Informazioni Liturgiche
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- ORDINARIO
- Settimana
- XXVIII
- Salterio
- IV
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
28a SETTIMANA
Anno Pari
Domenica
Prima Lettura
Dal libro del Siracide (10,6-18 - Volg. 10,6-22) Contro la superbia Non crucciarti con il tuo prossimo per un torto qualsiasi; non far nulla in preda all’ira.
Odiosa al Signore e agli uomini è la superbia, all’uno e agli altri è in abominio l’ingiustizia.
L’impero passa da un popolo a un altro a causa delle ingiustizie, delle violenze e delle ricchezze.
Perché mai si insuperbisce chi è terra e cenere? Anche da vivo le sue viscere sono ripugnanti.
La malattia è lunga, il medico se la ride; chi oggi è re, domani morirà.
Quando l’uomo muore eredita insetti, belve e vermi.
Principio della superbia umana è allontanarsi dal Signore, tenere il proprio cuore lontano da chi l’ha creato.
Principio della superbia infatti è il peccato; chi vi si abbandona diffonde intorno a sé l’abominio.
Per questo il Signore rende incredibili i suoi castighi e lo flagella sino a finirlo.
Il Signore ha abbattuto il trono dei potenti, al loro posto ha fatto sedere gli umili.
Il Signore ha estirpato le radici delle nazioni, al loro posto ha piantato gli umili.
Il Signore ha sconvolto le regioni delle nazioni, e le ha distrutte fin dalle fondamenta della terra.
Le ha estirpate e annientate, ha fatto scomparire dalla terra il loro ricordo.
Non è fatta per gli uomini la superbia, né per i nati di donna l’arroganza.
Responsorio (Sir 10,7.9.12; 1Pt 5,5)
R. Odiosa al Signore e agli uomini è la superbia. Perché mai si insuperbisce chi è terra e cenere? * Principio della superbia umana è allontanarsi dal Signore, tenere il proprio cuore lontano da chi l’ha creato.
V. Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili.
R. Principio della superbia umana è allontanarsi dal Signore, tenere il proprio cuore lontano da chi l’ha creato.
Seconda Lettura
Dal trattato "Sul battesimo"
attribuito a san Basilio Magno, vescovo (Lib. 1,2-3)
Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me
Chi crede nel Signore e si presenta per essere istruito, deve prima imparare a desistere da ogni peccato; poi ad allontanarsi da qualsiasi cosa, per quanto gradevole possa sembrare, che per vari motivi lo distolga dall’obbedienza dovuta al Signore. Non può essere, infatti, che chi commette il peccato o è implicato negli affari di questo mondo o si preoccupa eccessivamente del necessario per la vita, sia servo del Signore; e tanto meno discepolo di colui che non disse al giovane ricco: «Vieni e seguimi» (Mt 19,21), prima di avergli ordinato di vendere tutti i suoi beni e distribuirli ai poveri. Anzi, non gli diede quest’ordine prima che lo stesso giovane avesse dichiarato: «Ho sempre osservato tutte queste cose» (Mt 19,20).
In realtà, chi non ha ancora ottenuto il perdono dei peccati e non è stato purificato con il sangue del nostro Signore Gesù Cristo, ma sta al servizio del demonio ed è tenuto in catene dal peccato insediatosi in lui, non può servire il Signore, che ha affermato con sentenza immutabile: «Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa» (Gv 8,34-35). Ma il grande beneficio della bontà divina, concesso mediante l’incarnazione del nostro Signore Gesù Cristo, risulta evidente anche da ciò che vien detto in un altro testo e precisamente da queste parole: «Come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti» (Rm 5,19). E altrove, considerando la bontà di Dio in Cristo e quanto questa sia ammirabile, dice: «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio» (2Cor 5,21). Dunque, da quanto è stato detto e da testi analoghi risulta assolutamente necessario, se non abbiamo ricevuto invano la grazia di Dio, che ci liberiamo anzitutto dal dominio del demonio, il quale induce l’uomo venduto al peccato a commettere il male che non vuole; e poi che ciascuno, dopo aver rinnegato tutte le realtà presenti e anche se stesso ed essersi distaccato dalle passioni della vita, divenga discepolo del Signore, come ha detto lui stesso: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24) in altre parole: divenga mio discepolo.
Dunque, quando sarà stato concesso il perdono dei peccati, l’uomo riceverà da colui che ci ha redento, ossia dal nostro Signore Gesù Cristo, la libertà dal peccato, in modo che egli possa accostarsi al Verbo. Eppure non sarà ancora degno di seguire il Signore, che disse al giovane: «Vieni e seguimi» solo dopo avergli detto: «Vendi quello che possiedi e dallo ai poveri» (Mt 19,21). Anzi non gli ordinò neanche questo prima che egli avesse dichiarato di esser puro da ogni trasgressione, affermando di aver compiuto tutto quello che era stato detto dal Signore.
Bisogna quindi conservare quest’ordine. Non ci viene insegnato solo a disprezzare i beni che possediamo e che sono necessari alla vita, ma anche i diritti e i compiti che la natura o la legge hanno stabilito tra noi, infatti il nostro Signore Gesù Cristo dice: «Chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me» (Mt 10,37); il che dev’essere inteso anche di coloro che ci sono più vicini e, senza dubbio, ancor più degli estranei e di quelli che sono lontani dalla fede. A tutto questo poi, il Signore aggiunge: «Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me» (Mt 10,38); e 1’Apostolo, che ha attuato tutto ciò, scrive a nostro ammaestramento: «Il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 6,14; 2,20).
Responsorio (Mt 1,27; Gv 14,6)
R. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre; * e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
V. Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me,
R. e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.