Informazioni Liturgiche
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- XXVIII
- Salterio
- IV
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
28a SETTIMANA
Anno Pari
Mercoledi
Prima Lettura
Dal libro del Siracide (15,1-20; Volg. 15,11-22) Libertà dell’uomo Non dire: «Mi son ribellato per colpa del Signore», perché ciò che egli detesta, non devi farlo.
Non dire «Egli mi ha sviato», perché egli non ha bisogno di un peccatore.
Il Signore odia ogni abominio, esso non è voluto da chi teme Dio.
Egli da principio creò l’uomo e lo lasciò in balìa del suo proprio volere.
Se vuoi, osserverai i comandamenti; l’essere fedele dipenderà dal tuo buonvolere.
Egli ti ha posto davanti il fuoco e l’acqua, là dove vuoi stenderai la tua mano.
Davanti agli uomini stanno la vita e la morte; a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
Grande infatti è la sapienza del Signore, egli è onnipotente e vede tutto.
I suoi occhi su coloro che lo temono, egli conosce ogni azione degli uomini.
Egli non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso di peccare.
Responsorio (Cfr. Sir 15,14.17.19)
R. Dio da principio creò l’uomo e lo lasciò in balìa del suo proprio volere. * Davanti all’uomo stanno la vita e la morte, il bene e il male.
V. Gli occhi del Signore sono su coloro che lo temono, ed egli conosce ogni azione degli uomini.
R. Davanti all’uomo stanno la vita e la morte, il bene e il male.
Seconda Lettura
Dai "Discorsi" di Pietro di Blois, sacerdote
(Disc. 54 sul sacrificio dell’altare)
Cristo è diventato pane per noi
«La legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo» (Gv 1,17). Se dunque Cristo è la verità, anzi proprio perché è la verità, se crediamo in Cristo, crediamo anche a Cristo. è infatti proprio lui che dice: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo» (Gv 6,51); lui è la manna ristoratrice, lui è l’agnello che veniva immolato e mangiato sotto l’antica legge; lui spesso si è offerto a noi come cibo e premio; lui, che ristorò i nostri padri con la manna, ristora noi con il pane e adempie in esso ciò che sta scritto: «Al sopraggiungere del nuovo, getterete via il vecchio e mangerete il vecchissimo» (Lv 26,10 Volg.).
Il vecchio sono i sacrifici dell’antica legge che venivano offerti da Aronne e dai figli di lui, sgozzando i figli degli arieti e spargendo il sangue dei vitelli e dei capri. Ma il vecchissimo furono il pane e il vino offerti da Melchisedek, che prefiguravano il sacramento di Cristo, riguardo al quale il Padre ha giurato: «Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek» (Sal 109,4). Quindi, al sopraggiungere del nuovo, si dovettero gettar via i sacrifici legali e mangiare il vecchissimo, in quanto l’uomo mangiò il pane degli angeli che Dio nella sua bontà aveva preparato per il povero dai giorni antichi.
Il pane di cui ci nutriamo è la sua assunzione della nostra natura. Cristo, infatti, ha convertito in frumento il fieno della nostra carne per cibarci con il fior di frumento. è diventato per noi pane che dev’essere seminato e moltiplicato in un cuore buono, è diventato per noi chicco di frumento. è pane che rinvigorisce, a consolazione di questa miserabile vita e a sostentamento nella fatica del cammino: è pane nella parola della dottrina, pane nell’esempio della vita, pane della grazia spirituale, pane della gloria senza fine. Questa, disse, «è la nuova alleanza nel mio sangue» (Lc 22,20; 1Cor 11,25).
Questa nuova alleanza ci viene confermata nella morte di Cristo, affinché siamo completamente uniti a lui in una morte simile alla sua, moriamo al mondo e la nostra vita sia nascosta con Cristo in Dio. Su questa alleanza bisogna ordinare i sacrifici, in modo che tutto l’uomo, offrendosi come un’oblazione viva e gradita a Dio, presenti anzitutto il sacrificio della penitenza. «Uno spirito contrito», dice, «è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato tu, o Dio, non disprezzi» (Sal 50,19).
Il secondo sacrificio è l’offerta della misericordia, che per la sua squisita eccellenza il Signore chiama giustizia e non sacrificio, dicendo: «Misericordia voglio e non sacrificio» (Mt 9,13; 12,7). Di esso infatti sta scritto: «Offrite sacrifici di giustizia» (Sal 4,6).
Ce n’è poi un terzo che è tutto all’interno, perché procede esclusivamente dall’intimo dell’anima e dalle profondità del cuore: è il sacrificio di lode. Il profeta, che desiderava offrire questo sacrificio con tutta l’abbondanza del cuore e la pienezza della carità, disse: «Mi sazierò come a lauto convito, con voci di gioia ti loderà la mia bocca» (Sal 62,6). Il primo sacrificio è riferito a me, il secondo al prossimo e il terzo a Dio. E tuttavia io riferisco tutto a Dio e a lui offro tutto.
Ma, se vogliamo offrire sacrifici sull’alleanza di Cristo, uno solo è il modo e il messaggio; questo è l’ordine: che, come ci viene prescritto di gettare in lui i nostri pensieri, così gettiamo la fede dei sacrifici nella sua parola. Creda l’uomo più a Cristo che a se stesso, affinché il suo spirito si mantenga fedele a Dio, rinneghi se stesso e segua Cristo con la speranza e la fede. Poiché egli è «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6).
Responsorio (Gv 6,48-51)
R. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti. * Questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
V. Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.
R. Questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.