Informazioni Liturgiche
- Grado
- Feria
- Tempo
- ORDINARIO
- Settimana
- XXVIII
- Salterio
- IV
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
28a SETTIMANA
Anno Pari
Lunedi
Prima Lettura
Dal libro del Siracide (11,12-28) La fiducia in Dio C’è chi è debole e ha bisogno di soccorso chi è privo di beni e ricco di miseria: eppure il Signore lo guarda con benevolenza, lo solleva dalla sua bassezza e lo fa stare a testa alta, sì che molti ne sono stupiti.
Bene e male, vita e morte, povertà e ricchezza, tutto proviene dal Signore.
Sapienza, senno e conoscenza della legge vengono dal Signore; carità e rettitudine sono dono del Signore.
Errore e tenebre sono per gli empi e il male resta per i malvagi.
Il dono del Signore è assicurato ai pii e il suo favore li rende felici per sempre.
C’è chi è ricco a forza di attenzione e di risparmio; ed ecco la parte della sua ricompensa: mentre dice: «Ho trovato riposo; ora mi godrò i miei beni», non sa quanto tempo ancora trascorrerà; lascerà tutto ad altri e morirà.
Sta’ fermo al tuo impegno e fanne la tua vita, invecchia compiendo il tuo lavoro.
Non ammirare le opere del peccatore, confida nel Signore e persevera nella fatica, perché è facile per il Signore arricchire un povero all’improvviso.
La benedizione del Signore è la ricompensa del pio; in un istante Dio farà sbocciare la sua benedizione.
Non dire: «Di che cosa ho bisogno e di quali beni disporrò d’ora innanzi?».
Non dire: «Ho quanto mi occorre; che cosa potrà ormai capitarmi di male?».
Nel tempo della prosperità si dimentica la sventura, nel tempo della sventura non si ricorda la prosperità.
è facile per il Signore nel giorno della morte rendere all’uomo secondo la sua condotta.
L’infelicità di un’ora fa dimenticare il benessere; alla morte di un uomo si rivelano le sue opere.
Prima della fine non chiamare nessuno beato; un uomo si conosce veramente alla fine.
Responsorio (Cfr. Sir 11,19; Lc 12,17.18)
R. Dice il ricco: Ho trovato riposo; ora mi godrò i miei beni. * Non pensa che la morte è vicina: dovrà lasciare tutto e morire.
V. Il ricco ragiona tra sé: Demolirò i miei magazzini, ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutti i miei beni.
R. Non pensa che la morte è vicina: dovrà lasciare tutto e morire.
Seconda Lettura
Dal trattato "La vita in Cristo" di Nicola Cabasilas (L. 1)
Un’acqua viva, che sale in me,
mi dice interiormente: Vieni al Padre
La vita che viviamo in Cristo nasce essa pure in questo tempo e ha inizio quaggiù; si compirà poi e raggiungerà la perfezione nel mondo futuro, quando giungeremo al giorno senza fine. Ma l’età presente non può introdurre e inserire integralmente e con pienezza negli animi degli uomini il genere di vita di cui stiamo parlando; e neanche quella futura potrà farlo, se esso non avrà avuto inizio quaggiù. Infatti ora la carne ottenebra ed essa, che è nebbia e corruzione, non possederà l’incorruttibilità. Perciò Paolo pensava che gli giovasse grandemente di venir liberato da questi legami ed essere con Cristo. Egli parla, infatti, del «desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio» (Fil 1,23). La vita ventura, però, non apporterà alcuna beatitudine a quelli che avrà accolto privi delle facoltà e dei sensi a essa necessari, ma in quel mondo felice e immortale ci saranno anche i morti e gl’infelici. Infatti, sorge il giorno e il sole emette raggi luminosi, ma l’occhio non è ancora formato. Così in quel giorno verrà concesso agli amici di partecipare ai misteri insieme con il Figlio di Dio e di apprendere da lui ciò che egli ha udito dal Padre suo, ma bisogna che gli stessi amici si accostino a lui muniti di orecchie.
La vita presente genera l’uomo interiore, l’uomo nuovo, creato secondo Dio; il quale plasmato, formato e quindi compiuto quaggiù, viene messo alla luce in quel mondo perfetto che non invecchia mai. Come il feto vive nelle tenebre finché il grembo della madre rimane chiuso, e la natura lo prepara così a respirare in questa luce, plasmandolo alla vita che lo accoglierà, come in una specie di forma o regola, così accade necessariamente anche ai santi. è quello che dice l’apostolo Paolo, quando scrive ai Galati: «Figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché non sia formato Cristo in voi!» (Gal 4,19). Però i nascituri non conoscono ancora questa vita, mentre i beati, già in questo mondo, sanno molte cose dell’altro. Ciò avviene perché ai primi non è dato ancora di godere di quella vita, anche se sicuramente verrà loro concessa. Infatti, nei luoghi oscuri in cui abitano non si è visto ancora un raggio di luce e neanche una delle realtà su cui la nostra vita si appoggia e si sostiene.
Ma per noi le cose stanno diversamente: per noi la vita che aspettiamo è collegata e come mescolata con la presente, e il sole che in essa risplende ha illuminato benignamente anche noi; l’unguento celeste è stato effuso sulle terre appestate e il pane degli angeli è stato distribuito anche agli uomini. Perciò ai santi è concesso, già in questa vita mortale, non solo di essere istruiti e preparati per l’altra, ma anche di vivere conforme a essa. «Cerca di raggiungere la vita eterna» (1Tm 6,12) dice Paolo nella lettera a Timoteo. E il beato Ignazio: «Un’acqua viva che sale in me mi dice interiormente: Vieni al Padre».
Responsorio (Sap 15,3; Gv 17,3)
R. Conoscerti, o Dio, è giustizia perfetta. * Conoscere la tua potenza è radice di immortalità.
V. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.
R. Conoscere la tua potenza è radice di immortalità.