Informazioni Liturgiche
- Grado
- Feria
- Tempo
- ORDINARIO
- Settimana
- XXIX
- Salterio
- I
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
29a SETTIMANA
Anno Pari
Lunedi
Prima Lettura
Dal libro del Siracide (27,22–28,7a; Volg 27,25–28,9) Contro l’ira e la vendetta Chi ammicca con l’occhio trama il male, e nessuno potrà distoglierlo.
Davanti a te il suo parlare è tutto dolce, ammira i tuoi discorsi, ma alle tue spalle cambierà il suo parlare e porrà inciampo alle tue parole.
Io odio molte cose, ma nessuna quanto lui, anche il Signore lo ha in odio.
Chi scaglia un sasso in alto, se lo scaglia sulla testa, e un colpo a tradimento ferisce chi lo vibra.
Chi scava una fossa vi cadrà dentro, chi tende un laccio vi resterà preso.
Il male si riverserà su chi lo fa, egli non saprà neppure da dove gli venga.
Derisione e insulto per il superbo, la vendetta, come un leone, lo attende al varco.
Saran presi al laccio quanti gioiscono per la caduta dei pii, il dolore li consumerà prima della loro morte.
Anche il rancore e l’ira sono un abominio, il peccatore li possiede.
Chi si vendica avrà la vendetta dal Signore ed egli terrà sempre presenti i suoi peccati.
Perdona l’offesa al tuo prossimo e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
Se qualcuno conserva la collera verso un altro uomo, come oserà chiedere la guarigione al Signore? Egli non ha misericordia per l’uomo suo simile, e osa pregare per i suoi peccati? Egli, che è soltanto carne, conserva rancore; chi perdonerà i suoi peccati? Ricordati della tua fine e smetti di odiare, ricordati della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti.
Ricordati dei comandamenti e non avere rancore verso il prossimo.
Responsorio (Sir 28,1.2; cfr. Mt 6,14)
R. Chi si vendica avrà la vendetta dal Signore ed egli terrà sempre presenti i suoi peccati. * Perdona l’offesa al tuo prossimo e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
V. Se tu infatti perdonerai agli uomini le loro colpe, il Padre tuo celeste perdonerà anche a te.
R. Perdona l’offesa al tuo prossimo e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
Seconda Lettura
Dal trattato "La vita in Cristo" di Nicola Cabasilas (L. 1)
La vittoria di Cristo
Il Signore stesso, esente da ogni peccato, muore dopo aver sopportato coraggiosamente molte atrocità; e, assumendosi come uomo la causa e il patrocinio degli uomini, accetta il martirio e libera la sua stirpe dalla colpa; dona agli schiavi in ceppi la libertà di cui egli, Dio e Signore, non aveva bisogno.
Queste sono le realtà grazie alle quali, con la morte del Salvatore, abbiamo acquistato la vera vita. Il modo con cui attiriamo nelle anime nostre tale vita è l’iniziazione ai misteri, cioè il lavacro, l’unzione e la partecipazione alla sacra mensa. Cristo viene in coloro che compiono queste cose, abita in essi, li unisce intimamente a sé, elimina il peccato, dona la sua vita e la sua forza, rende partecipi della sua vittoria, incorona i purificati e tributa un encomio ai convitati. Ma per quale motivo accade che il lavacro, l’unzione e la mensa fruttino la vittoria e la corona che sono i premi delle fatiche, dei sudori e dei rischi? Per il fatto che, anche se partecipando a questi misteri non lottiamo e non ci affatichiamo, celebriamo tuttavia la lotta di lui, accogliamo la sua vittoria, adoriamo il suo trofeo e dimostriamo di amare il fortissimo, insigne e impareggiabile Lottatore; ci assumiamo quelle ferite, quelle piaghe e quella morte e, nella maniera a noi consentita, le rivendichiamo come nostre; e, morti e redivivi, gustiamo la stessa carne. Sicché non godiamo illecitamente dei beni copiosi derivanti da quella morte e da quelle lotte. Il lavacro e la cena possono certo procurarci tutto ciò: una cena sobria, dico, e le delizie di un’unzione moderata. Infatti, quando veniamo iniziati, esecriamo il tiranno, lo disprezziamo e lo respingiamo lontano da noi. Lodiamo invece il fortissimo Lottatore, lo ammiriamo, lo adoriamo, lo amiamo con tutto il cuore e della sovrabbondanza dell’amore ci nutriamo come di pane, trabocchiamo come acqua.
è poi evidente che questa battaglia è stata accetta da lui per noi ed egli non si è rifiutato di morire, perché noi vivessimo. Quindi non è illogico né assurdo che da questi misteri noi giungiamo alle corone. Abbiamo, infatti, dato prova di fervore e di impegno per quanto ci è stato possibile e, udendo che questo fonte ha l’efficacia della morte e sepoltura di Cristo, crediamo, ci accostiamo a esso e ci immergiamo spontaneamente. In realtà il Signore non dona cose da poco e sdegna la mediocrità. Ma dopo la morte e la sepoltura, accoglie chi si avvicina a lui con amore e non offre una corona o comunica la sua gloria, ma addirittura se stesso, vincitore e incoronato. Quando usciamo dal sacro fonte, noi portiamo nell’anima e nel corpo, nel capo, negli occhi e in tutte le nostre membra il Salvatore in persona, puro dal peccato, libero da ogni corruzione, come è risorto, apparso ai discepoli e asceso al cielo; così come ritornerà per chiederci questo tesoro.
Responsorio (Cfr. Col 2,12-13)
R. Con Cristo siete stati sepolti insieme nel battesimo; in lui siete stati insieme risuscitati, * per la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti.
V. Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati, perdonandoli tutti;
R. per la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti.