Venerdì 2026-10-09

Venerdì della XXVII settimana del Tempo Ordinario | m

Tempo ORDINARIO
XXVII
Salterio III
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XXVII
Salterio
III
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 27a SETTIMANA Anno Pari Venerdi Prima Lettura Dal libro del Siracide (6,5-37) L’amicizia. Il giogo della sapienza è soave Una bocca amabile moltiplica gli amici, un linguaggio gentile attira i saluti. Siano in molti coloro che vivono in pace con te, ma i tuoi consiglieri uno su mille. Se intendi farti un amico, mettilo alla prova; e non fidarti subito di lui. C’è infatti chi è amico quando gli fa comodo, ma non resiste nel giorno della tua sventura. C’è anche l’amico che si cambia in nemico e scoprirà a tuo disonore i vostri litigi. C’è l’amico compagno a tavola, ma non resiste nel giorno della tua sventura. Nella tua fortuna sarà come un altro te stesso, e parlerà liberamente con i tuoi familiari. Ma se sarai umiliato si ergerà contro di te e dalla tua presenza si nasconderà. Tieniti lontano dai tuoi nemici, e dai tuoi amici guardati. Un amico fedele è una protezione potente, chi lo trova, trova un tesoro. Per un amico fedele non c’è prezzo, non c’è peso per il suo valore. Un amico fedele è un balsamo di vita, lo troveranno quanti temono il Signore. Chi teme il Signore è costante nella sua amicizia, perché come uno è, così sarà il suo amico. Figlio, sin dalla giovinezza medita la disciplina, conseguirai la sapienza fino alla canizie. Accostati ad essa come chi ara e chi semina e attendi i suoi ottimi frutti; poiché faticherai un po’ per coltivarla, ma presto mangerai dei suoi prodotti. Essa è davvero aspra per gli stolti, l’uomo senza coraggio non ci resiste; per lui peserà come una pietra di prova, non tarderà a gettarla via. La sapienza infatti è come dice il suo nome, ma non a molti essa è chiara. Ascolta, figlio, e accetta il mio parere; non rigettare il mio consiglio. Introduci i tuoi piedi nei suoi ceppi, il collo nella sua catena. Piega la tua spalla e portala, non disdegnare i suoi legami. Avvicinati ad essa con tutta l’anima e con tutta la tua forza resta nelle sue vie. Seguine le orme e cercala, ti si manifesterà; e una volta raggiunta, non lasciarla. Alla fine troverai in lei il riposo, ed essa ti si cambierà in gioia. I suoi ceppi saranno per te una protezione potente, le sue catene una veste di gloria. Un ornamento d’oro ha su di sé, i suoi legami sono fili di porpora violetta. Te ne rivestirai come di una veste di gloria, te ne cingerai come di una corona magnifica. Se lo vuoi, figlio, diventerai saggio; applicandoti totalmente, diventerai abile. Se ti è caro ascoltare, imparerai; se porgerai l’orecchio, sarai saggio. Frequenta le riunioni degli anziani; qualcuno è saggio? Unisciti a lui. Ascolta volentieri ogni parola divina e le massime sagge non ti sfuggano. Se vedi una persona saggia, va’ presto da lei; il tuo piede logori i gradini della sua porta. Rifletti sui precetti del Signore, medita sempre sui suoi comandamenti; egli renderà saldo il tuo cuore, e il tuo desiderio di sapienza sarà soddisfatto. Responsorio (Cfr. Gv 15,14.12; Sir 6,14) R. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando: * Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati. V. Un amico fedele è una protezione potente: chi lo trova, trova un tesoro. R. Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati. Seconda Lettura Dal trattato "Sull’amicizia spirituale" di sant’Aelredo, abate (Lib. 2) Un amico fedele è un balsamo di vita In questa vita mortale non c’è nulla di più santo da desiderare, di più utile da cercare, di più difficile a trovarsi, di più dolce da sperimentare, di più vantaggioso da mantenere dell’amicizia. Essa porta frutto nella vita presente e nella futura. Con la sua soavità dà sapore a tutte le virtù, con la sua forza sconfigge i vizi; addolcisce le avversità e ordina gli eventi favorevoli, sicché tra i mortali non ci può essere nulla di gradevole senza un amico. Un uomo che non abbia un amico con cui gioire nelle ore liete e piangere nelle tristi, col quale sfogare la pena che gli grava sul cuore, a cui comunicare le idee sublimi e luminose che per caso gli brillano nella mente, può paragonarsi a una bestia. «Guai a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi» (Qo 4,10). Ed è proprio solo chi è senza un amico. Ma che felicità, che sicurezza, che gioia avere uno con cui poter parlare come con te stesso; al quale non temi di confessare i tuoi eventuali falli; a cui non hai vergogna di svelare i possibili progressi nella vita spirituale; a cui puoi confidare tutti i segreti del tuo cuore e affidare i tuoi progetti! Che c’è di più amabile che potersi unire così cuore a cuore e fare di due una cosa sola, senza timore della vanagloria, senza diffidenza? Senza che l’uno si lamenti di essere corretto dall’altro, né debba rilevare o biasimare adulazione nella sua lode. «Un amico fedele», dice il savio, «è un balsamo di vita» (Sir 6,16). Ben detto! Non c’è infatti rimedio più valido, più efficace o più qualificato per le nostre ferite in tutte le circostanze terrene che avere una persona, la quale sappia venire incontro, soffrendo insieme con noi in ogni disgrazia e godendo con noi di ogni nostro successo; in modo che, unendo spalla a spalla, portino i pesi l’uno dell’altro (cfr. Gal 6,2), come dice 1’Apostolo; salvo che ciascuno trova più leggero il torto fatto a sé che quello ricevuto dall’amico. Dunque l’amicizia rende più belli gli avvenimenti favorevoli e alleggerisce quelli avversi condividendoli. Davvero «un amico è un eccellente balsamo di vita». Infatti, come pensavano anche i pagani, ci serviamo più spesso di un amico che dell’acqua e del fuoco. In ogni azione, in ogni impegno, nella sicurezza e nell’incertezza, in qualsiasi evenienza o condizione, in segreto e in pubblico, in ogni decisione, in casa e fuori, dovunque, l’amicizia risulta gradevole, l’amico necessario, il mutuo accordo utile. E soprattutto l’amicizia è come un gradino che ci avvicina alla perfezione, la quale consiste nell’amore e nella conoscenza di Dio: così l’uomo, da amico dell’uomo, diviene amico di Dio, secondo quanto dice il Salvatore nel vangelo: «Non vi chiamo più servi, ma amici» (Gv 15,15). Responsorio (1Gv 3,11; Gal 5,14) R. Questo è il messaggio che avete udito fin da principio: * che ci amiamo gli uni gli altri. V. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: R. che ci amiamo gli uni gli altri.