loro a gran voce: «Lodate Dio, lodatelo; lodate Dio, perché non ha distolto la sua misericordia dalla casa d’Israele, ma ha colpito i nostri nemici in questa notte per mano mia». Estrasse allora la testa dalla bisaccia e la mise in mostra dicendo loro: «Ecco la testa di Oloferne, comandante supremo dell’esercito assiro; ecco le cortine sotto le quali giaceva ubriaco; Dio l’ha colpito per mano di donna. Viva dunque il Signore che mi ha protetto nella mia impresa, perché costui si è lasciato ingannare dal mio volto a sua rovina, ma non ha potuto compiere alcun male con me a mia contaminazione e vergogna». Tutto il popolo era oltremodo fuori di sé e tutti si chinarono ad adorare Dio esclamando in coro: «Benedetto sei tu, nostro Dio, che hai annientato in questo giorno i nemici del tuo popolo». Ozia a sua volta le disse: «Benedetta sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne che vivono sulla terra e benedetto il Signore Dio che ha creato il cielo e la terra e ti ha guidato a troncare la testa del capo dei nostri nemici. Davvero il coraggio che ti ha sostenuto non cadrà dal cuore degli uomini che ricorderanno per sempre la potenza di Dio. Dio dia esito felice a questa impresa a tua perenne esaltazione, ricolmandoti di beni, in riconoscimento della prontezza con cui hai esposto la vita di fronte all’umiliazione della nostra stirpe, e hai sollevato il nostro abbattimento, comportandoti rettamente davanti al nostro Dio». E tutto il popolo esclamò: «Amen! Amen!». Responsorio (Cfr. Gdt 13,22.25.24 Volg.) R. Ti benedica nella sua potenza il Signore che per mezzo tuo ha annientato i nostri nemici: * così che la tua lode sia sempre sulla bocca degli uomini. V. Benedetto sia il Signore creatore del cielo e della terra, perché oggi egli ha tanto esaltato il tuo nome, R. così che la tua lode sia sempre sulla bocca degli uomini. Seconda Lettura Dal trattato "Sulla preghiera" di Origene, sac. (9-10) L’orazione pura Le cose dette devono essere provate con la sacra Scrittura. Bisogna che chi prega alzi al cielo mani pure, perdonando tutte le ingiurie ricevute e allontanando dal suo animo ogni passione in modo da non essere adirato con alcuno. Così pure, per evitare che la mente sia offuscata da pensieri estranei, durante il tempo della preghiera occorre dimenticare tutto quello che non ha relazione con la preghiera stessa. E chi dubiterà che questo stato d’animo sia il migliore, dato che lo insegna san Paolo nella prima lettera a Timoteo, quando dice: «Voglio che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese»? (1Tm 2,8). Gli occhi della mente sono elevati quando non indugiano più sulle realtà terrene, né si riempiono delle immagini di cose materiali, ma raggiungono una tale altezza che la mente può disprezzare tutto ciò che passa e dedicarsi a pensare a Dio solo, al quale parla con reverenza e umiltà, sicura di essere ascoltata da lui. Come potrebbero non progredire coloro che «a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore» vengono «trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria»? (2Cor 3,18). E come potrà l’anima, segregata dal corpo ed elevata al seguito dello Spirito, anzi non solo elevata ma trasfigurata in lui, non divenire spirituale, avendo deposto la natura che le è propria? Ora, dimenticare le ingiurie costituisce la massima perfezione, al punto che in ciò è contenuta come in compendio tutta la legge, come dice il profeta Geremia: «Non diedi comandi sull’olocausto e sul sacrificio ai vostri padri, quando li feci uscire dal paese d’Egitto. Ma questo comandai: esercitate la pietà e la misericordia ciascuno verso il suo prossimo» (Ger 7,22-23; Zc 7,9). Quindi, tutte le volte che ci disponiamo alla preghiera dimenticando torti ricevuti, osserviamo il precetto del Signore che dice: «Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati» (Mc 11,25): ed è chiaro che, mettendoci a pregare con queste disposizioni, abbiamo già ottenuto un ottimo risultato. Quanto precede è stato detto supponendo che, anche se la nostra preghiera non ci fruttasse altro, ne ricaveremmo un guadagno eccellente se arrivassimo a capire come si deve pregare e lo mettessimo in pratica. è poi evidente che chi prega così, mentre sta ancora parlando e contempla la potenza di colui che l’ascolta, si sente rispondere: «Eccomi!» (Is 58,9); questo se prima di mettersi a pregare ha deposto ogni ansietà nei riguardi della Provvidenza. Ciò significano infatti quelle parole: «Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio» (Is 58,9). In realtà chi è contento di tutto quello che avviene è libero da ogni legame, non stende mai la mano contro Dio, il quale dispone tutto quello che vuole per provarci; non solo, ma costui non mormora neppure nel segreto del cuore e tanto meno con la voce. Sembra infatti che coloro i quali non osano maledire la Provvidenza con la voce e con tutta l’anima per ciò che accade, pretendano di nascondere al Signore dell’universo ciò che sopportano di malanimo, come fanno i cattivi servitori, che non riprovano apertamente gli ordini dei padroni. Responsorio (Gv 4,23-24) R. I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; * perché il Padre cerca tali adoratori. V. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità. R. Perché il Padre cerca tali adoratori.