Domenica 2026-10-18

XXIX Domenica del Tempo Ordinario

Tempo ORDINARIO
XXIX
Salterio I
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XXIX
Salterio
I
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 29a SETTIMANA Anno Pari Domenica Prima Lettura Dal libro del Siracide (26,1-4.9-18; Volg. 26,1-4.12-23) Donna buona e donna cattiva Beato il marito di una donna virtuosa; il numero dei suoi giorni sarà doppio. Una brava moglie è la gioia del marito, questi trascorrerà gli anni in pace. Una donna virtuosa è una buona sorte, viene assegnata a chi teme il Signore. Ricco o povero il cuore di lui ne gioisce, in ogni tempo il suo volto appare sereno. La scostumatezza di una donna è nell’eccitazione degli sguardi, si riconosce dalle sue occhiate. Fa buona guardia a una figlia libertina, perché non ne approfitti, se trova indulgenza. Guardati dal seguire un occhio impudente, non meravigliarti se ti spinge verso il male. Come un viandante assetato apre la bocca e beve qualsiasi acqua a lui vicina, così essa siede davanti a ogni palo e apre a qualsiasi freccia la faretra. La grazia di una donna allieta il marito, la sua scienza gli rinvigorisce le ossa. è un dono del Signore una donna silenziosa, non c’è compenso per una donna educata. Grazia su grazia è una donna pudica, non si può valutare il pregio di un’anima modesta. Il sole risplende sulle montagne del Signore, la bellezza di una donna virtuosa adorna la sua casa. Lampada che arde sul candelabro santo, così la bellezza del volto su giusta statura. Colonne d’oro su base d’argento, tali sono gambe graziose su solidi piedi. Responsorio (1Cor 11,11.12; Sir 26,16) R. Nel Signore né la donna è senza l’uomo, né l’uomo è senza la donna. * Come infatti la donna deriva dall’uomo, così l’uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio. V. Il sole risplende sulle montagne del Signore, la bellezza di una donna virtuosa adorna la sua casa. R. Come infatti la donna deriva dall’uomo, così l’uomo ha la vita dalla donna, tutto poi proviene da Dio. Seconda Lettura Dalle "Omelie" di san Lorenzo da Brindisi, sacerdote (I, fer. 2 di Pent.) Dio ha tanto amato il mondo Questo è l’antidoto contro il veleno mortifero del peccato: la fede viva e vera in Cristo, «fede che opera per mezzo della carità» (Gal 5,6); per mezzo della carità e in modo particolare per mezzo dell’amore di Dio, perché chi non possiede l’amore di Dio ha la morte: «Chi non ama, rimane nella morte» (1Gv 3,14). «Il giudizio è questo», in base a ciò il mondo merita di essere giudicato e condannato: «la luce è venuta nel mondo», Dio si è fatto uomo, «ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce» (Gv 3,19), le creature al Creatore, gli errori, i vizi, i peccati, la morte, alla verità, alle virtù, alla grazia e alla vita eterna, chiamando «bene il male e male il bene», cambiando «le tenebre in luce e la luce in tenebre» (Is 5,20). Guardati dunque, fratello, dall’amare le tenebre piuttosto che la luce. Tu devi amare qualche cosa; l’amare è proprio della natura del cuore, come il calore per il fuoco e la luce per il sole. Ora, come oggetto dell’amore ti vengono proposte la luce e le tenebre, Dio e il mondo, la virtù e il vizio, la vita e la morte, il bene e il male. Sta’ bene attento a quello che scegli: se preferisci le tenebre alla luce, l’amaro al dolce, rimani nella morte. «Dio è luce» (1Gv 1,5), ma il mondo è tenebra; Dio è oro, il mondo invece è fango. Ah, ti prego, non siamo ingrati verso Dio! Dio ci ama con tutto il cuore come un padre i figli dilettissimi, anzi come la più amorosa delle madri. Egli dice: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio del suo seno? Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15). Amiamo, dunque, a nostra volta Dio come i figli buoni amano il loro ottimo padre! Considera, o uomo, che Dio ti ha amato tanto da dare il suo Figlio unigenito per te, per la tua salvezza personale: «Vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20). «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). «Dio infatti ha tanto amato il mondo» (Gv 3,16) Quando il popolo d’Israele era oppresso in Egitto sotto una gravissima tirannide dalla crudeltà del Faraone, Dio, preso da compassione, discese dal cielo e apparve a Mosè in mezzo al roveto ardente. Che significa tutto ciò? Quando uno vuole esprimere il suo grandissimo amore per un amico, dice: Per te mi getterei nel fuoco! Così Dio apparve in mezzo alle fiamme e alle spine per manifestarci il suo ardentissimo amore per noi e rivelarci che lui stesso avrebbe subìto atroci tormenti per noi, come è provato dalla passione di Cristo. Anche quando discese quaggiù per dare la legge, discese in mezzo alle fiamme e alle tenebre. Le fiamme designano la sofferenza del castigo, le tenebre poi la morte e la privazione di ogni bene. Dio infatti, per concedere all’uomo la forza soprannaturale necessaria a osservare la legge divina, con cui avrebbe potuto ottenere la vita eterna, sarebbe venuto a soffrire molti tormenti e a morire. Così l’amore divino è sapiente, provvido, giusto, forte, paziente, pio, longanime e adorno di ogni virtù. Responsorio (Gv 3,16; cfr. Ab 3,13) R. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, * perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. V. Sei uscito per salvare il tuo popolo, per salvarlo con il tuo Cristo: R. perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.