Mercoledì 2026-12-09

Mercoledì della II settimana di Avvento | m

Tempo AVVENTO
II
Salterio II
Ciclo B (I)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
AVVENTO
Settimana
II
Salterio
II
Ciclo / Biennale
B / I

Azioni

Gestisci i metadati o i testi di questo giorno liturgico.

Modifica Contenuti
Ufficio delle Letture (Biennale)
2a SETTIMANA Anno dispari Mercoledi Prima Lettura Dal libro di Rut (1,1-22) Fedeltà di Rut Al tempo in cui governavano i giudici, ci fu nel paese una carestia, e un uomo di Betlemme di Giuda emigrò nella campagna di Moab, con la moglie e i suoi due figli. Quest’uomo si chiamava Elimèlech, sua moglie Noemi e i suoi figli Maclon e Chilion; erano Efratei di Betlemme di Giuda. Giunti nella campagna di Moab, vi si stabilirono. Poi Elimèlech, marito di Noemi, morì ed essa rimase con i due figli. Questi sposarono donne di Moab, delle quali una si chiamava Orpa e l’altra Rut. Abitavano in quel luogo da circa dieci anni, quando anche Maclon e Chilion morirono tutti e due e la donna rimase priva dei suoi figli e del marito. Allora si alzò con le sue nuore per andarsene dalla campagna di Moab, perché aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il suo popolo dandogli pane. Partì dunque con le due nuore da quel luogo e mentre era in cammino per tornare nel paese di Giuda, Noemi disse alle due nuore: «Andate, tornate ciascuna a casa di vostra madre; il Signore usi bontà con voi, come voi avete fatto con quelli che sono morti e con me! Il Signore conceda a ciascuna di voi di trovare riposo in casa di un marito». Essa le baciò, ma quelle piansero ad alta voce e le dissero: «No, noi verremo con te al tuo popolo». Noemi rispose: «Tornate indietro, figlie mie! Perché verreste con me? Ho io ancora figli in seno che possano diventare vostri mariti? Tornate indietro, figlie mie, andate! Io sono troppo vecchia per avere un marito. Se dicessi: Ne ho speranza, e se anche avessi un marito questa notte e anche partorissi figli, vorreste voi aspettare che diventino grandi e vi asterreste per questo dal maritarvi? No, figlie mie; io sono troppo infelice per potervi giovare, perché la mano del Signore è stesa contro di me». Allora esse alzarono la voce e piansero di nuovo; Orpa baciò la suocera e partì, ma Rut non si staccò da lei. Allora Noemi le disse: «Ecco, tua cognata è tornata al suo popolo e ai suoi dèi; torna indietro anche tu, come tua cognata». Ma Rut rispose: «Non insistere con me perché ti abbandoni e torni indietro senza di te; perché dove andrai tu andrò anch’io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch’io e vi sarò sepolta. Il Signore mi punisca come vuole, se altra cosa che la morte mi separerà da te». Quando Noemi la vide così decisa ad accompagnarla, cessò di insistere. Così fecero il viaggio insieme finoi a Betlemme. Quando giunsero a Betlemme, tutta la città s’interessò di loro. Le donne dicevano: «è proprio Noemi». Essa rispondeva: «Non mi chiamate Noemi, chiamatemi Mara, perché l’Onnipotente mi ha tanto amareggiata! Io ero partita piena e il Signore mi fa tornare vuota. Perché chiamarmi Noemi, quando il Signore si è dichiarato contro di me e l’Onnipotente mi ha resa infelice?». Così Noemi tornò con Rut, la Moabita, sua nuora, venuta dalle campagne di Moab. Esse arrivarono a Betlemme quando si cominciava a mietere l’orzo. Responsorio (Gl 3,5;Am 9,11-12) R. Sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà la salvezza e anche per i superstiti *che il Signore avrà chiamato. V. Rialzerò la tenda di Davide che è caduta, la ricostruirò come ai tempi antichi, perché conquistino il resto di Edom e tutte le nazioni R. che il Signore avrà chiamato. Seconda Lettura Dal "Commento sul profeta Isaia" di san Cirillo d’Alessandria, vescovo (Lib. 4) Tutta la terra è piena della sua gloria Nuovo è l’inno, o il cantico, proporzionato alla novità dell’evento: «Se uno è in Cristo, è creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove» (2Cor 5,17). Gli Israeliti furono riscattati dalla tirannide degli Egiziani sotto la guida del sapientissimo Mosè: furono liberati dalla fatica dei mattoni e delle vane occupazioni terrene, dal rigore spietato dei sovrintendenti, dalla crudeltà del faraone; camminarono in mezzo al mare, furono nutriti con la manna del deserto, bevvero l’acqua sgorgata dalla rupe, passarono il Giordano a piede asciutto, entrarono nella terra promessa. Ma l’avventura nostra è totalmente nuova, incomparabilmente più fortunata dell’antica. Siamo stati emancipati da una servitù non materiale ma spirituale, e liberati da ogni macchia di naturale cupidigia anziché dalle occupazioni della vita terrena; non siamo sfuggiti agli ispettori egiziani dei lavori, né a un tiranno empio e spietato, uomo come noi, ma ai maligni e sozzi demòni che ci spingono al peccato, e a Satana, capo di simile gregge. Abbiamo attraversato come un mare i flutti della vita presente, e la sua folla, e il suo vano tumultuare. Abbiamo mangiato la manna dell’anima e dell’intelletto, il pane del cielo che dà la vita al mondo; abbiamo bevuto l’acqua sgorgante dalla roccia, dai ruscelli di Cristo, spirituali, sovrabbondanti e deliziosi. Abbiamo passato il Giordano, ricevendo per divina degnazione il santo battesimo. Siamo entrati nella terra promessa, degna dei santi, che il Salvatore stesso ricorda dicendo: «Beati i miti, perché erediteranno la terra» (Mt 5,5). Per tali eventi nuovi conveniva che dal regno, cioè dai sudditi obbedienti, salisse il canto di un inno nuovo; e l’inno, cioè una degna glorificazione doveva essere cantato non nella sola regione dei Giudei, ma da un confine all’altro della terra, cioè in tutto il mondo. Un tempo Dio era conosciuto nella Giudea e il suo nome era grande nel solo Israele. Ma dopo che siamo stati chiamati da Cristo alla conoscenza della verità, il cielo e la terra sono pieni della sua gloria. Così canta anche il Salmista: «Della sua gloria sia piena tutta la terra» (Sal 71,19). Responsorio (Cfr. Is 49,13; 66,10) R. Gridate di gioia, o monti, *perché la luce del mondo, il Signore, viene con potenza. V. Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa quanti l’amate. R. Perché la luce del mondo, il Signore, viene con potenza.