Informazioni Liturgiche
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- XXX
- Salterio
- II
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
28 ottobre
SANTI SIMONE E GIUDA
Apostoli
Festa
Prima Lettura
Dalla prima Lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo (4,1-16) Facciamoci imitatori dell’Apostolo come egli lo è di Cristo Fratelli, ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele. A me, però, poco importa di venir giudicato da voi o da un consenso umano; anzi, io neppure giudico me stesso, perché anche se non sono consapevole di colpa alcuna non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore! Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio.
Queste cose, fratelli, le ho applicate a modo di esempio a me e ad Apollo per vostro profitto perché impariate nelle nostre persone a stare a ciò che è scritto e non vi gonfiate d’orgoglio a favore di uno contro un altro. Chi dunque ti ha dato questo privilegio? Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come non l’avessi ricevuto? Già siete sazi, già siete diventati ricchi; senza di noi già siete diventati re. Magari foste diventati re! Così anche noi potremmo regnare con voi. Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo diventati spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo schiaffeggiati, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi.
Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il vangelo. Vi esorto dunque, fatevi miei imitatori! Responsorio
(Gv 15,15; Mt 13,12)
R. Non vi chiamo più servi, ma amici: *tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
V.A voi è dato di conoscere i misteri del regno: beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché odono:
R.Tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Seconda Lettura
Dai "Trattati sul vangelo di Giovanni" di sant’Agostino,
vescovo(Disc. 76,1-2)
Giuda domandò per qual motivo Gesù si sarebbe manifestato ai suoi discepoli e non al mondo
Leggendo o ascoltando il santo vangelo dalle interrogazioni dei discepoli e dalle risposte del maestro, anche noi impariamo insieme a loro quello che il maestro insegna. Ora, dopo che il Signore aveva detto: «Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete» (Gv 14,19), Giuda – non il traditore detto Iscariota, ma quello di cui abbiamo una lettera tra le Scritture divine – domandò: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?» (Gv 14,22). Mettiamoci anche noi come discepoli che lo interrogano e ascoltiamo insieme a loro la risposta del comune maestro. Giuda, l’apostolo santo, non il peccatore né il persecutore ma il seguace del Signore, chiede il motivo per cui tra poco il mondo non lo vedrà più, mentre essi al contrario lo vedranno. «Gli rispose Gesù: Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole» (Gv 14,23-24).
Ecco, troviamo esposto il motivo per cui si manifesterà ai suoi e non agli altri, che egli comprende sotto la denominazione di mondo: il motivo è che i suoi discepoli lo amano, mentre gli altri no. Si tratta dello stesso motivo che viene indicato nel salmo: «Giudica, mio Dio, e separa la mia causa dalla gente perversa» (Sal 42,1 Volg.). Coloro che lo amano vengono eletti perché lo amano, ma quelli che non l’amano, anche se parlassero le lingue degli uomini e degli angeli, sono come un bronzo che risuona, o un cembalo che tintinna; se avessero il dono della profezia e conoscessero tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessero tutta la pienezza della fede, così da trasportare le montagne, non sono nulla; e se distribuissero tutte le loro sostanze e dessero il loro corpo per essere bruciato, non gli gioverebbe a niente (Cfr. 1Cor 13,1-3).
L’amore fa distinguere i santi dal mondo; ed è quest’amore che li fa abitare unanimi in quella casa dove pongono la loro dimora il Padre e il Figlio; sono essi a comunicare l’amore a quelli cui in fine si manifesteranno apertamente.
Di questa manifestazione il discepolo interrogò il maestro, di modo che, non soltanto quelli che ascoltavano la parola del Signore dalla sua viva voce, ma anche noi, attraverso il suo vangelo, potessimo conoscere la sua risposta.
Giuda aveva chiesto della manifestazione del Cristo, e udì una risposta che parla dell’amore e della sua dimora in noi.
Esiste dunque una manifestazione interiore di Dio che gli empi non conoscono affatto: a essi, né il Padre, né lo Spirito Santo si manifestano mai.
Riguardo al Figlio, si è manifestato, è vero, ma solo nella carne. Questa manifestazione è ben diversa da quella interiore, e comunque per essi non dura sempre, ma per brevissimo tempo: sarà a scopo di giudizio e non di gaudio, di tormento e non di premio.
Responsorio
(Gv 6,45.44)
R.Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio: *Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me.
V.Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato.
R.Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me.
Vangelo
Dal vangelo secondo Luca (6,12-16)
(Testo CEI2008)
In quei giorni egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio.Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Terza Lettura
Dal "Commento sul vangelo di Giovanni"
di san Cirillo d’Alessandria, vescovo (Lib. 12,1)
Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi
Nostro Signore Gesù Cristo stabilì le guide, i maestri del mondo e i dispensatori dei suoi divini misteri. Volle inoltre che essi risplendessero come luminari e rischiarassero non soltanto il paese dei Giudei, ma anche tutti gli altri che si trovano sotto il sole e tutti gli uomini che popolano la terra. è verace perciò colui che afferma: «Nessuno può attribuirsi questo onore, se non chi è chiamato da Dio» (Eb 5,4). Nostro Signore Gesù Cristo ha rivestito gli apostoli di una grande dignità a preferenza di tutti gli altri discepoli.
I suoi apostoli furono le colonne e il fondamento della verità. Cristo afferma di aver dato loro la stessa missione che ebbe dal Padre. Mostrò così la grandezza dell’apostolato e la gloria incomparabile del loro ufficio, ma con ciò fece comprendere anche qual è la funzione del ministero apostolico.
Egli dunque pensava di dover mandare i suoi apostoli allo stesso modo con cui il Padre aveva mandato lui. Perciò era necessario che lo imitassero perfettamente e per questo conoscessero esattamente il mandato affidato al Figlio dal Padre. Ecco perché spiega molte volte la natura della sua missione. Una volta dice: «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» alla conversione (Mt 9,13). Un’altra volta afferma: «Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 6,38). Infatti «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui» (Gv 3,17).
Riassumendo perciò in poche parole le norme dell’apostolato, dice di averli mandati come egli stesso fu mandato dal Padre, perché da ciò imparassero che il loro preciso compito era quello di chiamare i peccatori a penitenza, di guarire i malati sia di corpo che di spirito, di non cercare nell’amministrazione dei beni di Dio la propria volontà, ma quella di colui da cui sono stati inviati e di salvare il mondo con il suo genuino insegnamento. Fino a qual punto gli apostoli si siano sforzati di segnalarsi in tutto ciò, non sarà difficile conoscerlo se si leggeranno anche solo gli Atti degli Apostoli e gli scritti di san Paolo.
Responsorio
(Gv 15,16.8)
R.Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, *e il vostro frutto rimanga.
V.In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto,
R.e il vostro frutto rimanga.