Domenica 2026-11-29

I Domenica di Avvento

Tempo AVVENTO
I
Salterio I
Ciclo B (I)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
AVVENTO
Settimana
I
Salterio
I
Ciclo / Biennale
B / I

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Ufficio delle Letture (Biennale)
PRIMA SETTIMANA DI AVVENTO DOMENICA Prima Lettura Dal libro del profeta Isaia (6,1-13) Vocazione di Isaia Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l’uno all’altro: «Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria». Vibravano gli stipiti delle porte alla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi: «Ohimé! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti». Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e mi disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato». Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!». Egli disse: «Va’ e riferisci a questo popolo: Ascoltate pure, ma senza comprendere, osservate pure, ma senza conoscere. Rendi insensibile il cuore di questo popolo, fallo duro d’orecchio e acceca i suoi occhi e non veda con gli occhi né oda con gli orecchi né comprenda con il cuore, né si converta in modo da esser guarito». Io dissi: «Fino a quando, Signore?». Egli rispose: «Finché non siano devastate le città, senza abitanti, le case senza uomini e la campagna resti deserta e desolata». Il Signore scaccerà la gente e grande sarà l’abbandono nel paese. Ne rimarrà una decima parte, ma di nuovo sarà preda della distruzione come una quercia e come un terebinto, di cui alla caduta resta il ceppo. Progenie santa sarà il suo ceppo. Responsorio (Es 4,13; Sal 79,2) R. Perdonami, Signore: manda chi vuoi mandare, vedi l’afflizione del tuo popolo; *così come hai detto, vieni a liberarci. V. Tu, pastore d’Israele, ascolta, tu che guidi Giuseppe come un gregge, tu che siedi sui cherubini, R. così come hai detto, vieni a liberarci. Seconda Lettura Dai "Discorsi" di sant’Aelredo, abate (Disc. 1 per l’Avvento) L’avvento ci ricorda la duplice venuta del Signore Questo tempo felice che noi chiamiamo «Avvento del Signore», presenta alla nostra meditazione un doppio motivo di gioia, perché duplice è il dono che ci porta. L’avvento ci ricorda una duplice venuta del Signore: quella dolcissima per lungo tempo attesa e desiderata ardentemente da tutti i padri, nella quale «il più bello tra i figli dell’uomo» (Sal 44,3), «il Desiderato da tutte le genti» (Ag 2,8 Volg.), il Figlio di Dio, rese manifesta in questo mondo la sua visibile presenza nella carne, quando venne sulla terra a salvare i peccatori; e poi la venuta che dobbiamo ancora aspettare con sicura speranza, quando lo stesso Signore nostro, apparso dapprima sotto il velo della nostra umanità, apparirà fulgente nella sua gloria, come canta il salmo: «Viene il nostro Dio» (Sal 49,3). La sua prima venuta fu conosciuta da pochi giusti; nella seconda egli si manifesterà con piena evidenza ai giusti e ai reprobi, come insinua chiaramente il profeta: «Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!» (cfr. Is 52,10). Il giorno che celebreremo fra poco in memoria della sua natività ce lo presenta nato, e particolarmente ci richiama il giorno e l’ora della sua venuta nel mondo; questo tempo invece che stiamo celebrando in precedenza ci fa ricordare il Desiderato, cioè il desiderio dei santi padri che vissero prima della sua nascita. Molto giustamente la Chiesa ha disposto che in questo tempo si leggano le parole e si ricordino i desideri di coloro che precedettero il primo avvento del Signore. E noi non celebriamo questa attesa soltanto per un giorno, ma per un tempo piuttosto lungo; perché è un fatto di esperienza che le cose vivamente desiderate, se devono essere attese per un certo tempo, ci sono più dolci quando ciò che amiamo si fa presente. Sta a noi, perciò, fratelli carissimi, seguire gli esempi dei santi padri, coltivare in noi stessi i loro desideri, e così accendere nelle nostre anime l’amore e l’attesa di Cristo. La celebrazione di questo tempo fu istituita appunto per farci riflettere sulla fervente attesa dei nostri padri per la prima venuta del Signore, e perché impariamo dal loro esempio a desiderare grandemente la sua venuta. Ripensiamo quanti beni ci donò il Signore col suo primo avvento; e come ce ne darà di molto più grandi col secondo. Questa considerazione ci porti ad amare molto il mistero della sua nascita e a desiderare molto la sua seconda venuta. E se non abbiamo tale buona coscienza che osi desiderare l’ora in cui Cristo tornerà, dobbiamo almeno temerla, e per tale timore correggerci dei nostri vizi. Perché, se accade che ora non possiamo non temere, almeno non abbiamo a temere quando egli verrà, ma possiamo allora sentirci tranquilli. Responsorio (Cfr. Ger 31,10) R. Ascoltate la parola del Signore, popoli, annunziatela sino ai punti estremi della terra, *e alle isole lontane dite: Viene il nostro Salvatore! V. Portate l’annunzio e diffondete la notizia, parlate e gridate; R. e alle isole lontane dite: Viene il nostro Salvatore!