Giovedì 2026-12-17

Feria di Avvento (Dicembre 17)

Tempo AVVENTO
III
Salterio III
Ciclo B (I)

Informazioni Liturgiche

Grado
Feria
Tempo
AVVENTO
Settimana
III
Salterio
III
Ciclo / Biennale
B / I

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Ufficio delle Letture (Biennale)
BIENNALE 17 DICEMBRE Anno Dispari Prima Lettura Dal libro del profeta Isaia (40,1-11) Consolazione di Gerusalemme «Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che è finita la sua schiavitù, è stata scontata la sua iniquità, perché ha ricevuto dalla mano del Signore doppio castigo per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in pianura. Allora si rivelerà la gloria del Signore e ogni uomo la vedrà, poiché la bocca del Signore ha parlato». Una voce dice: «Grida» e io rispondo: «Che dovrò gridare?». Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua gloria è come un fiore del campo. Secca l’erba, il fiore appassisce quando il soffio del Signore spira su di essi. Secca l’erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura sempre. Veramente il popolo è come l’erba. Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie in Sion; alza la voce con forza, tu che rechi liete notizie in Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annunzia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, con il braccio egli detiene il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e i suoi trofei lo precedono. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore madri». Responsorio (Is 40,2; Zc 1,16.17) R. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridate: *è finita la sua schiavitù, è stata scontata la sua iniquità. V. Io di nuovo mi volgo con compassione a Gerusalemme; il Signore avrà ancora pietà di Sion ed eleggerà ancora Gerusalemme; R. è finita la sua schiavitù, è stata scontata la sua iniquità. Seconda lettura Dal "Commento sul profeta Isaia" di san Cirillo d’Alessandria, vescovo (Lib. 4, disc. 2) Dio Padre lo ha fatto essere per noi misericordia e giustizia Nel precedente discorso fu detto ampiamente di Ciro, re dei Persiani e dei Medi, che devastò la regione di Babilonia, la distrusse con la forza, mitigò in quel paese la schiavitù d’Israele e ne allentò le catene, fece costruire il tempio di Gerusalemme, e fu spinto alla lotta contro i Caldei, mosso da Dio stesso, che gli «ha infranto le porte di bronzo e ha spezzato le sbarre di ferro» (Sal 106,16; Is 45,2). Quella narrazione aveva per oggetto un argomento limitato: soltanto gli appartenenti alla stirpe degli Israeliti dovevano essere messi in una condizione di tranquillità e liberati dalle angustie della schiavitù. Ma poi il discorso acquista tutta la sua importanza cominciando a trattare dello stesso Emmanuele, mandato da Dio Padre a predicare ai prigionieri la libertà e la vista ai ciechi, a strappare dal male coloro che, senza scampo, erano stretti in catene dai loro peccati, ad attirare nuovamente a sé tutti gli uomini della terra, liberati dalla tirannide del demonio, riportandoli per suo mezzo a Dio Padre. Egli divenne il Mediatore fra Dio e gli uomini; per lui siamo riconciliati col Padre in un solo Spirito e, secondo le Scritture, egli è la nostra pace: egli stesso restaurò le cose divine, cioè il suo tempio che è la Chiesa, al fine di farsela comparire davanti come vergine pura, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata (cfr. Ef 5,27). Perciò è facile riconoscere in Ciro e nelle sue gesta una figura dei divini e mirabili benefici concessi da Dio a tutti gli uomini della terra. E questo il fine per cui tali gesta furono ricordate. Si rallegri dunque il cielo, cioè coloro che stanno nella città superna, in una dimora di luce e di gloria, gli angeli e gli arcangeli! Diciamo che la conversione a Dio degli uomini traviati per mezzo di Cristo, Salvatore di tutti noi, la vista resa ai ciechi, in una parola la salvezza di tanti perduti, fu motivo di gioia anche per gli spiriti celesti. Infatti, se essi godono per un solo peccatore che si pente, come dubitare che godano e si rallegrino nel vedere salvato tutto il mondo? Per questo è detto: «Stillate, cieli, dall’alto, e le nubi facciano piovere la giustizia» (Is 45,8). Noi diciamo che la misericordia è l’amore, perfezionamento della legge, unito alla giustizia evangelica, della quale si è fatto per noi donatore e maestro Cristo stesso. Si può anche dire che la misericordia e la giustizia, che nascono e germogliano dalla terra, sono lo stesso Signore nostro Gesù Cristo. Poiché Dio Padre lo ha fatto essere per noi misericordia e giustizia, se è vero che abbiamo ottenuto in lui misericordia e, giustificati con il perdono delle colpe passate, abbiamo ricevuto da lui la giustizia che può renderci eredi di tutti i beni, ed è la via della nostra salvezza. Ma se è comandato alla terra di far germogliare la giustizia, nessuno si stupisca pensando che il salmista dice anche di Dio Padre e dello stesso Emmanuele: «Ha operato la salvezza nella nostra terra» (Sal 73,12). Il Cristo non ha portato a noi la sua umanità dall’alto dei cieli, ma è nato secondo la carne da una donna, una di queste che sono sulla terra. Quando appunto si dice che egli è frutto e germoglio della terra, intendi che è nato secondo la carne da una donna, elevata a questa missione sebbene appartenente a questa terra. Responsorio (Sal 95,11; Is 49,13; Sal 71,7) R. Gioiscano i cieli, esulti la terra, gridate di gioia, o monti; *perché il Signore consola il suo popolo e ha pietà dei suoi miseri. V. Nei suoi giorni fiorirà la giustizia e abbonderà la pace, R. perché il Signore consola il suo popolo e ha pietà dei suoi miseri.