Domenica 2026-10-04

XXVII Domenica del Tempo Ordinario

Tempo ORDINARIO
XXVII
Salterio III
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XXVII
Salterio
III
Ciclo / Biennale
A / II

Azioni

Gestisci i metadati o i testi di questo giorno liturgico.

Modifica Contenuti
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 27a SETTIMANA Anno Pari Domenica Prima Lettura Dal libro del Siracide (1,1-18 - Volg. 1,1-25) Il mistero della sapienza divina Ogni sapienza viene dal Signore ed è sempre con lui. La sabbia del mare, le gocce della pioggia e i giorni del mondo chi potrà contarli? L’altezza del cielo, l’estensione della terra, la profondità dell’abisso chi potrà esplorarle? Prima di ogni cosa fu creata la sapienza e la saggia prudenza è da sempre. A chi fu rivelata la radice della sapienza? Chi conosce i suoi disegni? Uno solo è sapiente, molto terribile, seduto sopra il trono. Il Signore ha creato la sapienza; l’ha vista e l’ha misurata, l’ha diffusa su tutte le sue opere, su ogni mortale, secondo la sua generosità, l’ha elargita a quanti lo amano. Il timore del Signore è gloria e vanto, gioia e corona di esultanza. Il timore del Signore allieta il cuore e dà contentezza, gioia e lunga vita. Per chi teme il Signore andrà bene alla fine, sarà benedetto nel giorno della sua morte. Principio della sapienza è temere il Signore; essa fu creata con i fedeli nel seno materno. Tra gli uomini essa ha posto il nido, fondamento perenne; resterà fedelmente con i loro discendenti. Pienezza della sapienza è temere il Signore; essa inebria di frutti i propri devoti. Tutta la loro casa riempirà di cose desiderabili i magazzini dei suoi frutti. Corona della sapienza è il timore del Signore; fa fiorire la pace e la salute. Dio ha visto e misurato la sapienza; ha fatto piovere la scienza e il lume dell’intelligenza; ha esaltato la gloria di quanti la possiedono. Radice della sapienza è temere il Signore; i suoi rami sono lunga vita. Responsorio (Cfr. Sir 1,5.7.8.1) R. A chi è rivelata la radice della sapienza? Chi conosce i suoi disegni? Il Signore l’ha diffusa su ogni vivente, * e la dona a quanti lo amano. V. Ogni sapienza viene dal Signore: è sempre con lui R. e la dona a quanti lo amano. Seconda Lettura Dal trattato "Sulla preghiera" di Origene, sac. (10-11) Ognuno di noi ha un angelo che prega con lui Mediante la purificazione di cui abbiamo parlato partecipiamo alla preghiera del Verbo di Dio, che sta in mezzo a coloro che lo confessano e non è mai assente dalle preghiere di alcuno, perché prega il Padre insieme all’uomo del quale è mediatore. Il Figlio di Dio è infatti il sommo Sacerdote delle nostre oblazioni e l’avvocato presso il Padre: prega con coloro che pregano e pèrora la loro causa. Ma non pregherà come per suoi intimi per quelli che non pregano assiduamente per mezzo suo, né patrocinerà presso Dio come suoi coloro che non obbediscono al suo ordine di «pregare sempre senza stancarsi» (Lc 18,1). E non è soltanto il sommo Sacerdote a pregare per coloro che pregano degnamente, ma anche gli angeli, che hanno più gioia «in cielo per un peccatore convertito che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione» (Lc 15,7); così pure le anime dei santi che si sono già addormentati nel Signore. Ciò appare evidente dal fatto che Raffaele offrì a Dio il culto spirituale di Tobia e di Sara. Ora una delle più alte virtù è, secondo la parola divina, la carità verso il prossimo; perciò bisogna credere che i santi già defunti la esercitino verso quelli che lottano ancora sulla terra, ben più di coloro che trovandosi ancora nella condizione umana aiutano il combattimento dei più deboli. Con ciò non solo si realizza il detto: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui» (1Cor 12,26); ma la carità di coloro che sono passati da questa vita può dire a buon diritto: «Oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?» (2Cor 11,28-29); tanto più che Cristo ha proclamato di essere infermo in ciascuno dei fedeli infermi e così pure prigioniero, nudo, straniero, affamato e assetato. Chi ignora, fra quanti hanno letto anche solo il vangelo, che Cristo riferisce a sé e assume come proprio tutto ciò che accade ai suoi fedeli? E se gli angeli di Dio «si accostarono» a Gesù «e lo servivano» (Mt 4,11), non bisogna pensare che abbiano prestato questo servizio limitatamente al breve periodo della presenza corporea di Cristo fra gli uomini, quando era ancora in mezzo ai suoi, non come un commensale, ma «come colui che serve» (Lc 22,27). Quanti angeli sono, verosimilmente, al servizio di Gesù che vuole riunire a uno a uno i figli d’Israele e radunare i dispersi e che salva coloro che lo temono e lo invocano! Quanti cooperano ben più degli apostoli all’incremento e alla moltiplicazione della Chiesa! Essi dunque, informati durante l’orazione da colui che prega riguardo a ciò di cui ha bisogno, compiono quanto possono, secondo il mandato universale che hanno ricevuto. è Dio che durante il tempo della preghiera ha condotto in un medesimo luogo, sia l’orante che colui che può venire in suo aiuto, il quale per la sua magnanimità è incapace di disprezzare l’indigente. Dunque, quando avviene tutto ciò, non bisogna credere che sia per caso, poiché colui per il quale «anche i capelli del nostro capo sono tutti contati» (Lc 12,7), in quello stesso tempo della preghiera unisce opportunamente e offre al bisognoso che prega con fede l’angelo che con sollecitudine gli renderà il servizio richiesto. Così pure dobbiamo pensare che a volte gli angeli, che sono gli ispettori e i ministri di Dio, si rendono presenti a questo o a quell’uomo che prega per contribuire all’attuazione delle richieste di lui. D’altra parte l’angelo di ciascuno di noi, anche di coloro che sono i più piccoli nella Chiesa, il quale «vede sempre la faccia del Padre che è nei cieli» (Mt 18,10) e contempla la divinità del nostro Creatore, prega con noi e coopera per quanto può all’esaudimento delle nostre preghiere. Responsorio (Sal 137,1-2) R. A te voglio cantare davanti agli angeli, * mi prostro verso il tuo tempio santo e rendo grazie al tuo nome. V. L’angelo che scortò Giacobbe mi accompagni nelle mie peregrinazioni e Dio benedica il mio cammino; R. mi prostro verso il tuo tempio santo e rendo grazie al tuo nome. |