Informazioni Liturgiche
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- XXIX
- Salterio
- I
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
22 OTTOBRE
SAN GIOVANNI PAOLO II(m)
Papa
BIENNALE
29a SETTIMANA
Anno Pari
Giovedi
Prima Lettura
Dal libro del Siracide (38,24–39,11; Volg 38,25–39,15) Paragone tra i mestieri manuali e lo studio della sapienza La sapienza dello scriba si deve alle sue ore di quiete; chi ha poca attività diventerà saggio.
Come potrà divenir saggio chi maneggia l’aratro e si vanta di brandire un pungolo? Spinge innanzi i buoi e si occupa del loro lavoro e parla solo di vitelli? Pone la sua mente a tracciare solchi, non dorme per dare il foraggio alle giovenche? Così ogni artigiano e ogni artista che passa la notte come il giorno: quelli che incidono incisioni per sigilli e con pazienza cercano di variare l’intaglio; pongono mente a ritrarre bene il disegno e stanno svegli per terminare il lavoro.
Così il fabbro siede davanti all’incudine ed è intento ai lavori del ferro: la vampa del fuoco gli strugge le carni e col calore del fornello deve lottare; il rumore del martello gli assorda gli orecchi, i suoi occhi sono fissi al modello dell’oggetto, è tutto preoccupato per finire il suo lavoro, sta sveglio per rifinirlo alla perfezione.
Così il vasaio seduto al suo lavoro gira con i piedi la ruota, è sempre in ansia per il suo lavoro; tutti i suoi gesti sono calcolati.
Con il braccio imprime una forma all’argilla, mentre con i piedi ne piega la resistenza; è preoccupato per una verniciatura perfetta, sta sveglio per pulire il fornello.
Tutti costoro hanno fiducia nelle proprie mani; ognuno è esperto nel proprio mestiere.
Senza di loro sarebbe impossibile costruire una città; gli uomini non potrebbero né abitarvi né circolare.
Ma essi non sono ricercati nel consiglio del popolo, nell’assemblea non hanno un posto speciale, non siedono sul seggio del giudice, non conoscono le disposizioni del giudizio.
Non fanno brillare né l’istruzione né il diritto, non compaiono tra gli autori di proverbi; ma sostengono le cose materiali, e la loro preghiera riguarda i lavori del mestiere.
Differente è il caso di chi si applica e medita la legge dell’Altissimo.
Egli indaga la sapienza di tutti gli antichi, si dedica allo studio delle profezie.
Conserva i detti degli uomini famosi, penetra le sottigliezze delle parabole, indaga il senso recondito dei proverbi e s’occupa degli enigmi delle parabole.
Svolge il suo compito fra i grandi, è presente alle riunioni dei capi, viaggia fra genti straniere, investigando il bene e il male in mezzo agli uomini.
Di buon mattino rivolge il cuore al Signore, che lo ha creato, prega davanti all’Altissimo, apre la bocca alla preghiera, implora per i suoi peccati.
Se questa è la volontà del Signore grande, egli sarà ricolmato di spirito di intelligenza, come pioggia effonderà parole di sapienza, nella preghiera renderà lode al Signore.
Egli dirigerà il suo consiglio e la sua scienza, mediterà sui misteri di Dio.
Farà brillare la dottrina del suo insegnamento, si vanterà della legge dell’alleanza del Signore.
Molti loderanno la sua intelligenza, egli non sarà mai dimenticato, non scomparirà il suo ricordo, il suo nome vivrà di generazione in generazione.
I popoli parleranno della sua sapienza, l’assemblea proclamerà le sue lodi.
Se vive a lungo, lascerà un nome più noto di mille altri, se egli muore, avrà già fatto abbastanza per sé.
Responsorio (Sir 39,5.6; Gc 1,5)
R. Il sapiente apre la bocca alla preghiera. * Se questa è la volontà del Signore grande, egli sarà ricolmato di spirito di intelligenza.
V. Se qualcuno di voi manca di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti generosamente.
R. Se questa è la volontà del Signore grande, egli sarà ricolmato di spirito di intelligenza.
P R O P R I O D E I S A N T I
Seconda Lettura
Omelia per l’inizio del pontificato del beato Giovanni Paolo II, papa
(22 ottobre 1978: A.A.S. 70 [1978], pp. 945-947)
Non abbiate paura! Aprite le porte a Cristo!
Pietro è venuto a Roma! Cosa lo ha guidato e condotto a questa Urbe, cuore dell’Impero Romano, se non l’obbedienza all’ispirazione ricevuta dal Signore? Forse questo pescatore di Galilea non avrebbe voluto venire fin qui. Forse avrebbe preferito restare là, sulle rive del lago di Genesareth, con la sua barca, con le sue reti. Ma, guidato dal Signore, obbediente alla sua ispirazione, è giunto qui!
Secondo un’antica tradizione, durante la persecuzione di Nerone, Pietro voleva abbandonare Roma. Ma il Signore è intervenuto: gli è andato incontro. Pietro si rivolse a lui chiedendo: «Quo vadis, Domine?» (Dove vai, Signore?). E il Signore gli rispose subito: «Vado a Roma per essere crocifisso per la seconda volta». Pietro tornò a Roma ed è rimasto qui fino alla sua crocifissione.
Il nostro tempo ci invita, ci spinge, ci obbliga a guardare il Signore e ad immergerci in una umile e devota meditazione del mistero della suprema potestà dello stesso Cristo.
Colui che è nato dalla Vergine Maria, il Figlio del falegname – come si riteneva –, il Figlio del Dio vivente, come ha confessato Pietro, è venuto per fare di tutti noi «un regno di sacerdoti».
Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato il mistero di questa potestà e il fatto che la missione di Cristo – Sacerdote, Profeta-Maestro, Re – continua nella Chiesa. Tutti, tutto il Popolo di Dio è partecipe di questa triplice missione. E forse in passato si deponeva sul capo del Papa il triregno, quella triplice corona, per esprimere, attraverso tale simbolo, che tutto l’ordine gerarchico della Chiesa di Cristo, tutta la sua «sacra potestà» in essa esercitata non è altro che il servizio, servizio che ha per scopo una sola cosa: che tutto il Popolo di Dio sia partecipe di questa triplice missione di Cristo e rimanga sempre sotto la potestà del Signore, la quale trae le sue origini non dalle potenze di questo mondo, ma dal Padre celeste e dal mistero della Croce e della Risurrezione.
La potestà assoluta e pure dolce e soave del Signore risponde a tutto il profondo dell’uomo, alle sue più elevate aspirazioni di intelletto, di volontà, di cuore. Essa non parla con un linguaggio di forza, ma si esprime nella carità e nella verità.
Il nuovo Successore di Pietro nella Sede di Roma eleva oggi una fervente, umile, fiduciosa preghiera: «O Cristo! Fa’ che io possa diventare ed essere servitore della tua unica potestà! Servitore della tua dolce potestà! Servitore della tua potestà che non conosce il tramonto! Fa’ che io possa essere un servo! Anzi, servo dei tuoi servi».
Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà!
Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera!
Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa «cosa è dentro l’uomo». Solo lui lo sa!
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna.
Responsorio
1 Ts 2, 4. 3
R.Non abbiate paura: il Redentore dell’uomo ha rivelato il potere della croce e ha dato per noi la vita! *Aprite, spalancate le porte a Cristo.
V.Siamo chiamati nella Chiesa a partecipare alla sua potestà.
R.Aprite, spalancate le porte a Cristo
Orazione
O Dio, ricco di misericordia, che hai chiamato il beato Giovanni Paolo II, papa, a guidare l’intera tua Chiesa, concedi a noi, forti del suo insegnamento, di aprire con fiducia i nostri cuori alla grazia salvifica di Cristo, unico Redentore dell’uomo. Egli è Dio.
R. Amen.
Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.