Mercoledì 2026-11-25

Mercoledì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario | m

Tempo ORDINARIO
XXXIV
Salterio II
Ciclo A (II)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
ORDINARIO
Settimana
XXXIV
Salterio
II
Ciclo / Biennale
A / II

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 34a SETTIMANA Anno Pari Mercoledi Prima Lettura Dal libro del profeta Daniele (8,1-26) Visione del montone e del capro. Vittorie e sconfitte dei re greci Il terzo anno del regno del re Baldassar, io Daniele ebbi un’altra visione dopo quella che mi era apparsa prima. Quand’ebbi questa visione, mi trovavo nella cittadella di Susa, che è nella provincia dell’Elam e mi sembrava, in visione, di essere presso il fiume Ulai. Alzai gli occhi e guardai; ecco un montone, in piedi, stava di fronte al fiume. Aveva due corna alte, ma un corno era più alto dell’altro, sebbene fosse spuntato dopo. Io vidi che quel montone cozzava verso l’occidente, il settentrione e il mezzogiorno e nessuna bestia gli poteva resistere; né alcuno era in grado di liberare dal suo potere: faceva quel che gli pareva e divenne grande. Io stavo attento ed ecco un capro venire da occidente, sulla terra, senza toccarne il suolo: aveva fra gli occhi un grosso corno. Si avvicinò al montone dalle due corna, che avevo visto in piedi di fronte al fiume, e gli si scagliò contro con tutta la forza. Dopo averlo assalito, lo vidi imbizzarrirsi e cozzare contro di lui e spezzargli le due corna, senza che il montone avesse la forza di resistergli; poi lo gettò a terra e lo calpestò e nessuno liberava il montone dal suo potere. Il capro divenne molto potente; ma quando fu diventato grande, quel suo gran corno si spezzò e al posto di quello sorsero altre quattro corna, verso i quattro venti del cielo. Da uno di quelli uscì un piccolo corno, che crebbe molto verso il mezzogiorno, l’oriente e verso la Palestina: s’innalzò fin contro la milizia celeste e gettò a terra una parte di quella schiera e delle stelle e le calpestò. S’innalzò fino al capo della milizia e gli tolse il sacrificio quotidiano e fu profanata la santa dimora. In luogo del sacrificio quotidiano fu posto il peccato e fu gettata a terra la verità; ciò esso fece e vi riuscì. Udii un santo parlare e un altro santo dire a quello che parlava: «Fino a quando durerà questa visione: il sacrificio quotidiano abolito, la desolazione dell’iniquità, il santuario e la milizia calpestati?». Gli rispose: «Fino a duemilatrecento sere e mattine: poi il santuario sarà rivendicato». Mentre io, Daniele, consideravo la visione e cercavo di comprenderla, ecco davanti a me uno in piedi, dall’aspetto d’uomo; intesi la voce di un uomo, in mezzo all’Ulai, che gridava e diceva: «Gabriele, spiega a lui la visione». Egli venne dove io ero e, quando giunse, io ebbi paura e caddi con la faccia a terra. Egli mi disse: «Figlio dell’uomo, comprendi bene, questa visione riguarda il tempo della fine». Mentre egli parlava con me, caddi svenuto con la faccia a terra; ma egli mi toccò e mi fece alzare. Egli disse: «Ecco, io ti rivelo ciò che avverrà al termine dell’ira, perché la visione riguarda il tempo della fine. Il montone con due corna, che tu hai visto, significa il re di Media e di Persia; il capro è il re della Grecia; il gran corno, che era in mezzo ai suoi occhi, è il primo re. Che quello sia stato spezzato e quattro ne siano sorti al posto di uno, significa che quattro regni sorgeranno dalla medesima nazione, ma non con la medesima potenza di lui. Alla fine del loro regno, quando l’empietà avrà raggiunto il colmo, sorgerà un re audace, sfacciato e intrigante. La sua potenza si rafforzerà, ma non per potenza propria; causerà inaudite rovine, avrà successo nelle imprese, distruggerà i potenti e il popolo dei santi. Per la sua astuzia, la frode prospererà nelle sue mani, si insuperbirà in cuor suo e con inganno farà perire molti: insorgerà contro il principe dei principi, ma verrà spezzato senza intervento di mano d’uomo. La visione di sere e mattine, che è stata spiegata, è vera. Ora tu tieni segreta la visione, perché riguarda cose che avverranno fra molti giorni». Responsorio (Dn 3,44-45; cfr. Sir 36,2.7) R. Siano confusi quanti fanno il male ai tuoi servi, siano coperti di vergogna con tutta la loro potenza; e sia infranta la loro forza! * Sappiano che tu sei il Signore, l’unico Dio. V. Infondi il tuo timore sulle nazioni che non ti hanno cercato, affinché narrino le tue meraviglie. R. Sappiano che tu sei il Signore, l’unico Dio. Seconda Lettura Dall’"Omelia" di un autore del secondo secolo (Cc. 15,1–17,2) Convertiamoci al Signore che ci ha chiamati La norma che vi ho dato per una vita morigerata e santa non è da poco. Anzi è tale che se uno la mette in pratica non avrà da pentirsi, ma salverà se stesso e anche me che l’ho ammaestrato. è veramente guadagno non piccolo ricondurre sul cammino della salvezza un’anima che si era smarrita o perduta. E questo guadagno noi potremo presentarlo al Signore che ci ha creati, se chi parla e chi ascolta parla e ascolta con fede e carità. Restiamo saldi in ciò che crediamo, nella giustizia e nella santità, e preghiamo fiduciosamente Dio il quale ci dice: Mentre tu ancora parli, risponderò: Eccomi a te (cfr. Is 58,9). Questa espressione include una grande promessa, poiché ci fa intendere che è più pronto il Signore a dare, che noi a chiedere. Ma poiché siamo tutti partecipi di questa grande bontà, procuriamo di non invidiarci a vicenda i beni senza numero ricevuti dal Signore. Pensiamo quanta è la gioia che quelle parole arrecano alle anime operose. Ebbene altrettanta è l’amarezza di condanna che esse portano alle anime disobbedienti. Fratelli, prendiamo questa bella occasione per far penitenza, e mentre ne abbiamo tempo convertiamoci a Dio che ci ha chiamati e che è pronto ad accoglierci. Se lasceremo tutte le voluttà e non permetteremo che la nostra anima rimanga preda dei cattivi desideri, saremo partecipi della misericordia di Gesù. Sappiate intanto che già «viene il giorno» del giudizio «rovente come un forno» (Ml 3,19) e si dissolveranno in parte i cieli e tutta la terra, come piombo che si discioglie al fuoco (cfr. 2Pt 3,16) e allora si manifesteranno tutte le azioni degli uomini, quelle occulte e quelle già note. Pertanto buona cosa è l’elemosina come penitenza dei peccati. Il digiuno vale più della sola preghiera, ma l’elemosina conta più di ambedue, perché «la carità copre una moltitudine di peccati» (1Pt 4,8). La preghiera, fatta con animo puro, libera dalla morte, ma beato colui che è trovato perfetto mediante l’elemosina. Questa infatti libera dal peccato. Facciamo dunque penitenza con tutto il cuore, perché nessuno di noi perisca. Se noi abbiamo l’obbligo di richiamare altri dal culto degli idoli e di istruirli, quanto più dobbiamo impegnarci a salvare tutte le anime che già godono della vera conoscenza di Dio! Perciò aiutiamoci l’un l’altro, così da condurre al bene anche i deboli e salvarci tutti, migliorandoci per mezzo della correzione fraterna. Responsorio (Cfr. Gdt 8,17; Tt 2,12) R. Conservatevi nell’amore di Dio, * attendendo fiduciosi la salvezza del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna. V. Rinneghiamo l’empietà e i desideri mondani; viviamo con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, R. attendendo fiduciosi la salvezza del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna.