Informazioni Liturgiche
- Grado
- Feria
- Tempo
- ORDINARIO
- Settimana
- XXVII
- Salterio
- III
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
27a SETTIMANA
Anno Pari
Giovedi
Prima Lettura
Dal libro del Siracide (5,1–6,4) La ricompensa divina Non confidare nelle tue ricchezze e non dire: «Questo mi basta».
Non seguire il tuo istinto e la tua forza, assecondando le passioni del tuo cuore.
Non dire: «Chi mi dominerà?», perché il Signore senza dubbio farà giustizia.
Non dire: «Ho peccato, e che cosa mi è successo?», perché il Signore è paziente.
Non esser troppo sicuro del perdono tanto da aggiungere peccato a peccato.
Non dire: «La sua misericordia è grande mi perdonerà i molti peccati», perché presso di lui ci sono misericordia e ira, il suo sdegno si riverserà sui peccatori.
Non aspettare a convertirti al Signore e non rimandare di giorno in giorno, poiché improvvisa scoppierà l’ira del Signore e al tempo del castigo sarai annientato.
Non confidare in ricchezze ingiuste, perché non ti gioveranno nel giorno della sventura.
Non ventilare il grano a qualsiasi vento e non camminare su qualsiasi sentiero.
Sii costante nel tuo sentimento, e unica sia la tua parola.
Sii pronto nell’ascoltare, lento nel proferire una risposta.
Se conosci una cosa, rispondi al tuo prossimo; altrimenti mettiti la mano sulla bocca.
Nel parlare ci può essere onore o disonore; la lingua dell’uomo è la sua rovina.
Non meritare il titolo di calunniatore e non tendere insidie con la lingua, poiché la vergogna è per il ladro, e una condanna severa per l’uomo falso.
Non far male né molto né poco, e da amico non divenire nemico, perché un cattivo nome si attira vergogna e disprezzo; così accade al peccatore, falso nelle sue parole.
Non ti abbandonare alla tua passione, perché non ti strazi come un toro furioso; divorerà le tue foglie e tu perderai i tuoi frutti, sì da renderti come un legno secco.
Una passione malvagia rovina chi la possiede e lo fa oggetto di scherno per i nemici.
Responsorio (Sir 5,7.8; Ap 22,12)
R. Non aspettare a convertirti al Signore e non rimandare di giorno in giorno * perché presso di lui ci sono misericordia e ira.
V. Ecco io verrò presto, dice il Signore, e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere:
R. perché presso di lui ci sono misericordia e ira.
Seconda Lettura
Dal trattato "Sulla preghiera" di Origene, sac. (28-33)
Abbiamo tutti il potere di rimettere
i peccati commessi contro di noi
Se noi siamo debitori di tanti, senza dubbio ci sono anche altri che hanno debiti verso di noi. Alcuni infatti devono a noi in quanto uomini, altri come a concittadini, altri come a padri, altri come a figli; infine vi sono donne che hanno doveri verso di noi come mariti, e amici come ad amici. Se dunque, tra tutti i nostri debitori, alcuni agiranno con poco zelo nei servizi a noi dovuti, comportiamoci umanamente con loro, ricordando, anziché i torti ricevuti, i debiti che a nostra volta abbiamo spesso trascurato di pagare non solo agli uomini, ma persino a Dio.
Tenendo dunque presenti i debiti che non abbiamo pagato, ma abbiamo frodato nel tempo in cui dovevamo rendere al prossimo qualche servizio, saremo più indulgenti verso quelli che non pagano i loro debiti verso di noi: e questo specialmente se non dimentichiamo i peccati che abbiamo commessi contro Dio e le parole inique da noi lanciate contro l’Eccelso (cfr. Sal 72,8 Volg.), sia per ignoranza della verità sia per intolleranza delle avversità della vita.
Perché, se non saremo benevoli coi nostri debitori, soffriremo la stessa pena toccata a quell’uomo che non condonò cento denari al suo compagno. Secondo la parabola evangelica, sebbene prima gli fosse stato rimesso il suo debito, il Signore diede ordine di metterlo in catene e pretese da lui ciò che prima gli aveva condonato, dicendogli: Servo malvagio e pigro, non dovevi aver pietà del tuo compagno come io ho avuto pietà di te? Mettetelo in carcere, finché non avrà pagato tutto il suo debito (cfr. Mt 18,32). E il Signore soggiunge: «Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello» (Mt 18,35). Quindi noi abbiamo tutto il potere di rimettere i peccati commessi contro di noi, come appare evidente dalle parole: «come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12) e anche da queste altre: «perché anche noi perdoniamo a ogni nostro debitore» (Lc 11,4).
Penso di poter concludere la mia esposizione quando avrò trattato delle varie forme di preghiera. Mi sembra di doverne descrivere quattro, che ho trovate sparse nella Scrittura, a norma delle quali ciascuno deve riunire in un tutto la propria preghiera. E innanzitutto: il primo movimento della orazione dev’essere quello di rendere gloria a Dio, secondo le nostre povere forze, attraverso il Cristo che insieme col Padre è glorificato, nello Spirito Santo che con entrambi viene lodato. A questo ognuno deve far seguire l’azione di grazie universale per i benefici concessi a tutti e poi per le grazie personali ricevute da Dio. Dopo il ringraziamento è bene che egli si accusi amaramente dei suoi peccati dinanzi a Dio e implori anzitutto la medicina, che lo liberi dall’abitudine e dall’inclinazione al male e in secondo luogo il perdono dei peccati commessi. Mi sembra che alla confessione si debba aggiungere, come quarto punto, la richiesta dei grandi beni celesti, tanto per sé che per tutti i simili, come anche per i familiari e gli amici. Infine, al di sopra di tutto questo, la preghiera deve terminare con la glorificazione di Dio per Cristo nello Spirito. E giusto infatti che la preghiera iniziata con la glorificazione si concluda allo stesso modo, lodando e glorificando il Padre di tutte le creature per Gesù Cristo nello Spirito Santo, a cui sia gloria nei secoli.
Responsorio (Mt 5,44-45; Ef 4,32)
R. Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori: * perché siate figli del Padre vostro celeste.
V. Siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo:
R. perché siate figli del Padre vostro celeste.