Informazioni Liturgiche
- Grado
- Feria
- Tempo
- ORDINARIO
- Settimana
- XXX
- Salterio
- II
- Ciclo / Biennale
- A / II
Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE
30a SETTIMANA
Anno Pari
Venerdi
Prima Lettura
Dal libro della Sapienza (6,1-27) Si deve amare la sapienza Ascoltate, o re, e cercate di comprendere; imparate, governanti di tutta la terra.
Porgete l’orecchio, voi che dominate le moltitudini e siete orgogliosi per il gran numero dei vostri popoli.
La vostra sovranità proviene dal Signore; la vostra potenza dall’Altissimo, il quale esaminerà le vostre opere e scruterà i vostri propositi; poiché, pur essendo ministri del suo regno, non avete governato rettamente, né avete osservato la legge né vi siete comportati secondo il volere di Dio.
Con terrore e rapidamente egli si ergerà contro di voi, poiché si compie un giudizio severo contro coloro che stanno in alto.
L’inferiore è meritevole di pietà, ma i potenti saranno esaminati con rigore.
Il Signore di tutti non si ritira davanti a nessuno, non ha soggezione della grandezza, perché egli ha creato il piccolo e il grande e si cura ugualmente di tutti.
Ma sui potenti sovrasta un’indagine rigorosa.
Pertanto a voi, o sovrani, sono dirette le mie parole, perché impariate la sapienza e non abbiate a cadere.
Chi custodisce santamente le cose sante sarà santificato e chi si è istruito in esse vi troverà una difesa.
Desiderate, pertanto, le mie parole; bramatele e ne riceverete istruzione.
La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l’ama e trovata da chiunque la ricerca.
Previene, per farsi conoscere, quanti la desiderano.
Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta.
Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni.
Essa medesima va in cerca di quanti sono degni di lei, appare loro ben disposta per le strade, va loro incontro con ogni benevolenza.
Suo principio assai sincero è il desiderio d’istruzione; la cura dell’istruzione è amore; l’amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità e l’immortalità fa stare vicino a Dio.
Dunque il desiderio della sapienza conduce al regno.
Se dunque, sovrani dei popoli, vi dilettate di troni e di scettri, onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre.
Esporrò che cos’è la sapienza e come essa nacque: non vi terrò nascosti i suoi segreti.
Seguirò le sue tracce fin dall’origine, metterò in luce la sua conoscenza, non mi allontanerò dalla verità.
Non mi accompagnerò con l’invidia che consuma, poiché essa non ha nulla in comune con la sapienza.
L’abbondanza dei saggi è la salvezza del mondo; un re saggio è la salvezza di un popolo.
Lasciatevi dunque ammaestrare dalle mie parole e ne trarrete profitto.
Responsorio (Sap 7,13.14; 3,11; 7,28)
R. Senza frode imparai e senza invidia io dono. * La sapienza è un tesoro inesauribile per gli uomini.
V. Chi disprezza la sapienza e la disciplina è infelice: nulla infatti Dio ama se non chi vive con la sapienza.
R. La sapienza è un tesoro inesauribile per gli uomini.
Seconda Lettura
Dalla lettera sulla "Vita contemplativa" del beato Guigo, certosino (Cc. 3,6-7)
Cercavo il tuo volto, Signore
La lettura cerca la dolcezza della vita beata, la meditazione la scopre, l’orazione la reclama, la contemplazione la gusta.
La lettura è come un cibo solido che si avvicina alla bocca, la meditazione lo mastica e lo spezza, l’orazione ne coglie il sapore e la contemplazione è quella stessa dolcezza che rallegra e ristora. La lettura è la scorza, la meditazione è la polpa, l’orazione consiste nella ricerca del desiderio, la contemplazione nel piacere della dolcezza conquistata.
L’anima dunque, vedendo che da sola non può giungere alla dolcezza tanto desiderata di conoscere Dio e di farne l’esperienza, e vedendo che quanto più «il suo cuore è un abisso» (Sal 63,7) tanto più Dio è esaltato, si umilia, si rifugia nella preghiera dicendo: Signore, che sei veduto solo dai puri di cuore, cerco, leggendo e meditando, quale sia la vera purezza del cuore e come potrò averla, affinché possedendola, anche solo in piccola parte, io ti possa conoscere.
Cercavo il tuo volto, Signore; il tuo volto, Signore io cerco (cfr. Sal 26,8); a lungo ho meditato nel mio cuore, e nella mia meditazione è cresciuto il fuoco, e il desiderio di conoscerti si è fatto più grande. Mentre spezzi per me il pane della Sacra Scrittura, nell’atto di spezzare il pane ti riconosco, e quanto più ti conosco tanto più desidero conoscerti non più nell’involucro della lettera, ma nella profondità dell’esperienza. Non chiedo tutto questo, Signore, per i miei meriti, ma per la tua misericordia. Confesso infatti di essere un’indegna peccatrice, «ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni» (Mt 15,27). Dammi perciò, Signore, la caparra dell’eredità futura, almeno una goccia della pioggia celeste che sia di refrigerio alla mia sete, perché brucio d’amore.
Con queste e simili ardenti invocazioni infiamma il suo desiderio, così mostra il suo affetto, con tali parole incantatrici chiama il suo sposo. E il Signore, che guarda i giusti e non solo ascolta le loro invocazioni, ma è attento ad esse, non aspetta che la supplica sia finita: interrompendo a metà la preghiera subito si precipita nell’anima che lo desidera, tutto cosparso della rugiada della celeste dolcezza e di profumi preziosissimi. Ricrea l’anima affaticata, affamata la ristora, arida l’inebria e le fa dimenticare le cose della terra; la vivifica facendola meravigliosamente morire nella dimenticanza di sé e inebriandola la rende sapiente.
Responsorio (Esd 8,22; Lam 3,25)
R. La potenza del Signore e la sua ira su quanti lo abbandonano. * La mano del nostro Dio è su quanti lo cercano, per il loro bene.
V. Buono è il Signore con chi spera in lui, con l’anima che lo cerca.
R. La mano del nostro Dio è su quanti lo cercano, per il loro bene.