Informazioni Liturgiche
- Grado
- Feria
- Tempo
- ORDINARIO
- Settimana
- XXVIII
- Salterio
- IV
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
28a SETTIMANA
Anno Pari
Martedi
Prima Lettura
Dal libro del Siracide (14,20–15,10; Volg. 14,22–15,10) Felicità dell’uomo sapiente Beato l’uomo che medita sulla sapienza e ragiona con l’intelligenza, considera nel cuore le sue vie, ne penetra con la mente i segreti.
La insegue come uno che segue una pista, si apposta sui suoi sentieri.
Egli spia alle sue finestre e sta ad ascoltare alla sua porta.
Fa sosta vicino alla sua casa e fissa un chiodo nelle sue pareti; alza la propria tenda presso essa e si ripara in un rifugio di benessere; mette i propri figli sotto la sua protezione, sotto i suoi rami soggiorna; da essa sarà protetto contro il caldo, egli abiterà all’ombra della sua gloria.
Così agirà chi teme il Signore; chi è fedele alla legge otterrà anche la sapienza.
Essa gli andrà incontro come una madre, l’accoglierà come una vergine sposa, lo nutrirà con il pane dell’intelligenza, lo disseterà con l’acqua della sapienza.
Egli si appoggerà su di lei e non vacillerà, si affiderà a lei e non resterà confuso.
Essa l’innalzerà sopra i suoi compagni e gli farà aprir bocca in mezzo all’assemblea; egli troverà contentezza e una corona di gioia e otterrà fama perenne.
Gli insensati non conseguiranno mai la sapienza, i peccatori non la contempleranno mai.
Essa sta lontana dalla superbia, i bugiardi non pensano ad essa.
La sua lode non s’addice alla bocca del peccatore, perché non gli è stata concessa dal Signore.
La lode infatti va celebrata con sapienza; è il Signore che la dirigerà.
Responsorio (Sir 15,1-10 Volg.; 1Cor 23,24)
R. Chi teme il Signore, compirà il bene e chi è fedele alla legge otterrà anche la sapienza, * poiché la sapienza viene da Dio.
V. Noi predichiamo Cristo crocifisso, potenza di Dio e sapienza di Dio.
R. Poiché la sapienza viene da Dio.
Seconda Lettura
Dal trattato "La vita in Cristo" di Nicola Cabasilas (L. 1)
Il Sole di giustizia penetra
in questo mondo tenebroso mediante i sacramenti
Da quanto abbiamo detto risulta evidente che la vita in Cristo non comparirà solo nel secolo futuro, ma è già presente attualmente per i santi, che vivono e agiscono in conformità ad essa. In seguito esporremo ordinatamente i motivi per cui è concesso di vivere in tal modo e perché Paolo parla di «camminare in una vita nuova» (Rm 6,4). Spiegherò anche come Cristo si unisce a coloro che si comportano in questo modo e che nome bisogna dare a questa realtà.
Delle cose che bisogna fare, dunque, una dipende da Cristo e un’altra dalla nostra sollecitudine e diligenza: la prima è solo opera sua, mentre la nostra richiede anche sforzo, o meglio viene eseguita da noi nella misura in cui si appoggia alla grazia; non sperpera il tesoro e non estingue la lucerna già accesa e naturalmente quando non facciamo nulla che ostacoli la vita e generi la morte. Ogni talento e virtù umana mira infatti a evitare che uno rivolga la spada contro di sé o fugga la felicità e si strappi la corona dal capo; poiché Cristo presente in persona semina nelle anime nostre l’essenza stessa della vita in un modo inspiegabile a parole.
Egli infatti è realmente presente e dà forza a quei princìpi di vita che lui stesso ha portato con la sua venuta.
è presente, ma non come se comunicasse con noi nel cibo, in un incontro o in una relazione, bensì con un altro rapporto più bello e perfetto, grazie al quale, resi concorporei e partecipi della sua vita, diventiamo sue membra e cosa sua.
Nessuna lingua può arrivare a esprimere come egli abbia coronato con tanti benefici la benevolenza con cui ha amato persino i nemici; e nemmeno come l’unione con la quale si è legato ai suoi amici superi ogni unione che può essere concepita o menzionata dall’anima. Così pure il modo con cui è presente e opera il bene è mirabile e degno solo di colui che opera meraviglie. Egli, infatti, rinnova e ripresenta realmente, mediante i simboli e i segni che la riproducono come in un quadro, la morte che lui stesso subì per la nostra vita, e ci rende consorti della vita sua.
Quindi, nei sacri misteri, che adombrano la sua sepoltura e annunciano la sua morte, noi siamo generati, plasmati e uniti intimamente in modo mirabile al Salvatore mediante queste realtà. Per essi, come dice Paolo, «in lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17,28), dal momento che il battesimo ci concede di essere e sussistere in Cristo. Questo amplesso introduce per prima cosa nella vita i morti e i perduti.
La sacra unzione poi, completa e perfeziona la nascita, iniziando un’attività corrispondente a una tale vita.
La divina eucaristia, infine, contiene e conserva questa vita. Infatti il compito e la prerogativa del pane di vita è di custodire i generati e di mantenere la vita.
Perciò viviamo di questo pane, ma ci muoviamo grazie all’unzione, dopo aver ricevuto l’essere dal battesimo.
E a questa condizione viviamo di una vita trasferita da questo mondo visibile nell’invisibile, avendo mutato non il luogo, ma la vita e il modo di vivere.
Dunque il Sole di giustizia entra in questo mondo tenebroso attraverso i sacri misteri come per altrettante finestre, mette a morte la vita conforme a questo mondo e suscita quella celeste; così la luce del mondo vince il mondo, come indica con queste parole: «Io ho vinto il mondo» (Gv 16,33). Infatti egli ha introdotto in un corpo fragile e mortale una vita stabile ed eterna.
Responsorio (Gv 8,12; Sir 24,25 Volg.)
R. Io sono la luce del mondo; * Chi segue me non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita.
V. In me è ogni grazia di via e verità, in me ogni speranza di vita e di virtù:
R. chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.